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L’ASSOCIAZIONISMO DELLE SCUOLE

Dal sito www.governarelascuola.it
E’ impossibile per chi scrive essere “oggettivo” parlando di associazionismo delle scuole; le vicende che si andranno ad analizzare lo hanno infatti visto protagonista, dall’inizio fino ad oggi.

Questo articolo costituisce quindi una testimonianza, dove si cerca di adottare un punto di vista che in Antropologia Culturale viene chiamato di “osservazione partecipante”: essere dentro il fenomeno e nel contempo descriverlo e studiarlo, usando gli strumenti delle scienze sociali.
A maglie molto larghe, è quello che si cercherà di fare in questo articolo, con il vantaggiato che scrive è ormai fuori dai giochi, per cui un pochino di oggettività in più è possibile raggiungerla.
La nascita dell’associazionismo
Sin dalla promulgazione della legge 59/1997 e del D.Lgs 275/1999 è apparso chiaro che l’autonomia scolastica rischiava di nascere appesa un filo, senza un riferimento territoriale che le permettesse di interloquire con i molteplici soggetti cointeressati alla gestione del servizio di istruzione.
Questi ragionamenti chi scrive ha incominciato a svilupparli all’interno del Consiglio Scolastico Provinciale di Roma; gli organi collegiali territoriali possono sembrare oggi veramente cose di altri tempi, anche se in teoria dovrebbero esistere ancora seppure in forma diversa, basti leggere l’attuale Regolamento del MIUR (Art. 8, comma 2 del DPR 17/2009) e il CNPI in effetti è ancora funzionante, per effetto di un’infinità di proroghe.
Gli OO.CC. territoriali davano una voce alla scuola, sia pure nella forma corporativa della rappresentanza allora imperante; se ripensiamo alle lunghe procedure per la definizione dei piani di dimensionamento di quei tempi, ai diversi soggetti che venivano coinvolti, si può senz’altro dire che si trattava di procedure estremamente democratiche messe a confronto con quanto sta succedendo in questi giorni in merito alla ridefinizione della rete scolastica che deve concludersi entro il mese corrente.
Il punto di partenza della nostra riflessione fu comunque fu proprio il superamento della rappresentanza per componenti, andava creato qualcosa che desse rappresentanza alla scuola in quanto istituzione autonoma.
Apparve subito evidente che un appiglio normativo esisteva: l’art. art. 7 del D.Lgs 275/1999 che istituisce le reti di scuole.
La rete permetteva alle scuole di uscire dall’isolamento, di passare da una congerie di isole/monadi separate l’una dall’altra ad un arcipelago ricco di reciproci contatti ed interscambi.
Anche la rete, però, era un’espressione di autonomia funzionale, una logica espansione dell’autonomia scolastica intesa come auto-organizzazione nella gestione del servizio di istruzione; si pose subito il problema della natura giuridica della “Rete”, di come dargli un solido fondamento che le permettesse di essere presente a tutto campo sul territorio, di interloquire con le altre istituzioni da pari a pari.
La cosa era del tutto nuova, non si sapeva veramente dove ancorarsi; l’esempio poteva venire dalle Regioni e dagli EE.LL. che, in forma associata, hanno acquisito una valenza politica che singolarmente non avrebbero mai avuto. Ma come fare?
Ad un dirigente scolastico del XVI Distretto Scolastico di Roma, dove la discussione era iniziata da diverso tempo coinvolgendo pressoché tutti i Capi di Istituto del territorio, venne in mente di seguire la via più tradizionale: porre un quesito all’Avvocatura dello Stato.
La risposta dell’Avvocatura ha fornito la base giuridica per la costituzione delle Associazioni di Scuole, dato che ha individuato appunto nella forma giuridica dell’associazione di diritto privato la veste giuridica migliore per formalizzare su solide basi la semplice “Rete di servizio” prevista dal D.Lgs 275/1999.
Se si passa dalla forma giuridica ai contenuti, l’associazionismo delle scuole è partito da un’esigenza di “mutuo soccorso”, in termini più elevati dall’esigenza di creare sinergie tra le scuole al fine di migliorare l’offerta formativa; subito però è emersa anche un’esigenza più alta, quella di dare rappresentanza istituzionale alle scuole autonome.
A tal proposito, si riporta l’apertura della Relazione tenuta da chi scrive alla prima Assemblea Plenaria dell’ASAL:
“Su tutto il territorio nazionale si stanno sviluppando forme di associazionismo di varia natura tra scuole autonome: reti, associazioni, consorzi. Esse hanno finalità, forme giuridiche e dimensioni molto diverse tra di loro, ma tutte esprimono il bisogno di far uscire le scuole dall’isolamento, percorrendo l’unica strada possibile: quella associativa.
Bisogna valutare se questo fenomeno esprima solo una semplice esigenza di “mutuo soccorso” tra le scuole, oppure qualcosa di più profondo: la volontà e la necessità di essere presenti in quanto soggetti autonomi sulla scena sociale, politica ed istituzionale.”
Ultimo passaggio: a che livello territoriale collocare l’Associazione di scuole? Fermo restando che reti, associazioni e consorzi di servizio potevano essere collocati ai più diversi livelli territoriali, da quello distrettuale a quello nazionale, a seconda delle diverse esigenze, se si voleva dare una rappresentanza istituzionale alle scuole non ci si poteva collocare che a livello regionale, data la riforma del Titolo V appena approvata.
Il 16 maggio 2001 è così nata la prima ASA (Associazione di Scuole Autonome), quella del Lazio, denominata appunto Associazione delle Scuole Autonome del Lazio-ASAL.
Chi scrive, fu designato come primo Presidente Provvisorio; è pur vero che ci sentivamo forti del parere dell’Avvocatura dello Stato, ma alla fin fine non eravamo molto sicuri della reale portata di quello che stavamo facendo, per cui la sede legale dell’ASAL fu fissata presso...l’abitazione privata del Presidente Provvisorio, non sapendo bene dove collocarla.
Il passaggio al livello nazionale.
Il livello regionale era però per noi solo il primo livello, era necessario stabilire una rappresentanza delle scuole autonome anche a livello nazionale.
Nello Statuto dell’ASAL era previsto che l’Associazione del Lazio si facesse promotrice della costituzione di altre ASA nelle diverse Regioni e soprattutto della costituzione di una rappresentanza di livello nazionale.
In effetti, per iniziativa di quattro ASA regionali (Lazio, Campania, Abruzzo e Puglia) il 27 luglio 2001 fu costituita la FNASA-Federazione Nazionale delle Associazioni delle Scuole Autonome.
Fu scelta la forma della Federazione perché si voleva mantenere l’ispirazione autonomistica: come le scuole autonome danno vita ad Associazioni territoriali, queste si uniscono a livello nazionale in forma di federazione delle diverse realtà regionali.
A livello di sede legale si fece un bel salto di qualità: la sede dell’ANCI, in via dei Prefetti a Roma; non si trattava però di un riconoscimento politico, ma della sensibilità personale dell’allora Segretario Generale dell’Anci, oggi Presidente della Provincia di Rieti.
Il passaggio a livello nazionale ha comportato una mutazione profonda nella costruzione dell’Associazionismo delle Scuole; si passò da un’azione spontanea dal basso ad una egemonizzata da una precisa associazione sindacale, la Fnasa fu di fatto costituita sotto l’egida dell’Anp, che sin dal Congresso del 1999 aveva individuato nell’associazionismo delle scuole un punto importante della sua azione associativa.
Si poteva scegliere un’altra strada? Certo, si poteva continuare con l’azione dal basso, ma come riuscire ad essere presenti in tutte le Regioni, per poi passare al livello nazionale?
Chi scrive e coloro che parteciparono a quella prima fase fondativa si muovevano nell’alveo del binomio “Autonomia e Dirigenza”, per cui, pur provenendo da esperienze diverse, trovarono naturale appoggiarsi all’Anp per cercare di fare il salto di qualità, dallo spontaneismo di livello locale ad una forte struttura di livello nazionale.
Del resto, nonostante molti tentativi, non fu possibile coinvolgere i sindacati confederali, salvo che in Piemonte, dove l’Asapi nacque con l’accordo di tutte le forze sindacali; solo in Lombardia sono nate della realtà associative molto forti al di fuori dell’influenza sindacale.
Perché questa insistenza sul ruolo dei sindacati? Perché in Italia tutto quello che si muove nella scuola non può prescindere dai sindacati, allora come oggi; questa è la realtà, anche se il pansindacalismo non è mai piaciuto a chi scrive; vedremo se le vicende degli ultimi anni che hanno senz’altro indebolito i sindacati apriranno la strada ad altre forze associative, per non parlare delle forze politiche che dovrebbero riappropriarsi del loro ruolo, nel senso naturalmente di una politica con la P maiuscola.
La crisi dell’associazionismo delle scuole
Comunque, oltre alla Fnasa, furono costituite ASA in tute le Regioni; alcune si rivelarono subito un bluff, altre si consolidarono nei loro territori e a tutt’oggi sono un punto di riferimento per le scuole autonome, forse negli ultimi anni il più importante, se non l’unico.
A livello nazionale, non si è andati invece molto avanti, la Fnasa non è riuscita ad affermare la presenza dell’autonomia scolastica nello scenario politico e sociale italiano; del resto, come ben sappiamo, il processo autonomistico si è sostanzialmente bloccato nel 2001.
Va anche detto che ben presto si è fatta sentire l’ambivalenza originale, tra autonomia e tutela sindacale, fino ad arrivare nel 2007 ad una spaccatura della Fnasa dovuta a motivi che con l’associazionismo delle scuole non hanno nulla a che fare.
Oggi sembra che tutto si sia fermato; anche l’Anp nell’ultimo congresso ha di fatto cantato il De Profundis all’associazionismo delle scuole.
Come detto, esistono però diverse Associazioni regionali forti e ben radicate; chi scrive è convinto che sia possibile e necessario ricominciare a lavorare per dare una rappresentanza nazionale delle scuole autonome, possibilmente ripartendo da quanto di buono, seppur poco, fatto in passato.

Pietro Perziani, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; ,
past presidente della FNASA
Dal sito www.governarelascuola.it

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