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Letterina ASASI n 309 del 2 febbraio 2012

E' in distribuzione la Letterina ASASI n 309 del 2 febbraio 2012 nel formato open document  Letterina n. 309 - 2 febbraio 2012 formato open document (.odt). Qualora non riuscisse ad aprire la Letterina in tale formato, con il seguente link è possibile scaricare la letterina in formato pdf  Letterina n. 309 - 2 febbraio 2012 formato PDF (.pdf)  o in formato word 2003 (senza formattazioni e immagini) contenuta in un file .zip Letterina n. 309 - 2 febbraio 2012 formato word 2003 (.doc)

 

Sommario

   

EDITORIALE  

 

UN MANIFESTO DELLE SCUOLE PER LA SCUOLA

Giuseppe Luca

Si tratta di un avvenimento indicativo perché non sarà più una semplice “vox clamantis in deserto”, ma il risultato della riflessione corale di alcune scuole che, messe insieme, vogliono far pesare la loro voce, per rompere una consolidata triste abitudine italiana che permette a chiunque di parlare di scuole, ma non alle scuole. 

 

 

ATTIVITÀ asasi

 

MANIFESTO DELLE SCUOLE PER LA SCUOLA

ASASi

Pubblichiamo la proposta che sarà presentata il 14 di questo mese alla riunione delle scuole autonome.

 

MIUR, INCONTRO DEL 25 GENNAIO: VALORIZZA 2 E VALES

Roberto Tripodi

Il 25 gennaio siamo stati invitati al MIUR, come FNASA, a esprimere un parere sui progetti di valutazione del personale e delle scuole, molto richiesti all’Italia dall’UE.

 

TRA FORCONI E CENTRI SOCIALI LA BARBARIE AVANZA

Redazione

A Napoli, il 20 gennaio, il professor Pietro Ichino, senatore del Pd, è stato contestato da studenti dei collettivi di estrema sinistra ed aderenti ai Centri sociali all’Università Federico II di Napoli, dove era in programma la presentazione del suo ultimo libro.

 

 

RIcordI

 

RICORDO DI SCALFARO: LA CAREZZA DEL PRESIDENTE

Giuseppe Adernò

Sempre dolce, sorridente, affettuoso e paterno. Così si presentava il presidente Oscar Luigi Scalfaro negli incontri ufficiali e spesso si fermava ad accarezzare i bambini, con una gestualità paterna e affettuosa che conquistava tutti.

 

 

NOTIZIE

 

ENTRO IL 14 FEBBRAIO 2012 GLI RSPP E ASPP DOVRANNO AVER CONCLUSO IL PERCORSO FORMATIVO

Carmelo Pezzella

Come previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006 entro il 14 febbraio 2012 gli RSPP e ASPP che hanno usufruito del regime transitorio dovranno aver terminato il percorso formativo quinquennale di aggiornamento.

 

IL CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI

Redazione

Abruzzo, Lombardia, Molise, Puglia e Campania sono le regioni che al momento hanno dato l’esempio di buone pratiche pubblicando i criteri di valutazione delle prove scritte del Concorso a dirigente deliberati dalle Commissioni d’esame prima dell’inizio delle operazioni medesime.

 

AMBASCIATORI DELLA MEMORIA

Giuseppe Adernò

Grande emozione e visibile compenetrazione nei volti dei duecento studenti di tutta Italia che hanno partecipato al Quirinale alle celebrazioni della “giornata della memoria”.

 

 

AGGIORNAMENTO

 

GISCEL: L’ITALIANO PER CAPIRE E PER STUDIARE - EDUCAZIONE LINGUISTICA E OLTRE

Redazione

Il GISCEL, Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica costituito in seno alla Società di Linguistica Italiana, organizza il XVII Convegno Nazionale L’italiano per capire e per studiare - Educazione linguistica e oltre. Il Convegno si terrà a Reggio Emilia nei giorni 12 - 13 - 14 aprile 2012, presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, viale Allegri 9.

 

 

RIFLESSIONI

 

IL PRECARIATO NELLA SCUOLA

Andrea Ichino

Un qualsiasi datore di lavoro cui sia permesso di assumere solo a tempo indeterminato ma fronteggi una domanda variabile per i servizi o beni che produce, come può pagare i suoi dipendenti (che non possono essere licenziati) nei periodi in cui la domanda è bassa e quindi il datore di lavoro ha bisogno di meno dipendenti?

 

 

PROBLEMI SINDACALI

 

“LE RSU UNA PAGLIACCIATA”

Salvatore Indelicato

Trattare la scuola, comunità educante per vocazione, come se fosse un pastificio o una segheria dove bisogna eleggere una rappresentanza sindacale per contrastare il padroncino equiparato in questo caso con il dirigente scolastico, è un’idiozia che solo alla concezione vetero sindacale del nostro paese poteva venire in mente.

 

RETRIBUZIONI DEI DIRIGENTI FORSE NON TUTTI SANNO CHE …

Ettore Acerra

Nella giungla retributiva che caratterizza la categoria dei Dirigenti Scolastici, è molto difficile orientarsi.

 

 

ULTIMORA!!!

 

INTERVISTA A FRANCESCO II DI BORBONE

Roberto Tripodi

Alla seduta spiritica dell’ASASi di questa settimana, tenuta necessariamente al MIUR, alla presenza del dott. Biondi e del dott. Chiappetta, è apparso Francesco II di Borbone, detto Franceschiello.

 

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EDITORIALE

 

UN MANIFESTO DELLE SCUOLE PER LA SCUOLA

 

Il susseguirsi incalzante degli interventi legislativi sulla scuola in questi ultimi trenta anni, più che qualificare le nostre istituzioni educative, sembra aver raggiunto un duplice effetto negativo: il blocco del cambiamento e la convinzione, negli addetti ai lavori, che ai suoi mali non si possa porre alcun rimedio.

La scuola, purtroppo, è diventata terreno di scontro politico per cui ciascuno dei governi che si sono succeduti è corso a cancellare subito le riforme prodotte da quello precedente.

Eppure la scuola, poiché risorsa strategica della Nazione, non dovrebbe essere nelle disponibilità di una sola parte politica, ma dovrebbe esigere un accordo bipartisan per consentire di attuare le riforme funzionali all’inserimento della scuola del nostro Paese nel circuito della globalità, pronta a dare risposte adeguate alle esigenze d’istruzione e formazione provenienti dal territorio di riferimento.

Le associazioni delle scuole autonome, attente a questi fenomeni d’impoverimento delle nostre istituzioni per l’assenza di adeguati interventi legislativi, hanno sentito il bisogno/dovere di far sentire la loro voce e hanno indetto una riunione per il 14 di questo mese.

Per l’occasione abbiamo preparato “un manifesto delle scuole per la scuola (ne pubblichiamo la bozza) che vogliamo proporre a tutte le scuole italiane per la scuola del nostro Paese, la scuola reale, quella che magari non fa notizia, quella che ha garantito un servizio di qualità riconosciuto dall’opinione pubblica anche negli ultimi anni, tra riforme immaginarie e tagli reali.

Si tratterà, perciò, di un avvenimento indicativo perché non sarà più una semplice “vox clamantis in deserto”, ma il risultato della riflessione corale di alcune scuole che, messe insieme, vogliono far pesare la loro voce, per rompere una consolidata triste abitudine italiana che permette a chiunque di parlare di scuole, ma non alle scuole.

Si tratta di un testo che evitando dichiarazioni teoriche, si ferma a proposte concrete che, se attuate, potrebbero cambiare il volto e la vita delle nostre istituzioni scolastiche.

La scuola autonoma

Le scuole vogliono ripartire dall’autonomia scolastica, l’unica vera innovazione degli ultimi venti anni, che poteva e doveva diventare il fondamento su cui costruire l’intero sistema d’istruzione e formazione ed è invece rimasta un’incompiuta, pur essendo assunta nel 2001 addirittura a principio costituzionale.

Dopo i provvedimenti attuativi della Legge 59/1997 tutto si è fermato, e, perciò, è ora di ripartire, “uscendo dal limbo” e il manifesto indica concretamente la strada perché questo avvenga.

Il sistema d’istruzione e formazione

In coerenza con la Riforma Costituzionale del 2001 e l’attuazione piena dell’autonomia, il sistema d’istruzione e formazione deve essere ridisegnato nei suoi indirizzi e connotati fondamentali.

Il sistema deve rimanere statale per essere funzionale alla soddisfazione dei bisogni formativi di tutti gli italiani.

Le Regioni devono adattare il sistema alle esigenze del loro territorio e gli EE.LL. devono supportare la gestione del servizio e formulare proposte nella definizione della domanda dell’offerta formativa.

La gestione del sistema

Il Ministero deve mantenere le sole funzioni d’indirizzo e di controllo, la gestione deve passare in toto all’autonomia delle singole istituzioni e del territorio.

Il manifesto sviluppa questo concetto proponendo una forma di “espansione territoriale dell’autonomia”, che dovrebbe avere la veste giuridica di un’Agenzia per l’Istruzione e la Formazione di livello regionale, prevedendo anche al suo interno l’istituzionalizzazione dell’associazionismo delle scuole.

La valutazione, la sperimentazione, la ricerca

Perché l’autonomia diventi una realtà operativa è necessario che si cominci a parlare seriamente di valutazione del sistema e dei singoli, premiando i meritevoli e sanzionando chi non raggiunge gli standard minimi; vanno, quindi, affrontate anche le situazioni di chi non è più in grado di insegnare e/o di dirigere.

Sperimentazione e ricerca sono, secondo il manifesto, gli altri elementi fondanti l’autonomia per dare alle scuole le capacità necessarie a garantire risposte efficienti alle domande d’istruzione, formazione e educazione che provengono dal territorio, piccolo atomo del villaggio globale.

Questi sono i quattro punti sottoposti alla nostra attenzione e che vorremmo arrivassero ai decisori politici perché siano inseriti nell’agenda del Governo tra i provvedimenti più urgenti di crescita per l’Italia.      

 

           Giuseppe Luca, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ,

3334358311- 095313028

Direttore Responsabile della “Letterina”

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ATTIVITÀ asasi

 

MANIFESTO DELLE SCUOLE PER LA SCUOLA

 

LA SCUOLA AUTONOMA

La scuola autonoma deve uscire dal limbo:

- Vanno ampliati gli ambiti di autonomia in tutti i campi, nella gestione, nell’organizzazione, nell’amministrazione, nella didattica.

- Va definita la natura giuridico/istituzionale nella forma di un Ente Autonomo che si rapporta con gli interlocutori istituzionali (Stato, Regioni, EE.LL) secondo le diverse competenze ed interloquisce con il territorio, le famiglie e gli alunni.

- Va completamente ridisegnata la governance dell’istituzione scolastica finalizzandola a criteri di efficienza e di efficacia, ridefinendo le funzioni degli OO.CC e degli Organi Monocratici

- Al CdI va assegnata la funzione di organo d’indirizzo e controllo, al Collegio dei Docenti la funzione di organo tecnico di elaborazione e organizzazione della didattica.

- Al dirigente va affidata la funzione di governo dell’istituzione, istituendo anche un middle managment che preveda, oltre al DSGA, almeno altre due figure di staff in rapporto alle funzioni di gestione e di organizzazione della didattica.

- Va istituita una carriera per i docenti, sulla base di processi di formazione e di valutazione, prevedendo che solo coloro che occupano le posizioni più alte abbiano accesso al middle managment e alla dirigenza.

- I contratti di lavoro devono essere sottoscritti tra rappresentanti delle scuole e ARAN per la parte pubblica, e sindacati rappresentativi per la parte sindacale.

 Il SISTEMA DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE

Il sistema d’istruzione e formazione va completamente ridisegnato, nel rispetto delle competenze definite dalla Riforma Costituzionale del 2001:

- nei suoi indirizzi e connotati fondamentali il sistema deve rimanere statale, al fine di assicurare la fruizione di un diritto fondamentale a tutti i cittadini italiani, mediante la definizione delle norme e dei principi generali, nonché la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni

- Le Regioni devono adattare il sistema al loro territorio, definendone le caratteristiche a livello di legislazione concorrente e stabilendo i criteri per la distribuzione equilibrata dell’offerta formativa.

- Gli EE. LL. devono avere funzioni di supporto nella gestione del servizio e di proposta nella definizione della offerta formativa.

- Va evitata un’ulteriore riforma dei cicli, curando invece l’implementazione del modello dell’istituto comprensivo nel primo ciclo e il raccordo tra obbligo scolastico ed obbligo formativo nel secondo ciclo, con il supporto delle Regioni.

LA GESTIONE DEL SISTEMA

Il Ministero deve mantenere le sole funzioni d’indirizzo e di controllo, un po’ come avviene oggi per il servizio sanitario nazionale; la gestione del sistema deve passare in toto all’autonomia delle singole istituzioni e del territorio.

- L’amministrazione periferica del MIUR va superata, e inserita nell’ambito di quella che possiamo chiamare di un’“espansione territoriale dell’autonomia”, che dovrebbe avere la veste giuridica di un’Agenzia per l’Istruzione e la Formazione di livello regionale, e prevedere anche al suo interno l’istituzionalizzazione dell’associazionismo delle scuole.

- I ruoli delle istituzioni scolastiche e quelli dell’Amministrazione periferica vanno unificati, prevedendo le qualifiche dirigenziali, docenti, amministrative ed ausiliarie.

- L’Agenzia deve provvedere al reclutamento dei dirigenti e del middle managment, attingendo dal personale della scuola, superando così la divisione tra dirigenza amministrativa, dirigenza tecnica e dirigenza scolastica

- Le istituzioni scolastiche, devono provvedere al reclutamento del personale non dirigenziale, sulla base delle norme vigenti

 LA VALUTAZIONE, LA SPERIMENTAZIONE, LA RICERCA

Un sistema fondato sull’autonomia dei soggetti istituzionali non può funzionare senza valutazione:

- Va istituito un sistema nazionale di valutazione del tutto indipendente, sul modello dell’Ofstedt inglese

- Vanno valutate le istituzioni, i processi, i risultati raggiunti; va introdotto un sistema d’incentivazione delle eccellenze e di sanzione delle inefficienze.

- Vanno valutati i singoli, a cominciare dai dirigenti, premiando i meritevoli e sanzionando chi non raggiunge gli standard minimi; vanno affrontate anche le situazioni di chi non è più in grado di insegnare.

- Del pari, è necessario un sistema indipendente che promuova la sperimentazione e la ricerca, avendo come riferimento fondamentale le istituzioni scolastiche.

Le scuole chiedono ai decisori politici non solo la soluzione dei problemi e l’apertura di nuove possibilità, bisogna andare oltre, ripensare la mission della pubblica istruzione in Italia, sollecitando il contributo di tutte le componenti della società italiana, mettendo al centro la scuola come punto d’incontro tra domanda ed offerta d’istruzione e formazione.

Pietro Perziani, Roberto Tripodi,

Salvo Indelicato, Giuseppe Luca

ASASi, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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MIUR, INCONTRO DEL 25 GENNAIO: VALORIZZA 2 E VALES

 

Il 25 gennaio siamo stati invitati al MIUR, come FNASA, a esprimere un parere sui progetti di valutazione del personale e delle scuole, fortemente richiesti all’Italia dalla UE. I dirigenti Biondi e Tozza, col l’aiuto dei Ispettori Giancarlo Cerini e Damiano Previtali e del preside in pensione Petrolino, hanno presentato le linee guida della prosecuzione della sperimentazione. Come ASASI esprimiamo un parere positivo su VALeS e Valorizza, ma siamo preoccupati dell’atteggiamento di alcune associazioni professionali, di cui naturalmente rispettiamo il punto di vista, ma che si manifestano come portatori d’interessi particolari che, pur dichiarando di essere teoricamente d’accordo con i processi sperimentali di valutazione, nei fatti chiedono la sospensione di tali progetti. Le motivazioni di tale atteggiamento negazionista sono quelle ricorrenti: “Valutare solo 200 scuole non ha senso …”, “Non possiamo sottostare ai diktat dell’Europa …” e così via.

La nostra Associazione, nel panorama delle Associazioni professionali, è alquanto anomala e rappresenta interessi generali, i consigli d’istituto, le necessità dell’utenza. È naturale che consideri positivamente l’individuazione di criteri, strumenti e metodologie per la valutazione delle scuole e dei dirigenti scolastici. A questo proposito vogliamo far notare che sarebbe opportuno non valutare solo i presidi e i docenti, ma anche i DSGA e il personale ATA, perché un’istituzione scolastica funziona, solo se tutte le componenti mostrano qualità professionale. La valorizzazione dei docenti va proposta e condotta con molta attenzione. Per valutare un docente è indispensabile tener conto di almeno tre aspetti: i risultati differenziali delle prove di apprendimento dei suoi alunni, la “reputazione” presso i genitori e i colleghi e la qualità della sua didattica vista attraverso un minimo di osservazione sul campo. Sono più o meno i parametri che utilizza l’Ofsted inglese.

Siamo sorpresi del fatto che il MIUR assegni 200 comandi alle associazioni, in una realtà nella quale sono tagliati i posti di docenti e di personale ATA. Non perché riteniamo di dover criticare le associazioni professionali, (anche se ci sembra strano che il MIUR si adoperi per favorire soggetti che esercitano di continuo azioni di ostruzionismo sulle proposte più avanzate,) ma perché crediamo che il MIUR debba ricercare come interlocutori soggetti che lavorano nelle scuole e quindi ne conoscono i problemi, piuttosto che rappresentanti che dalle scuole sono ormai lontani da anni.

I punti di forza del progetto VALES sono da ricercare, per le scuole, nelle finalità generali, in particolare nella diffusione della cultura della valutazione esterna e della rendicontazione finalizzata al miglioramento del servizio. Naturalmente il fatto che ad essere valutate siano solo 200 scuole su 10.000, limita il senso della sperimentazione, anche perché il campione non appare rappresentativo, perché le peggiori scuole non aderiranno di certo al progetto.

Per quanto attiene all’area della dirigenza scolastica, d’interesse appare la valutazione relativa allo sviluppo delle innovazioni, all’attenzione alle famiglie e alla comunità sociale e alla collaborazione con soggetti istituzionali e culturali. Di particolare difficoltà si rileva una valutazione oggettiva sul coordinamento e la valorizzazione delle risorse umane, perché nessuna forma di autonomia è stata applicata in tal senso e la normativa sulle supplenze, sulle assemblee e scioperi, sull’arruolamento, sulla gestione complessa di 12 organi collegiali in ogni scuola, sul regime di supplenze, nomine, esoneri, permessi, comandi, sfugge completamente al controllo del dirigente scolastico, che spesso deve fare i conti con una normativa permissiva ed eccessivamente garantista che finisce per penalizzare la continuità del rapporto insegnamento-apprendimento.

I gravi vuoti di organici nel corpo ispettivo e negli USR, fanno fortemente dubitare che esistano le premesse per una seria valutazione dei dirigenti. Basti pensare che fino ad ora, nella maggioranza dei casi, i direttori generali degli USR hanno chiesto ai presidi di fissare da soli i propri obiettivi contrattuali e questo, a qualunque persona dotata di normale intelligenza, non può che apparire quanto meno insensato.

Il progetto Valorizza 2 si evidenzia interessante perché introduce una premialità concreta, perché stimola al confronto e prevede procedure di responsabilizzazione interne alle scuole interessate. Non è un caso che i sindacati, e le Associazioni collaterali avversino tale sperimentazione. La categoria dei docenti può divedersi genericamente in tre tipologie. Coloro che sono poco motivati e poco preparati, che avversano la valutazione perché sanno che ne uscirebbero in modo indecoroso. Coloro che sono esonerati, comandati, utilizzati, perché non riscontrano un interesse personale perché non sono coinvolti negli incentivi. Coloro che sono bravi insegnanti, e che vedono positivamente i processi di valutazione, proprio perché non hanno nulla da temere.

La posizione della FNASA è che si debbano riportare in classe e a scuola i 200 comandati delle associazioni, i 500 comandati dell’autonomia, i 1.200 esonerati sindacali e, con i risparmi ottenuti nominare 1.500 nuovi presidi e 400 nuovi ispettori per eliminare le reggenze nelle scuole e dare credibilità ai controlli di valutazione.

Il fatto che il MIUR continui a considerare propri interlocutori le prime due tipologie di docenti, che sono pregiudizialmente contrarie a ogni ipotesi valutativa, continua ad evidenziarsi come una sorta di masochistica tendenza, che ha già fatto perdere trenta anni di sviluppo alla scuola pubblica italiana. Il nostro punto di vista è che lo sviluppo della qualità delle scuole vada discusso con le scuole, e non con chi è portatore d’interessi particolari e dovrebbe interessarsi solo dell’applicazione del contratto di lavoro. Per quanto ci concerne la FNASA, inviterà le scuole associate ad aderire a entrambi i progetti.

 

Roberto Tripodi, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 3473904596

Presidente regionale ASASI

Consulente della V Comm. Legisl. A.R.S.

 

 

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TRA FORCONI E CENTRI SOCIALI LA BARBARIE AVANZA

 

A Napoli, il 20 gennaio, il professor Pietro Ichino, senatore del Pd, è stato contestato da studenti dei collettivi di estrema sinistra ed aderenti ai Centri sociali all’Università Federico II di Napoli, dove era in programma la presentazione del suo ultimo libro. Prima che Ichino prendesse la parola una cinquantina di aderenti al Centro sociale Insurgencia e ai collettivi hanno fatto irruzione nell’aula aprendo uno striscione e collegando un megafono agli amplificatori. Il convegno è stato interrotto dai contestatori mentre parlava il prof. Mario Rusciano, presidente del “Polo delle scienze umane e sociali” della Federico II. Al rumore di un megafono, che emetteva un suono simile ad una sirena collegato ai microfoni dell’Aula Pessina, dagli attivisti del centro sociali, si sono aggiunti i fischietti. Inutile è stato un tentativo di mediazione della sindacalista della Uil Anna Rea, che ha invitato gli aderenti ai centri sociali a prendere la parola dopo l’intervento di Ichino. I contestatori si sono schierati davanti al tavolo del convegno ed hanno aperto uno striscione con la scritta “Diritti e precarietà non pagheranno la crisi”. Al senatore del Pd è stato anche contestato di aver presentato un’interrogazione parlamentare che chiederebbe “l’aumento delle tasse universitarie adeguandole a quelle inglesi”. Al convegno, svoltosi nella facoltà di Giurisprudenza, partecipavano il deputato del Pd Francesco Boccia ed il segretario della Uil Campania Anna Rea. Tra il pubblico erano presenti diversi esponenti del Pd locale.

Nel frattempo in Sicilia era in corso una situazione analoga: due organizzazioni di camionisti bloccavano porti e autostrade, impedendo con la forza la circolazione delle merci, in particolare dei combustibili. Chi voleva transitare ai blocchi aveva le gomme squarciate, o era intimorito.

Non è necessario ricordare lo sciopero dei camionisti cileni negli anni settanta, che diede l’inizio a una delle più grandi repressioni in America Latina e che portò all’assassinio del presidente della Repubblica Allende, per comprendere il livello di barbarie di queste azioni.

Nella polis greca, sia nell’Agorà sia nell’Ecclesia, chi parlava teneva in mano uno scettro, era considerato sacro e non poteva essere interrotto. A noi, le nostre maestre elementari, insegnavano che la libertà di uno finisce dove comincia quella dell’altro. Speriamo che questi nuovi barbari non prendano il potere perché sarebbe la fine della nostra civiltà.

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RIcordI

 

RICORDO DI SCALFARO: LA CAREZZA DEL PRESIDENTE

 

Sempre dolce, sorridente, affettuoso e paterno. Così si presentava il presidente Oscar Luigi Scalfaro negli incontri ufficiali e spesso si fermava ad accarezzare i bambini, con una gestualità paterna e affettuosa che conquistava tutti.

Ha aperto le porte del Quirinale agli Studenti e li ha accolto sempre con entusiasmo comunicando a tutti il suo grande amore per la Costituzione, della quale, insieme alla classe dei “professorini” del ’48, è stato artefice e redattore.

Ricordo con emozione l’incontro con i ragazzi dell’Ensemble musicale di Motta S. Anastasia, i quali hanno eseguito in suo onore nella sala dei Corazzieri al Quirinale la sinfonia dell’Italiana in Algeri. Dono dei ragazzi al Presidente, ma lezione di vita ed incontro indimenticabile per tutti gli studenti.

Ha tanto condiviso l’idea dello studio applicato dell’Educazione civica mediante l’esperienza dell’elezione del Sindaco della scuola e del Consiglio Comunale dei Ragazzi che spesso nei suoi interventi l’ha citata ad esempio ed ha sempre privilegiato nelle visite istituzionali nelle diverse città d’Italia un incontro diretto con i ragazzi sindaci.

Spesso nei suoi interventi raccontava della redazione dell’articolo 2 della Costituzione scritto dai giovani dell’Azione cattolica che facevano parte dell’Assemblea Costituente e come in esso è concentrato il messaggio cristiano e la concezione dell’uomo-persona nella sua dignità e completezza di valori.

Da esperto e brillante magistrato, studente dell’Università Cattolica di Milano, ha saputo mettere a servizio della Chiesa l’ars oratoria e spesso veniva chiamato per i discorsi ufficiali nelle grandi occasioni delle feste centenarie degli Istituti religiosi ed intesseva la biografica del Santo o Beato da celebrare con una ricca antologia di citazioni ed esempi capaci di attualizzare il messaggio del Fondatore.

La sua eloquenza conquistava l’uditorio e le sue parole erano frutto di una meditazione spirituale e quasi riflessione ad alta voce, capace di captare l’attenzione e trasmettere un forte sentire.

Portava sempre nella giacca il distintivo dell’Azione Cattolica, essendosi iscritto alla GIAC a dodici anni nella sua Novara. Ha fatto parte della FUCI (federazione degli Universitari Cattolici) dove ha incontrato i maggiori esponenti della futura classe dirigente cattolica ed ha seguito lo spirito cristiano di “Azione Preghiera e Sacrificio” nell’impegno del “servizio politico” ed ogni anno riusciva a trovare il tempo per la pratica degli esercizi spirituali Ho avuto la fortuna di incontrarlo la prima volta proprio durante un corso di esercizi spirituali al Getsemani di Casale Corte Cerro, centro di spiritualità fondato da Luigi Gedda per la “Società Operaia”. Le sue “istruzioni” che si alternavano alle “meditazioni” dettate dal sacerdote, ben integravano l’agire cristiano nell’impegno di testimonianza del Vangelo nella concretezza della vita quotidiana mettendo in atto il “fiat” a volte sofferto della coerenza e della rinunzia.

Ricordo con particolare commozione il paterno abbraccio quando l’ho ringraziato per avermi concesso il titolo di “Cavaliere Ufficiale della Repubblica” e le sue parole con la “s” dolce sibilante, caratteristica del suo eloquio, risuonano ancora come un monito: “Tutti siamo chiamati a testimoniare il Vangelo in ogni occasione e tu lo fai nella scuola. Coraggio!”.

Negli incontri con gli studenti raccontava spesso della sua esperienza di Ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo Andreotti del 1972, quando la scuola era ancora coperta della polvere del ’68 e le riforme istituzionali stentavano a partire, anche per la brevità dei Governi che si succedevano senza lasciare alcun segno.

Spesso con i ragazzi sindaci siamo andati a trovarlo a Roma, anche quando da Senatore a vita non aveva altre cariche, ma era portatore . testimone e messaggero della Costituzione, che ha sempre difeso con fermezza e chiarezza d’idee. Era quello il momento più toccante della visita istituzionale, perché avveniva un contatto diretto non solo con i palazzi del potere, bensì con le Persone che hanno reso grande la nostra Patria.

Grazie Presidente, la corona del rosario ed il libro delle preghiere che l’hanno accompagnato fino alla fine, diventano anch’essi lezione e messaggio da imitare.

Giuseppe Adernò, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 349.5608663

Presidente provinciale ASASI Catania

Preside dell’I.C. “G. Parini”, Via Quasimodo, 3

95126 CATANIA 095.497892 - FAX 095.4032652

 

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NOTIZIE

 

ENTRO IL 14 FEBBRAIO 2012 GLI RSPP E ASPP DOVRANNO AVER CONCLUSO IL PERCORSO FORMATIVO

 

Come previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006 entro il 14 febbraio 2012 gli RSPP e ASPP che hanno usufruito del regime transitorio dovranno aver concluso il percorso formativo quinquennale di aggiornamento. È quanto prevede l’articolo 32 del D.Lgs 81/08 e costituisce un requisito indispensabile per mantenere l’incarico.

Secondo l’Accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006, il percorso formativo è suddiviso in 3 moduli A, B e C e da corsi di aggiornamento a periodicità quinquennale.

Il regime transitorio riguardava i soggetti già in carica all’epoca dell’entrata in vigore dell’accordo e

prevedeva l’esonero dalla frequenza dei moduli A e B (grazie ad un riconoscimento dei crediti professionali pregressi); prevedeva però un obbligo di formazione a partire dal 14 febbraio 2007 ed il suo completamento dopo 5 anni quindi il prossimo 14 febbraio 2012.

Ricordiamo che gli aggiornamenti prevedono:

- 28 ore per gli ASPP indipendentemente dal settore ATECO di appartenenza

- 60 ore per gli RSPP appartenenti a macrosettori ATECO 3-4-5-7

- 40 ore per gli RSPP appartenenti a macrosettori ATECO 1-2-6-8 e 9

- 100 ore per gli RSPP appartenenti a macrosettori misti.

L’Accordo del 2006 prevedeva che per i soggetti che avevano già svolto o svolgevano funzioni di RSPP veniva consentito l’esonero dalla frequenza di alcuni moduli del percorso formativo (moduli A e B) tenendo conto delle conoscenze acquisite e a seguito delle esperienze maturate.

Il punto 1.1. dell’Accordo integrativo contenente le linee interpretative prevedeva poi che entro il 14 febbraio 2007 (ossia entro un anno dalla pubblicazione dell’Accordo in Gazzetta Ufficiale) avrebbero dovuto essere completate tutte le procedure atte a consentire l’effettivo avvio dei percorsi formativi.

Il punto 2.6. sempre dell’Accordo integrativo stabiliva che per i soggetti esonerati dalla frequenza del Modulo B (sulla base del riconoscimento dei crediti professionali pregressi), l’obbligo di aggiornamento legato all’esonero avrebbe dovuto decorrere dal 14 febbraio 2007 ed essere completato interamente entro il 14 febbraio 2012.

Entro il 14 febbraio del 2008 avrebbe dovuto essere comunque previsto il completamento di almeno il 20% del monte ore complessivo di aggiornamento relativo ai macro settori di appartenenza.

 

Carmelo Pezzella, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tel: 3472440054 - Esperto in sicurezza sul lavoro

 e chimica applicata all’ambiente - Libero professionista -

RSPP del Liceo Cutelli di CT - Consulente ASASI CATANIA

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IL CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI

 

Abruzzo, Lombardia, Molise, Puglia e Campania sono le regioni che al momento hanno dato l’esempio di buone pratiche pubblicando i criteri di valutazione delle prove scritte del Concorso a dirigente deliberati dalle Commissioni d’esame prima dell’inizio delle operazioni medesime.
Auspichiamo che le altre regioni prima di iniziare la correzione si comportino allo stesso modo garantendo la massima trasparenza nella procedura concorsuale di valutazione delle prove.

Le Commissioni stanno operando in assoluta autonomia e la correzione degli elaborati avviene in modo da garantire il più assoluto anonimato rispetto all’identificazione dei candidati, come d’altro canto prevedono le norme concorsuali; infatti le buste contenenti i dati anagrafici dei candidati vengono aperte solo a conclusione della valutazione della prima e della seconda prova scritta.

Nel sito di Anp Community vengono pubblicati e costantemente aggiornati i dati relativi al concorso a dirigente scolastico con riferimento ai criteri per la correzione delle prove scritte ed al numero degli elaborati corretti.

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AMBASCIATORI DELLA MEMORIA

 

Grande emozione e visibile compenetrazione nei volti dei duecento studenti di tutta Italia che hanno partecipato al Quirinale alle celebrazioni della “giornata della memoria”.

Quasi tutte le regioni sono state rappresentate e per la Sicilia hanno presenziato 12 ragazzi di terza media dell’Istituto Parini di Catania, i quali si sono distinti per impegno nello studio della storia.

L’incontro che si è svolto nella Sala dei Corazzieri al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica è stato introdotto dal discorso di Renzo Gattegna presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia, sostenitore e promotore della Giornata della Shoah e del concorso indetto sul tema della Shoah.

Sono intervenuti quindi due dei 130 studenti che hanno partecipato alla visita ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau insieme al Ministro Profumo: La studentessa di Torino ed il presidente della consulta degli studenti di Cosenza hanno raccontato le emozioni del viaggio e la lezione che tal esperienza forte ha provoca tra i partecipanti. La testimonianza di un ragazzino di Bologna, a nome del gruppo sinti, ha ricordato la strage del suo popolo, come l’ha appresa da suo nonno.

“Nessun filo spinato potrà fermare il vento” ed il ricordo di quelle immagini tristi e drammatiche, alcune delle quali sono esposte anche nella Mostra sul Ghetto di Varsavia, allestita nelle sale del Vittoriano, sono rimaste impresse nei loro volti, mentre con le parole hanno dichiarato la ferma convinzione e responsabile consapevolezza della piena dignità dell’uomo, negata e calpestata dal regime nazista.

Anche il Ministro Francesco Profumo ha raccontato quasi un diario del suo primo viaggio con gli studenti ed ha ribadito la necessità che la scuola informi e prepari i nuovi “ambasciatori della memoria”, perché non ripetano mai più tali atrocità.

La declamazione del testo di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, ha fatto vibrare di emozione il qualificato pubblico alcuni dei quali sono scampati alla morte nei campi di concentramento nazisti. Le loro riflessioni, incontrando i ragazzi in piccoli gruppi, hanno reso la storia quasi presente, e come ha detto il presidente Napolitano siamo tutti impegnati a “stroncare sul nascere quei rigurgiti di negazionismo e di antisemitismo” che ha coinvolto gli ebrei, i sinti e gli omosessuali.

La cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso “I giovani ricordano la Shoah” ha concluso la giornata romana dei circa duecento studenti provenienti da ogni parte d’Italia.

Sono stati premiati gli alunni della scuola primaria “De Scalzi-Polacco” di Genova, della scuola media “Baracca” di Lugo, in provincia di Ravenna; del Liceo “Franchetti” di Mestre e del Conservatorio musicale di Benevento.

Le originali realizzazioni artistiche, disegni, poesie, filmanti, documentari e composizioni musicali segnalate dalla commissione tra i tantissimi lavori presentati testimoniano la creatività inventiva degli studenti italiani.

Sono stati segnalati inoltre i lavori degli studenti delle scuole medie di Arezzo, Bressanone, Grumo Appula in provincia di Bari, dell’Istituto “Cabrini” Taranto e del Liceo “Ferraris” Torino.

 

Giuseppe Adernò, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 349.5608663 Presidente provinciale ASASI Catania

Preside dell’I.C. “G. Parini”, Via Quasimodo, 3

95126 CATANIA 095.497892 - FAX 095.4032652

 

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AGGIORNAMENTO

 

GISCEL: L’ITALIANO PER CAPIRE E PER STUDIARE - EDUCAZIONE LINGUISTICA E OLTRE

 

Il GISCEL, Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica costituito in seno alla Società di Linguistica Italiana, organizza il XVII Convegno Nazionale L’italiano per capire e per studiare - Educazione linguistica e oltre.

Il Convegno si terrà a Reggio Emilia nei giorni 12 - 13 - 14 aprile 2012, presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, viale Allegri 9.

Scopo del convegno: fare il punto sul rapporto tra il grado e modo di possesso dell’italiano e la comprensione e lo studio. Ossia: più italiano sai, più capisci ascoltando e leggendo e meno fatichi nello studiare. Si tratta dunque di chiedersi quanto e quale italiano sanno e devono imparare gli studenti. Ad esempio quanto e quale vocabolario, quali competenze morfosintattiche e testuali posseggono e devono acquisire per capire la lingua usata nelle ore di scienze, di matematica, di storia, di educazione fisica o di italiano, per studiare queste discipline e partecipare attivamente alle lezioni. È importante ricordare a questo proposito che le competenze che servono per ‘andare bene a scuola’ sono molte e non tutte sono, strettamente parlando, linguistiche.

Relatori invitati al Convegno: Giorgio Asquini, Tullio De Mauro, Silvana Ferreri, Rob Schoonen. Mariolina Bartolini Bussi e Ivo Mattozzi, esperti disciplinari, si confronteranno sul tema del convegno in una tavola rotonda coordinata da Cristina Lavinio.

Oltre alle relazioni degli esperti ci saranno venti comunicazioni di studiosi italiani e gruppi di ricerca.

Il GISCEL è un’Associazione qualificata per la formazione del personale della scuola (DM del 18 luglio 2005). Sarà rilasciato attestato di partecipazione. Per informazioni consultare il sito: www.giscel.org Per le iscrizioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Redazione, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.asas.sicilia.it

 

 

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RIFLESSIONI

 

IL PRECARIATO NELLA SCUOLA

 

Un qualsiasi datore di lavoro a cui sia permesso di assumere solo a tempo indeterminato ma fronteggi una domanda variabile per i servizi o beni che produce, come può pagare i suoi dipendenti (che non possono essere licenziati) nei periodi in cui la domanda è bassa e quindi il datore di lavoro ha bisogno di meno dipendenti? Questo è il motivo per cui tutte le aziende in Italia hanno un numero di dipendenti a tempo indeterminato inferiore ai “posti reali”: devono scontare la variabilità della domanda e avere un cuscinetto di flessibilità senza il quale non sopravvivrebbero. Ma questa flessibilità è imposta dalla rigidità offerta ai lavoratori stabili.

E questo è il motivo per cui lo Stato non può avere un numero di insegnanti di ruolo a tempo indeterminato pari al numero di posti reali, perché il numero di posti reali fluttua in continuazione, anzi per la precisione nella scuola è diminuito nel tempo perché sono diminuiti gli studenti per il crollo demografico. Come può lo Stato solo assumere e mai licenziare? Se vogliamo continuare a proteggere al 100% i lavoratori con contratto stabile a tempo indeterminato, gli altri saranno precari instabili, in coda per diventare stabili man mano che i primi vanno in pensione. Avremo cioè il cosiddetto mercato duale con la parte primaria in cui tutto è garantito e la parte secondaria in cui tutto è precario.

Questo modello ha senso ed è desiderabile quando la coda per diventare stabile è breve. In questa condizione proteggendo molto bene i lavoratori del mercato primario, si proteggono tutti i lavoratori, perché rapidamente i secondari diventano primari.

Ma la situazione della scuola italiana oggi non è questa. La coda è lunga, sempre più lunga anche perché ci sono meno studenti essendo diminuite la nascite. Ma i professori primari non possono essere licenziati e quindi i nuovi arrivati devono aspettare tantissimo anche se alcuni di loro sarebbero molto più bravi e motivati di quelli di ruolo garantiti e intoccabili.

Il recente rapporto OCSE ha mostrato che l’Italia è uno dei paesi con la più alta spesa scolastica in stipendi per studente (e nota che il 96% del bilancio MIUR sono stipendi). Poiché sappiamo bene che il reddito annuo degli insegnanti in Italia è basso questo vuol dire che ci sono troppi insegnanti per ogni studente. Quali persone possono essere oggi attratte da una carriera che prevede una lunga attesa come precari nel mercato secondario, per poi essere assunti con una retribuzione bassa e non in base al merito ma praticamente solo in base alla anzianità di iscrizione alle graduatorie? I migliori laureati, soprattutto nelle materie scientifiche, in questa situazione cercheranno altre strade.

Nella scuola ci sono professori primari che sono davvero pessimi insegnanti il cui stipendio sarebbe meglio utilizzato per attrarre e pagare bene i migliori laureati.

I cattivi insegnanti danneggiano sopratutto i poveri, e quindi il sindacato dovrebbe smettere di proteggerli. So benissimo che ci sono ottimi insegnanti sia tra quelli di ruolo sia tra i precari. Penso però che gli altri, quelli pessimi, facciano danni gravi alla scuola e non consentano di usare al meglio le poche risorse disponibili. E penso anche che pianificare a livello nazionale o anche solo regionale le assunzioni in un’azienda con un milione di persone sia impossibile, mentre se le assunzioni fossero decise e pianificate a livello di ogni singola scuola il sistema migliorerebbe facilitando una maggiore corrispondenza tra posti di ruolo e posti reali.

Andrea Ichino

 

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PROBLEMI SINDACALI

 

“LE RSU UNA PAGLIACCIATA”

 

Trattare la scuola, comunità educante per vocazione, come se fosse un pastificio o una segheria dove bisogna eleggere una rappresentanza sindacale per contrastare il padroncino equiparato in questo caso con il dirigente scolastico è una idiozia che solo alla concezione vetero sindacale del nostro paese poteva venire in mente.

Non bastavano le decine di organismi collegiali e l’assemblearismo asfissiante e improduttivo che già ostacola e impedisce la normale erogazione di un servizio che dovrebbe avere gli studenti come perno su cui far ruotare tutta la vita di ogni giorno; ci mancava anche la presenza di un ulteriore organismo che per sua natura è conflittuale e serve solo ad esasperare gli animi e ad aumentare il numero delle riunioni inconcludenti e la quantità di carta e di tempo sprecato per niente e per nulla.

Con il decreto Brunetta sul Pubblico Impiego infatti tutti i poteri e le connesse responsabilità in capo alla gestione del personale e delle risorse economiche sono di esclusiva pertinenza della dirigenza che ne risponde direttamente e senza intermediazioni.

L’art. 6 del vecchio contratto della scuola che prevedeva una serie di assurdi accordi e di concertazione con la rsu è stato abrogato e in ultima istanza non residuano che compiti di esclusiva informazione.

Eppure si mette in moto una gigantesca macchina elettorale che metterà in ginocchio tutte le 10.000 scuole d’Italia per un mese intero, tra presentazione delle liste, campagna elettorale, seggi elettorali votazioni per tre lunghi giorni e relativo scrutinio.

Perché tutto questo circo barnum? A che cosa serve? A chi giova?

A nessuno se non agli apparati burocratici per contarsi e posizionarsi nella classifica dei sindacati rappresentativi per spartirsi le prebende i distacchi i permessi e le quote versate dagli iscritti e raccolti dal Tesoro come se fosse la cassa dei sindacati. Sindacati che non depositano bilanci che sono esentati da qualsiasi adempimento fiscale e tributario coperti dalla legislazione favorevole che li esenta dal rendicontare da tutto e da tutti. La casta sindacale appunto.

Una notizia positiva giunge dagli ambienti ANP per l’abbandono definitivo della scelta di ripresentare liste gialle nella competizione delle rsu; sia perché la magistratura adita dalla Gilda aveva già bacchettato questo sindacato impedendogli la partecipazione alla competizione, sia perché dopo due tentativi consecutivi abortiti con un clamoroso flop, Rembado ha ripiegato in buon ordine per impedire un terzo collasso che avrebbe messo ko definitivamente il sindacato. Come sia potuta venire in mente un’idea così balzana e autolesionista resta uno dei misteri del sindacalismo italiano.

Queste elezioni sono un falso ideologico, sono una truffa: nemmeno in un Paese del terzo mondo si sognerebbero di considerare la scuola alla stregua di un’officina o di un’autocarrozzeria con capireparto e padroncini dove innestare una finta conflittualità perenne che poi si incentra quasi tutta nella spartizione delle briciole del fondo di istituto.

Un conflitto artificiale per ripartire a pioggia gli spiccioli di euro assegnati alle scuole e ormai ridotti al lumicino presidiando una ridotta ormai desertificata.

E sempre per ribadire la solita vecchia e dannata politica sindacale di impedire qualsiasi merito di cassare qualsiasi valutazione da qualunque parte provenga e di ribadire un ugualitarismo latino americano al ribasso.

Considerare i docenti come se fossero una qualsiasi manovalanza da intruppare è poi un’umiliazione inflitta a una categoria che andrebbe invece considerata una classe di liberi professionisti dediti a un servizio essenziale per il paese da esplicitare con autonomia e responsabilità e da retribuire e contrattualizzare con i parametri dirigenziali per come avviene lella sanità dove tutti i medici sono considerati e inquadrati come dirigenti.

Una categoria da retribuire con le stesse tre tipologie di voci della dirigenze e cioè un tabellare fisso una retribuzione di posizione e una retribuzione di risultato; un modo moderno di valorizzarne la professionalità.

Ma i docenti che rilasciano delega ai sindacati generalisti si sentono dei professionisti? Questo è il punto.

 

Salvatore Indelicato, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 330365449

Preside dell’ITI Cannizzaro di Catania

Vicepresidente regionale ASASI Sicilia

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RETRIBUZIONI DEI DIRIGENTI FORSE NON TUTTI SANNO CHE …

 

Nella giungla retributiva che caratterizza la categoria dei Dirigenti Scolastici è molto difficile orientarsi.

Tutti sanno (o dovrebbero sapere) che nell’area della dirigenza pubblica i Dirigenti Scolastici, nonostante attribuzione complesse e forti responsabilità personali, sono i peggio retribuiti, con differenze di decine di migliaia di euro all’anno rispetto ad altre aree dirigenziali.

In molti sanno che i Dirigenti Scolastici, a parità di prestazioni lavorative, vengono retribuiti diversamente a seconda del periodo e della modalità di reclutamento (vecchi dirigenti con la retribuzione individuale di anzianità, ex presidi incaricati con assegno ad personam, neo dirigenti senza né RIA né assegno ad personam).

Ma forse non tutti sanno che in Campania la giungla retributiva diventa ancora più intricata perché da molti anni non viene razionalizzata la retribuzione di posizione parte variabile, che dipende dalla complessità dell’Istituzione Scolastica.

Sicuramente pochi sanno che vi sono addirittura decine di Dirigenti Scolastici, entrati nei ruoli dal primo settembre 2010, vengono pagati ancora come Docenti o non percepiscono una parte della retribuzione (appunto quella retribuzione di posizione parte variabile che non è stata ancora precisamente quantificata).

È mai possibile che a tali Dirigenti non si potessero applicare (almeno in via provvisoria e salvo conguaglio) le stesse indennità degli altri colleghi di pari fascia di complessità?

È mai possibile che tali problemi debbano essere risolti per via giudiziaria?

Sono domande alle quali potrebbero rispondere gli Uffici della Direzione Scolastica Regionale e quelli dell’Amministrazione Finanziaria che dovrebbero collaborare per garantire una giusta retribuzione dei Dirigenti (e di tutti i dipendenti pubblici).

Ma arriveranno tali risposte e quando?

Napoli, 24-01-2012

Prof. Ettore Acerra

Presidente Regionale dell’ANP Campania

http://www.anpcampania.org/

 

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ULTIMORA!!!

 

INTERVISTA A FRANCESCO II DI BORBONE

                

Alla seduta spiritica dell’ASASi di questa settimana, tenuta necessariamente al MIUR, alla presenza del dott. Biondi e del dott. Chiappetta, è apparso Francesco II di Borbone, detto Franceschiello (Napoli, 1836 - Arco, 1894). È stato re del Regno delle Due Sicilie dal 22 maggio 1859 al 13 febbraio 1861. Figlio di Ferdinando II di Borbone e della prima moglie Maria Cristina di Savoia (figlia di re Vittorio Emanuele I), che morì appena cinque giorni dopo il parto, fu l’ultimo re del Regno delle due Sicilie. Di carattere timido e bonario, fu educato dai padri scolopi secondo rigidi precetti morali e religiosi, e in particolare da Monsignore Nicola Borelli, il cappellano di corte. Gli abbiamo posto alcune domande indiscrete:

ASASi: Maestà, lei sposò nel 1859 Maria Sofia di Baviera, sorella dell’imperatrice Elisabetta d’Austria (nota con il nome di Sissi), la quale era più giovane di 5 anni ed aveva un temperamento del tutto opposto al suo. Il matrimonio fu consumato solo un mese più tardi, grazie anche all’interessamento di Padre Borrelli, messo a conoscenza della cosa attraverso una delle dame della delusa regina, forse perché lei era stato educato in modo religiosissimo: entrava infatti in stanza da letto dopo che la moglie si era addormentata e si alzava la mattina prima che questa si svegliasse. Mi dica, come fu possibile che Garibaldi sconfisse con 1.000 uomini il suo esercito, numeroso e ben armato?

Francesco II: Io salii al trono alla morte di mio padre e ne seguii inizialmente l’indirizzo politico. Il mio carattere fatalista e pio spinse la regina Maria Sofia a tentare di prendere la direzione degli affari del regno, entrando così in aperto contrasto con la mia matrigna, la regina madre Maria Teresa. Insomma, fui un sovrano imbelle, incapace di creare importanti alleanze internazionali e non ebbi alcun ascendente nei confronti delle truppe. Sconfitto e detronizzato, mi vidi affibbiare, anche a livello quasi ufficiale, il malevolo soprannome di “Franceschiello”, un nomignolo datomi dai cronisti dell’epoca per ridicolizzare la figura di un sovrano che aveva perso il proprio Regno (anche “Esercito di Franceschiello” è un modo di dire tuttora usato per indicare un gruppo di soldati o di persone incapaci ed indisciplinate).

ASASi: Maestà, e cosa pensa della contrattazione decentrata che l’Ufficio scolastico Regionale ha firmato questa settimana coi sindacati sui permessi di studio per 150 ore?

Francesco II: È il solito contratto a senso unico, che crea problemi alle scuole, tutto diritti e nessun dovere. Si è arrivati al punto che il provveditorato ha concesso permessi in deroga alla sua stessa circolare e alla nota di indirizzo dell’ARAN, anche a chi non aveva effettuato l’iscrizione all’Università e a chi promette di iscriversi a fantasiose università on line. È incredibile come nessuno operi controlli e, mentre da un lato si tagliano i bidelli, gli amministrativi e i giovani professori, dall’altro si concede a molti di assentarsi dalle lezioni in maniera ingiustificata. In cosa consiste l’autonomia se USR e sindacati si accordano sulla pelle delle scuole che debbono subire un assenteismo dei docenti ormai oltre ogni limite logico?

ASASi: Maestà, nei suoi confronti troviamo l’altro soprannome, un po’ più affettuoso, di “Re lasagna” coniato per lei a causa della passione nutrita per le lasagne e molto in uso tra gli storiografi del tempo che hanno sostenuto che Franceschiello fosse il nomignolo con cui si riferiva a lei proprio il popolo del suo regno. Lei che fu Lasagna e Franceschiello, cioè, sostanzialmente troppo buono, cosa pensa di questa massa di ex bidelli nominati dal giudice assistenti tecnici e ora catapultati in esubero negli istituti tecnici?

Francesco II: È poco comprensibile come siano nominati assistenti tecnici coloro i quali hanno a malapena la licenza elementare, per un profilo professionale che per legge richiede il superamento di un concorso e di un periodo di prova, e il diploma di maturità. Si è arrivati al punto che il provveditorato, attraverso l’espediente di definirli “personale in esubero parcheggiato”, impedisce ai presidi di far svolgere loro il periodo di prova previsto dal contratto. È come se al provveditorato comandassero i sindacati. Rimane da chiedersi cosa rispondere alle famiglie e agli studenti, quando entrano in laboratorio e vedono che questo personale non sa che pesci prendere. La scuola palermitana si squalifica giorno dopo giorno nell’indifferenza generale. Ma questi giudici del lavoro stanno combinando anche un altro guaio: sono diventati la principale agenzia di collocamento dei docenti di sostegno facendo dei buchi di bilancio nel pubblico Erario, che poi si ritorcono nei soliti tagli di organico.

ASASi: Maestà, e del dimensionamento delle istituzioni scolastiche, cosa pensa?

Francesco II: Credo che la Regione, invece di attivare per tre mesi centinaia di tavoli di concertazione inutili, avrebbe dovuto farne uno solo che invece è proprio quello che non ha realizzato: l’incontro tra Centorrino e Profumo per trovare una mediazione ragionevole. Invece la Sicilia manterrà 1.100 scuole e il MIUR manderà 700 presidi e DSGA col risultato che 400 scuole rimarranno senza preside e senza DSGA. La prassi di discutere dei problemi di interesse generale coi sindacati, invece che con le scuole, sta creando disastri irreversibili. L’ingenuità di discutere di valutazione del personale coi sindacati, ottiene il solo scopo di ricevere un rifiuto. Il fatto però che il MIUR si sia deciso al discutere coi rappresentati delle scuole, il 14 febbraio, del futuro dell’istruzione pubblica, deve meravigliare e entusiasmare al tempo stesso. Confesso che il mio regno crollò in primo luogo perché io non capii che avrei dovuto costruire la pubblica istruzione. Cosa che invece Garibaldi e Vittorio Emanuele compresero e attuarono.    

 

 Roberto Tripodi, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 3473904596

Presidente regionale ASASi

Consulente della V Comm. Legisl. A.R.S.

 

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