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La Letterina n. 311 - giovedì 16 febbraio 2012

E' in distribuzione la Letterina ASASI n 311 del 16 febbraio 2012 nel formato open document  Letterina n. 311 - 16 febbraio 2012 formato open document (.odt). Qualora non riuscisse ad aprire la Letterina in tale formato, con il seguente link è possibile scaricare la letterina in formato pdf  Letterina n. 311 - 16 febbraio 2012 formato PDF (.pdf)  o in formato word 2003 (senza formattazioni e immagini) contenuta in un file .zip Letterina n. 311 - 16 febbraio 2012 formato word 2003 (.doc)

 SOMMARIO

 

 

EDITORIALE 

 

GOVERNO MONTI: ATTO TERZO

Giuseppe Luca

La verità è che non si può andare avanti con le frasi, gli slogan anche perché, quando non sono contestualizzati, possono creare solamente rabbia, indignazione, depressione e perché, mai come oggi, i giovani sentono il bisogno di una forte terapia di speranza.   

 

 

ATTIVITÀ asasi

 

S. VALENTINO, UN COLPO DI FULMINE TRA MIUR E ASA

ASASi

È stato approvato il D.L. 5/2012. Un aspetto molto innovativo è senz’altro quello dell’istituzionalizzazione delle reti, che non è finalizzata solo alla gestione di una parte dell’organico, ma è ad ampio spettro.

 

E ORA VALUTIAMO I PRESIDI

Flavia Amabile

La Federazione delle scuole autonome, chiede di valutare anche i professori: “Non ha senso valutare solo i presidi e verificare il raggiungimento degli obiettivi imposti, se non si valuta tutto il personale”.

 

  

SCUOLA  ATTIVA

 

ATTACCATI ALLA MAMMA? NO, ALLA TERRA I NOSTRI GIOVANI SONO ‘TERRONI’ NON ‘MAMMONI’

ITC “Costa” - Lecce

Hanno 16/17 anni e il loro obiettivo non è quello di restare vicino alla “mamma” ma inventarsi un lavoro nella propria terra per farla crescere. Se “mammoni” significa voler restare attaccati alla propria mamma, allora i nostri giovani studenti vogliono sentirsi definire “terroni”, perché loro invece si sentono inesorabilmente attaccati alla propria terra.

 

 

L'INTERVISTA

 

ELENA UGOLINI E LA VALUTAZIONE

Anna Maria Bellesia

Riportiamo l’intervista al Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Elena Ugolini, per gentile concessione della Tecnica della Scuola.

 

  

NOTIZIE

 

HABEMUS LEGEM: STORIA DI SICILIA

Giuseppe Adernò

Il solenne battesimo della Legge regionale n.9 del 31 maggio 2011 si è tenuto a Catania il 10 febbraio presso il polo didattico della Facoltà di Scienze Politiche.

 

  

RIFLESSIONI

 

IL METODO REPUTAZIONALE PER LA VALUTAZIONE DEI DOCENTI?

Anna Maria Catalano

Il progetto “Valorizza” i cui risultati sono stati presentati il 7 dicembre a Roma alla presenza del neoeletto Ministro del MIUR, prof. Profumo si è basato sul metodo reputazionale per individuare e “premiare” i docenti percepiti come i migliori di una scuola.

 

DIMENSIONAMENTO DIETRO LE QUINTE

Giuseppe Adernò

Leggendo i comunicati stampa sindacali in merito al tavolo regionale di consultazione per il dimensionamento scolastico c’è da stare molto attenti circa le tante verità non espresse.

 

CONCORSO DS: COSA FARE DOPO LE SENTENZE DEL 3 FEBBRAIO?

Silos Ignance

Con le sentenze del 3 febbraio 2012, il TAR del Lazio ha posto fine, di fatto, alla controversia interminabile che opponeva amministrazione e ricorrenti nel concorso per Dirigenti Scolastici.

 

 

LETTERE ALLA REDAZIONE

 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Redazione

* Vincenzo Lorefice presidente Unicef ci scrive: “Signore, cari signori, ho il piacere di invitarvi al Gran Gala UNICEF “Zero … per la vita” che avrà luogo martedì 28 febbraio, con inizio alle ore 20, presso il Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania”.

 

 

ULTIMORA!!!

 

INTERVISTA A LORENZO MILANI

Roberto Tripodi

Alla seduta spiritica dell’ASASi di questa settimana, mentre i medium dell’associazione erano seduti attorno a un tavolo in una sala blu come la volta celeste all’imbrunire, è apparso Don Milani.

 

 

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EDITORIALE

 

GOVERNO MONTI: ATTO TERZO

 

Era piaciuta a molti l’idea del Presidente del Consiglio Monti che, insediatosi a Palazzo Chigi, aveva subito invitato i suoi Ministri al silenzio per dare l’immagine di una squadra che preferiva il lavoro ai proclami che spesso, come abitudine dei precedenti governi, restavano “in pectore”. Sembrava che cominciassimo a gustare i programmi televisivi senza i “flatus vocis” o le invettive che si scambiavano i politici di turno.

Non ci dispiaceva, però, neppure quanto successo, in un secondo momento, vedendo apparire, sui teleschermi, i governanti nostri tecnici per presentare quanto cominciava a “bollire” nella pentola governativa.

Era gradevole vedere e sentire il Presidente Monti che, con voce seducente, ci assicurava che saremmo usciti dal tunnel nel quale eravamo precipitati o la Fornero che da “buona mammina” tendeva la mano sperando di potere accompagnare quanto prima tutti i giovani al posto di lavoro o il Ministro Profumo che annunziava i suoi cinque gli obiettivi strategici e le dieci conseguenti azioni prioritarie o il Ministro … .

Siamo, però, passati subito al terzo atto quando i nostri Professori, salendo sulle loro cattedre accademiche, hanno cominciato la loro “lectio magistralis” affermando che il posto fisso è monotono, chi consegue la laurea dopo i 28 anni è da definire uno “sfigato”, che i giovani italiani sono “mammoni” … .

Crediamo che il primo Ministro con quella frase volesse spingere i giovani ad “abituarsi all’idea di non avere più il posto a vita” o che “promettere il posto fisso, che non si può dare”, vorrebbe dire “fare promesse facili, dare illusioni” e che, perciò, se ne devono fare una ragione i giovani italiani ancora “fermi” all’idea del lavoro a vita, “nella stessa città e magari accanto a mamma e papà”, crediamo, insomma, che il governo non abbia avuto alcun intento di “esasperare” gli animi sul tema del lavoro, ma resta il fatto che i nervi scoperti sono numerosi e che i ministri ‘tecnici’ vi siano inciampati a più riprese, sollevando ogni volta un nuovo polverone.

La verità è che non si può andare avanti con le frasi, gli slogan anche perché, quando non sono contestualizzati, possono creare solamente rabbia, indignazione, depressione e perché, mai come oggi, i giovani sentono il bisogno di una forte terapia di speranza.

E allora il primo impegno di noi adulti, in particolare se genitori o operatori dell’educazione, è di dare speranza ai nostri figli, ai nostri alunni.

L’ha raccomandato il Presidente Napolitano nel discorso di fine anno: “Si è diffusa la convinzione che dei sacrifici siano inevitabili per tutti, ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini è di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. È quest’obiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere: è questo l’impegno cui non possiamo sottrarci”.

Il Papa Benedetto XVI, nel messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace ha detto che i giovani, portatori di un genuino spirito d’iniziativa devono essere valorizzati, “nella convinzione che essi, con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo. Essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace”.

E perché ciò sia possibile, occorre che i giovani siano aiutati ad assumere le proprie responsabilità, ad affrontare la fatica e il sacrificio e a non abbandonarsi alle false soluzioni spesso presentate dalla nostra società come la via più facile per superare i problemi quotidiani.

Un compito per noi non certo facile ma necessario e urgente se vogliamo essere coerenti con la nostra missione educativa.        

            Giuseppe Luca, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ,

3334358311- 095313028

Direttore Responsabile della “Letterina”

 

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ATTIVITÀ asasi

 

S. VALENTINO, UN COLPO DI FULMINE TRA MIUR E ASA

 

È stato approvato il D.L. 5/2012. Un aspetto molto innovativo è senz’altro quello dell’istituzionalizzazione delle reti, che non è finalizzata solo alla gestione di una parte dell’organico, ma è ad ampio spettro, come chiaramente detto nella lettera c) del citato art. 50 del Decreto Legge: “… costituzione, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di reti territoriali tra istituzioni scolastiche, al fine di conseguire la gestione ottimale delle risorse umane, strumentali e finanziarie”.

Per la prima volta è stabilita un’espansione territoriale dell’autonomia scolastica in modo formale e istituzionale, con l’obiettivo di ottimizzare l’utilizzazione delle risorse disponibili nella gestione dell’offerta formativa sul territorio.

Importante anche la previsione di un’intesa con la Conferenza Unificata, date le competenze che la Costituzione prevede in materia per Regioni ed EE.LL.

17.- (Consigli delle autonomie scolastiche). 1. così recita: “Con proprio regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le Commissioni parlamentari, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca provvede ad istituire a livello regionale e nazionale i Consigli delle autonomie scolastiche, composto da rappresentanti eletti rispettivamente dai dirigenti e dai presidenti dei consigli di indirizzo delle istituzioni scolastiche autonome e ne fissa le modalità di costituzione e di funzionamento”.

Sembrerebbe che il Governo, come futuro interlocutore, pensi alle Associazioni di scuole Autonome, proprio come noi le abbiamo interpretate: un’adesione con delibera del consiglio di istituto (organo politico di indirizzo e di controllo) e la rappresentanza gestita dal dirigente scolastico.

Bisogna fare un passo in avanti, o dovremo aspettare altri dieci anni prima di veder riconosciuto l’associazionismo delle scuole?

Sembrerebbe, comunque, che il Governo, come futuro interlocutore, pensi alle Associazioni di scuole Autonome, proprio come noi le abbiamo interpretate: un’adesione con delibera del consiglio di istituto (organo politico di indirizzo e di controllo) e la rappresentanza gestita dal dirigente scolastico. Un futuro quindi, in cui il ruolo centrale di interlocutore del MIUR, non è più interpretato dal sindacato, difensore di interessi di categoria, ma dalle scuole, per la difesa dell’interesse pubblico. Il rischio è che i sindacati, che hanno strutture ed esoneri, e molto tempo libero, influenzino e controllino queste elezioni annullando la loro autonomia. Come è avvenuto per i consigli d’istituto (dove siedono numerosi sindacalisti), per i consigli scolastici provinciali e per il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione che altro non sono che organismi di stretta osservanza sindacale. Consigliamo vivamente il Ministro, prima di eleggere i consigli delle autonomie scolastiche, di azzerare le RSU e gli esoneri sindacali, altrimenti sarà il solito buco nell’acqua.

Il MIUR si è deciso, infatti, a un passo clamoroso, ha convocato per il 14 febbraio le Associazioni di Scuole Autonome effettivamente operanti in Italia. Ha convocato anche l’ASAS. È possibile che tutto si risolva nella solita passerella, nel solito rito di modello sindacale in cui ciascuno dei partecipanti all’ennesimo “Tavolo tecnico” si fa intervistare per convincersi di esistere. Ma è anche possibile che si tratti di una pagina nuova nei rapporti interni all’Amministrazione. È possibile cioè che il Ministro abbia messo giudizio decidendo di cambiare interlocutori, intensificando i rapporti diretti con le scuole e rarefacendo quelli coi sindacati e le loro associazioni. Non è chiaro, infatti, perché il MIUR si ostini a finanziare 1.200 esoneri sindacali, 200 esoneri alle loro associazioni, finanzi i permessi delle RSU, raccolga i soldi delle deleghe attraverso il Tesoro a loro favore e trascurando le operazioni necessarie alla contabilità delle scuole, per riceverne in cambio eterno e pregiudiziale ostruzionismo, oltretutto su temi che non riguardano il contratto, ma la qualità dell’istruzione.

Come disse Masoch, il masochismo non conosce limiti.

L’idea di discutere, con chi rappresenta i consigli d’istituto e le scuole, di valutazione, di diritto allo studio, di organizzazione della didattica, di buoni libro, di PON, potrebbe finalmente portare il dibattito e i programmi del MIUR su binari corretti e costruttivi, invece che effettuare le solite retromarce su ogni proposta innovativa che metta in discussione ruoli e privilegi dei sindacalisti. La questione di Valorizza 2 è emblematica: appena i sindacati e le loro associazioni hanno fatto la voce grossa per impedire di valutare i docenti, il MIUR ha messo la coda tra le gambe e messo in naftalina il progetto. Come se avesse senso chiedere ai presidi di raggiungere obiettivi didattici in una situazione di totale ingovernabilità delle scuole.

L’ossessione è sempre la stessa: non si può far nulla che non sia condiviso dai sindacati, anche perché si scopre sempre che il MIUR è talmente infiltrato da sindacalisti, che assumere una posizione autonoma diventa sempre più difficile. I sindacati sanno che, godere di esoneri pagati da tutti i contribuenti, di assemblee fasulle in orario di lezione, di permessi frequenti in orario di servizio, è un’anomalia che lascia i partner europei basiti. Ma visto che il Ministro appare distratto, perché non continuare a provarci?

Siamo arrivato all’assurdo che il MIUR mantiene 1.400 esoneri sindacali e taglia 1.400 presidi con la scusa del dimensionamento delle istituzioni scolastici. Quindi c’è al MIUR qualcuno che pensa seriamente che sia più opportuno tagliare sui presidi e sui vicari, che sui sindacalisti che potrebbero benissimo pagarsi l’esonero con le deleghe degli iscritti. Ma lo sanno lor signori che le scuole senza presidi si stanno distruggendo?

Abbiamo chiesto al dott. Biondi se le scuole in reggenza potranno partecipare al programma di valutazione VALES. Ci ha risposto: “Naturalmente no”! Se la valutazione riguarderà, per adesione volontaria, 200 o 300 scuole su 10.000, è molto probabile che aderiranno le migliori scuole, nascondendo il panorama critico in cui versa l’istruzione pubblica.

Se il Ministro compisse la scelta di discutere con le scuole i problemi delle scuole, privilegiando gli interessi pubblici rispetto a quelli di categoria, potrebbe aprirsi una pagina nuova, finalizzata a dare speranza alle famiglie, che oggi rivelano preoccupazione all’atto di iscrivere i figli.

 

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www.asasicilia.org

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E ORA VALUTIAMO I PRESIDI

 

L’ultima novità nella scuola: quest’anno la valutazione del Miur sarà riferita ai dirigenti scolastici. I fondi distribuiti a tutti coloro che parteciperanno. Il ministero prosegue anche quest’anno nella valutazione delle scuole ma scompaiono i premi e a essere sottoposti alla procedura saranno i presidi, non i professori. Sono le novità di “VALeS - Valutazione e Sviluppo Scuola”, il progetto annunciato ieri dal ministero dell’Istruzione.

Saranno coinvolte le scuole del primo e secondo ciclo fino a un massimo di 300 istituti, avrà una durata di tre anni e ha come obiettivo la creazione di un modello di “valutazione organica di sistema”, come precisa il ministero.
Non sono previsti premi per le scuole che raggiungono i risultati migliori, ma finanziamenti per tutti gli istituti partecipanti sulla base degli obiettivi da raggiungere: alle scuole in maggiore difficoltà sarà dunque garantito un maggiore supporto per sostenere il piano di miglioramento. Inoltre l’Ocse, da quest’anno, collaborerà con il Ministero in tutte le tre fasi del progetto (analisi valutativa, miglioramento e valutazione finale) per assicurare l’allineamento dell’esperienza italiana con il panorama internazionale.

Un elemento di rilievo nella valutazione della scuola sarà il dirigente scolastico, la sua valutazione farà riferimento a indicatori individuati legati alla direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane, organizzazione e gestione delle risorse finanziarie e strumentali, promozione della qualità dei processi interni alla comunità professionale, sviluppo delle innovazioni, attenzione alle famiglie e alla comunità sociale, collaborazione con i soggetti istituzionali, culturali, professionali, sociali ed economici del territorio.

E i presidi non ci stanno. Roberto Tripodi, dirigente dell’Itis Volta di Palermo e presidente dell’Asasi: “L’UE ci ha chiesto di valorizzare i migliori docenti in cambio degli aiuti. Il Governo Berlusconi ha assicurato l’impegno e ha ricevuto gli aiuti. Il Ministro Profumo si è impegnato con le sperimentazioni VALORIZZA 2 e VALES, cioè a valutare contestualmente scuole, presidi e docenti. Dopo l’incontro coi sindacati rappresentativi e le associazioni, avendo avuto il parere favorevole da tre associazioni e quello negativo dalle altre dodici, il ministro ha fatto marcia indietro. In pratica si valuteranno solo i presidi e, alle scuole che si cimenteranno nella sperimentazione, sarà corrisposto un premio in denaro uguale per tutte solo per aver aderito, anche se i livelli organizzativi, amministrativi e didattici, sono totalmente negativi. Inutile dire che i presidi non possono raggiungere nessun obiettivo se gli sono tolti i poteri disciplinari nei confronti degli alunni, i poteri di valutazione sul personale, la possibilità di concorrere alle procedure di reclutamento del personale, e se, oltre alla propria scuola, gli si affida il coordinamenti di cinque o sei sedi staccate e la reggenza di altre due o tre scuole”.

E la Fnasa, la Federazione delle scuole autonome, chiede di valutare anche i professori: “Non ha senso valutare solo i presidi e verificare il raggiungimento degli obiettivi imposti, se non si valuta tutto il personale. È preferibile non creare un quattordicesimo organo collegiale istituendo un organismo di valutazione composto dal dirigente e due docenti eletti dal collegio, quando esiste già il Comitato di valutazione. Occorre semplificare le procedure di valutazione perché possano essere applicate nei tempi previsti”.

Flavia Amabile, www.lastampa.it

Blog dei Giornalisti

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SCUOLA  ATTIVA

 

ATTACCATI ALLA MAMMA? NO, ALLA TERRA I NOSTRI GIOVANI SONO ‘TERRONI’ NON ‘MAMMONI’

 

Hanno 16/17 anni e il loro obiettivo non è quello di restare vicino alla “mamma” ma inventarsi un lavoro nella propria terra per farla crescere. Se “mammoni” significa voler restare attaccati alla propria mamma, allora i nostri giovani studenti vogliono sentirsi definire “terroni”, perché loro invece si sentono inesorabilmente attaccati alla propria terra. La amano e si stanno impegnando per inventarsi un lavoro che non c’è, per restare sul territorio e contribuire alla crescita economica della loro terra, della Puglia e, possibilmente, di tutto il meridione.

Relativamente all’ultima uscita del ministro Cancellieri secondo cui i giovani sono tutti dei “mammoni”, ci piace far notare (anzi, non ci piace affatto) che qui, nel Salento, come nella maggior parte del meridione, la stragrande maggioranza dei giovani che cercano un lavoro sono ancora costretti ad emigrare (ebbene sì, siamo ancora degli emigranti, alla faccia del restare attaccati alla gonna di mammà). Ogni anno migliaia di giovani meridionali, diplomati e laureati, lasciano casa, amici e paese per recarsi al nord, in Europa e oltre, in cerca di una possibile occupazione, posto fisso o flessibile che sia. Lo sappiamo bene noi che operiamo nel mondo della scuola e che, dopo due mesi dal diploma, siamo puntualmente informati sulle scelte future dei nostri ex studenti (parliamo di quelli che hanno deciso di non proseguire gli studi) e, anno dopo anno, restiamo con quell’amaro in bocca causato da questa triste e persistente condizione.

Ed è per dare una svolta a questa tendenza che, da settembre scorso e per i prossimi tre anni, gli studenti della 3B dell’Istituto Costa di Lecce stanno lavorando per “inventarsi” un lavoro nuovo, basato sullo “sfruttamento” del riconoscimento Unesco della nostra sana e buona Dieta Mediterranea quale patrimonio immateriale dell’umanità e sul rilancio dei prodotti della terra e della cucina nostrana. L’intuizione dei giovani salentini è molto semplice, ossia se si riuscisse a far comprendere al resto d’Italia e al mondo intero (in primis Usa, Canada, Germania e Gran Bretagna) che il meridione d’Italia è la culla della Dieta Mediterranea e che i suoi prodotti e la sua cucina tradizionale rappresentano da sempre uno dei regimi alimentari più sani e gustosi che ci siano, allora, con l’incremento dell’interesse generale, si raggiungerebbero due grandi risultati: in primo luogo si otterrebbe la valorizzazione e la conseguente domanda economica dei prodotti (commercio); in secondo luogo, aumenterebbe il numero di visitatori stranieri in Italia interessati a gustare i nostri piatti e a scoprirne i segreti (turismo). Se questo accadesse, commercio e turismo avrebbero bisogno di un numero maggiore di operatori del settore che, tradotto in lingua corrente, significa maggiore occupazione, per tutti ma soprattutto per i giovani.

Per questo loro progetto gli studenti hanno creato e registrato il brand ex novo “Dieta Med-Italiana” (non è altro che la contrazione di Dieta Mediterranea Italiana) e opereranno nella promozione di quella che chiamano la “tripla A”, che non è quella decretata dalle agenzie di rating ma quella che viene fuori dalle iniziali di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente.

Nella loro visione, quindi, il futuro lavoro, loro e dei loro coetanei, si potrà esplicare attraverso:

1) il rilancio innovativo dell’agricoltura, dell’ittica e dei relativi prodotti;

2) la valorizzazione, promozione e commercializzazione in tutto il mondo del regime alimentare della Dieta Mediterranea “italiana”;

3) il rigoroso rispetto dell’ambiente.

I primi passi? L’utilizzo di siti web, blog e social network per diffondere e far conoscere il progetto nel resto del mondo e l’organizzazione in primavera di un grande evento, il “Festival della Dieta Med-Italiana”, capace di convogliare giornalisti, esperti, appassionati e curiosi, nazionali ed internazionali, là dove la Dieta Med-Italiana si pratica da centinaia di anni.

Se è vero che “volere è potere”, allora questi giovani stanno muovendo i primi passi verso quello che potrebbe essere l’inizio di un cambiamento radicale.

 

ITC “Costa” - Lecce,  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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L'INTERVISTA

 

ELENA UGOLINI E LA VALUTAZIONE

 

Intervista al Sottosegretario al Ministero dell’istruzione.

Sul tema della valutazione, un filo lega Profumo alla Gelmini: è l’impegno preso con l’Europa dal precedente governo di accrescere l’accountability delle singole scuole sulla base delle prove Invalsi e di valorizzare il ruolo dei docenti, ovvero il “capitale umano”. In questo contesto, autonomia “responsabile” e valutazione vanno insieme.

Ne abbiamo parlato con Elena Ugolini, sottosegretario all’Istruzione, esperta in materia, già membro degli organi direttivi dell’Invalsi.

Sono emersi alcuni punti fermi dell’azione dell’attuale Governo. Partendo dall’esperienza del progetto Vsq (Valutazione per lo sviluppo della qualità delle scuole), avviato lo scorso anno, si procede con l’obiettivo di arrivare ad una ottimale integrazione fra processi di autovalutazione e di valutazione esterna.

Quanto allo sviluppo della professionalità dei docenti e dopo il flop di Valorizza II, è meglio evitare di “mettere delle toppe in un vestito vecchio”, prevedere piuttosto un percorso di carriera e partire da nuove modalità di formazione iniziale e di reclutamento. Il tirocinio formativo attivo va in questa direzione. Ottenuto il parere positivo del Mef, dovrebbe a breve essere attivato dalle università.

E infine i dirigenti scolastici: da quest’anno si fa sul serio perché, sostiene la Ugolini, “la loro valutazione implica la valutazione della scuola di cui sono responsabili e quindi può avere una ricaduta positiva su tutto il sistema scolastico”.

La tematica della valutazione nella scuola è stata posta nel programma del governo Monti fin dall’inizio. Nell’audizione alla Camera del 10/1/2012, il ministro Profumo ha annunciato fra le dieci azioni prioritarie lo “sviluppo del sistema nazionale di valutazione” e lo “sviluppo della professionalità dei docenti”.

Lo scorso anno è stato avviato il progetto sperimentale Vsq (Valutazione per lo sviluppo della qualità delle scuole) che punta, attraverso la misurazione del miglioramento degli apprendimenti e del valore aggiunto operato dalle scuole, a distribuire incentivi economici e premialità per far scattare meccanismi virtuosi.

• Sottosegretario Ugolini, si intende continuare con convinzione su questa strada?

Valutare significa conoscere, capire i propri punti di forza e di debolezza, e trovare la strada per migliorare. Perché questo accada occorre un punto esterno di paragone che aiuti a rendersi conto della propria situazione. Quando gli esiti della prima indagine internazionale Pisa realizzata dall’Ocse nel 2000 dimostrarono la grande varianza di risultati tra studenti che frequentavano diverse tipologie di scuole superiori italiane e l’esistenza di un divario profondo tra Nord e Sud, non si diede il giusto peso alla notizia, dando la responsabilità degli esiti alla canalizzazione esistente nella scuola superiore italiana e ad una tipologia di prove giudicata “lontana” dalla nostra tradizione didattica.

Ci sono voluti anni per cominciare a costruire un sistema di rilevazione nazionale degli apprendimenti in grado di coinvolgere tutte le scuole italiane secondo la scansione e lo scopo fissati dalla legge del 25 ottobre 2007, n. 176, richiamata anche dal recente decreto sulla semplificazione e lo sviluppo (valutazione di sistema e misura del valore aggiunto delle scuole).

Leggendo con attenzione i rapporti che l’Invalsi ci ha restituito in questi ultimi tre anni emerge in modo evidente che le differenze cominciano già nel primo ciclo di istruzione, in un segmento di scuola in cui dovrebbero esistere le stesse condizioni per curriculum di studi, composizione delle classi, risorse, modalità di selezione e reclutamento di docenti e dirigenti.

Senza le rilevazioni svolte dall’Invalsi sarebbe stato impossibile avere un quadro così preciso e restituire puntualmente a tutte le istituzioni scolastiche (il 99,9%) dei dati che sono stati l’occasione per avviare a livello di collegi dei docenti e di consigli di classe una riflessione seria sul proprio lavoro, in paragone con gli esiti regionali e nazionali.

Valutare la scuola solo attraverso una rilevazione esterna, standardizzata degli apprendimenti senza usare altri indicatori e senza visite sul “campo”, non è sufficiente. La sperimentazione Vsq va in questa direzione e per questo può costituire un passo importante. Personalmente non credo che il calcolo del valore aggiunto che una scuola può dare in termini di crescita umana, culturale e professionale dei suoi studenti, possa risolversi con un algoritmo.

Il cuore della scuola è l’educazione, il rapporto che si può stabilire tra docenti e studenti all’interno delle migliaia di ore che contraddistinguono il percorso scolastico dei nostri figli, ed il suo valore aggiunto non può prescindere dall’esito nei livelli di scuola successivi, dall’inserimento nel mondo del lavoro, dal percorso fatto tenendo conto delle diverse condizioni di partenza. Le migliori esperienze che abbiamo a livello internazionale vedono una continua integrazione fra processi di autovalutazione e di valutazione esterna. La valutazione esterna senza un collegamento con la valutazione interna diventa un’azione di mero controllo che le scuole accettano con difficoltà, ma all’opposto la sola valutazione interna, senza indicatori comuni di riferimento e risultati attesi, rischia di essere un’operazione autoreferenziale.

Lo sviluppo della professionalità dei docenti è un’altra priorità, e si torna a parlare di “carriera”. Dopo il flop di “Valorizza II”, come si intende procedere?

La valutazione dei docenti ed il riconoscimento della loro professionalità, con premialità e sviluppi di carriera, è una delle questioni più importanti e più difficili che abbiamo da tempo in campo.

Basti pensare a ciò che ha comportato la disfatta sulla proposta di valutazione dei docenti migliori tramite il cosiddetto “concorsone” nell’anno 2000 e che ancora portiamo in memoria e le difficoltà che ha incontrato la sperimentazione “Valorizza”. Su un terreno così delicato non possiamo sbagliare. Stiamo parlando di un impatto su oltre 700.000 persone. Un percorso di carriera dei docenti può essere ipotizzato seriamente solo se ritorna al primo posto il tema dell’aggiornamento, della riqualificazione professionale e della valorizzazione delle competenze dei docenti che costituiscono il perno della scuola. Mi sembra sia in parte quel che ci dice l’Europa quando ci chiede: “Come intende il Governo valorizzare il ruolo degli insegnanti in ogni singola scuola? E quale tipo di incentivi il Governo intende mettere in campo?” (domanda di chiarimento n. 14).

Personalmente ritengo che sia sbagliato mettere delle toppe in un vestito vecchio. Prima di parlare di valutazione dei docenti occorre prevedere un loro percorso di carriera ed impostare diversamente le modalità di formazione iniziale e reclutamento dei docenti. La prima valutazione seria deve essere fatta in ingresso, valutando sul campo le loro capacità.

Rispetto ad anni fa sono stati fatti due passi fondamentali che non bisogna perdere: l’istituzione dell’anno di tirocinio formativo attivo che prevede più di 400 ore svolte a scuola con un esame finale in cui il peso della scuola può essere determinante per il conseguimento dell’abilitazione; la distinzione netta tra abilitazione e reclutamento.

Occorrerebbe molto più spazio per esporre le implicazioni positive che questi due punti potrebbero avere per la valorizzazione della professionalità dei docenti, mi limito ad accennarne solo a due: premiare i docenti senior migliori mettendo a frutto le loro competenze per la formazione dei giovani insegnanti in un raccordo stretto con il mondo universitario, della ricerca, delle associazioni disciplinari e professionali; spezzare la catena di una graduatoria infinita che umilia e rende i docenti precari a vita.

Sto parlando di cose concrete. Il tirocinio formativo attivo ha già avuto il parere positivo della funzione pubblica e tra pochi giorni avrà quello del Mef. Saranno le università e le scuole sedi di tirocinio a fare il primo grande passo verso questo cambiamento di rotta. Da subito.

Il terzo elemento di valutazione non può che riguardare i dirigenti scolastici. Da dove ripartire dopo vari tentativi andati male?

Ritengo che la valutazione della dirigenza scolastica sia la vera priorità. Non solo perché i dirigenti scolastici sono gli unici dirigenti della pubblica amministrazione a non essere valutati, ma anche perché la loro valutazione implica la valutazione della scuola di cui sono responsabili e quindi può avere una ricaduta positiva su tutto il sistema scolastico, ed infine perché, motivo non trascurabile, è da anni che i dirigenti chiedono di essere valutati. Per fare un po’ di chiarezza penso sia il caso di ripercorrere brevemente la “storia” della valutazione della dirigenza in Italia.

Il progetto Sivadis, promosso in via sperimentale dal Miur a partire dall’anno 2003, vede ben tre sperimentazioni e trova supporto in alcuni passaggi dell’art. 20 del contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale dirigente.

Il monitoraggio dell’Invalsi sul progetto Sivadis, registra alcuni punti critici, fra cui: la trasparenza delle procedure e l’oggettività dei criteri, l’omogeneità dell’applicazione in campo nazionale e regionale, la ponderazione delle diverse condizioni operative in cui i dirigenti esercitano il loro ruolo, l’assenza di un quadro comune di dati di riferimento.

La legge finanziaria del 2006 assegna all’Invalsi il compito di: formulare al Ministro dell’istruzione proposte per la piena attuazione del sistema di valutazione dei dirigenti scolastici; definire le procedure da seguire per la valutazione; formulare proposte per la formazione dei componenti del team di valutazione.

Sulla base di tale mandato l’Invalsi nel 2008 presenta al Ministro un documento: “La valutazione dei dirigenti scolastici” contenente una proposta che avrebbe dovuto toccare tutti i dirigenti scolastici in servizio in modo progressivo per arrivare a regime nel giro di tre anni.

Quella proposta non diventa mai operativa ed ora il sistema di valutazione della dirigenza scolastica deve essere necessariamente rivisto alla luce della legge n. 15 del 4 marzo 2009, cui ha fatto seguito l’emanazione del D.L.vo n. 150 del 27 ottobre 2009. Si tratta, in sostanza, di fornire ai dirigenti alcuni indicatori per effettuare una diagnosi sull’istituto scolastico, per meglio definire gli obiettivi su cui sviluppare un piano di miglioramento della scuola che porterà a quei risultati su cui indirizzare il processo di valutazione attraverso dei nuclei di valutazione esterna.

Quali sono i primi passi concreti per lo sviluppo del sistema di valutazione?

La norma sul potenziamento del sistema nazionale di valutazione presente all’interno del decreto legge sulla semplificazione e sviluppo approvato nel consiglio dei ministri dello scorso 27 gennaio, riconsegna all’Invalsi il compito di ridisegnare il modello della valutazione della dirigenza scolastica e, “nelle more della definizione di un sistema organico e integrato di valutazione delle istituzioni scolastiche, delle università, della ricerca e dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica”, affida all’Invalsi il coordinamento funzionale del sistema nazionale di valutazione così come individuato dalla legge del 26 febbraio 2011, n. 10. Ora non si può più perdere tempo prezioso.

È chiaro che una legge non basta, qualunque processo di valutazione per essere portato a termine con successo ha bisogno di essere condiviso con tutti le parti in causa, ma ritengo che i tempi siano maturi per procedere. Il primo campo d’azione potrebbero essere quelle regioni dell’obiettivo convergenza dove da anni l’Europa sta investendo in modo consistente.

Giovedì 19 gennaio, a Napoli, ho avuto la possibilità di incontrare insieme al ministro Profumo, il ministro Barca ed il commissario Rhen, 300 dirigenti delle regioni del Pon. Chiedevano di essere valutati e di procedere sulle sei azioni che il ministro Barca presenterà nei prossimi giorni all’Unione europea.

Desidero elencarle perché potrebbero diventare i punti su cui mettere al lavoro tutta la scuola italiana: rafforzamento raccordo scuola-lavoro e sviluppo poli tecnici-professionali; orientamento; lotta alla dispersione e costruzione di prototipi anche in rete con il privato sociale; potenziamento delle competenze di base degli studenti e piano di formazione e sviluppo professionalità docenti e dirigenti, valutazione e piani di miglioramento delle scuole; mobilità studenti, docenti, internazionalizzazione e miglioramento competenze linguistiche; messa in sicurezza degli edifici scolastici, ampliamento laboratori e costruzione nuovi edifici scolastici.

Anna Maria Bellesia

La Tecnica della scuola n. 11

del 10 febbraio 2012

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NOTIZIE

 

HABEMUS LEGEM: STORIA DI SICILIA

 

Il solenne battesimo della Legge regionale n.9 del 31 maggio 2011 si è tenuto a Catania il 10 febbraio presso il polo didattico della Facoltà di Scienze Politiche.

Presente il Governatore di Sicilia, Raffaele Lombardo, l’Assessore regionale Mario Centorrino. l’on. Nicola D’Agostino deputato all’ARS e proponente la legge 9/2011, il mondo accademico delle università di Palermo con il prof. Giovanni Ruffino, il preside Giuseppe Barone della Facoltà di Scienze Politiche che ha ospitato il convegno regionale ed il professori Domenico Ligresti, Salvatore Trovato e Gabriella Alfieri dell’Università di Catania.

Numerosi dirigenti e docenti delle scuole di Messina, Catania, Siracusa, Ragusa, Enna hanno accolto l’invito dell’assessore e si è dovuta allestire una seconda sala con collegamento video.

La scuola siciliana ha ben accolto la legge regionale da tempo attesa e preceduta da positive esperienze di formazione che a Catania hanno formato oltre 250 docenti. Ora che la strada è tracciata occorre metter in moto la macchina organizzativa per attuarla nello spirito e nella forma.

Negli interventi i relatori hanno messo in luce l’importanza e la valenza della legge regionale composta da soli quattro articoli e che intende “promuovere la valorizzazione, l’insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole di ogni ordine e grado”.

È stato più volte evidenziato che la presente legge non comporta oneri a carico del bilancio regionale e ciò ha lasciato molto perplessi, anche perché le iniziative che stanno per essere messe in atto comportano certamente delle spese. Sono stati, infatti, programmati: corsi di formazione per docenti,costituzione di scuole polo, sito Web e forum per una rapida consultazione dei testi, pubblicazione di libri guida per i docenti e manuali didattici per gli studenti.

Per i docenti è stato richiesto un adeguato riconoscimento mediante crediti universitari ed il primo corso per docenti formatori sarà avviato nel mese di marzo, promosso e coordinato dalla Facoltà di Scienze politiche di Catania.

L’on. D’Agostino, presentatore della legge ha più volte rilevato che non è prevista un’ora in più di scuola, né tanto meno un’ora specifica di “storia di Sicilia”, bensì si sollecita la conoscenza letteraria, storica, geografica e linguistica della Sicilia nella trasversalità degli insegnamenti disciplinari, che secondo alcuni docenti sono cose già fatte, ma si è dimostrato che non sempre e non tutti i ragazzi hanno avuto le medesime opportunità, né che il lavoro culturale d’informazione e formazione sull’identità siciliana sia stato adeguato e pertinente.

La difficoltà della scuola di costruire interdisciplinarità potrebbe essere superata attraverso questo nuovo impegno professionale che aiuta a riscoprire e valorizzare l’identità del popolo siciliano e le sue peculiarità.

Mentre si diffonde al Nord la cultura dell’appartenenza, utilizzando anche forme secessioniste, per la scuola siciliana, questa tappa costituisce una pietra miliare, ha detto il governatore Lombardo, annunciando anche che nei prossimi mesi si metterà in atto un “federalismo fiscale” nelle regioni Sicilia e Sardegna.

Occorre, comunque, rilanciare un percorso di specifica formazione regionale e promuovere un effettivo apprendimento, capace di produrre adeguate modifiche nei comportamenti, finalizzati alla valorizzazione, all’apprezzamento, alla tutela del nostro ricco patrimonio artistico, culturale e linguistico.

È bene che i nostri ragazzi conoscano in maniere più approfondita i personaggi siciliani della storia e della letteratura italiana, distinguano i segni e le documentazione artistiche greco romane e delle diverse dominazioni dell’Isola, araba, normanna, aragonese e quindi sappiano apprezzare il valore della lingua siciliana che non è un comune dialetto regionale.

La cooperazione con l’Università che apre sportelli di ascolto (il lunedì e venerdì presso la Facoltà di Scienze politiche; il giovedì tramite la Fondazione Verga tel 095.7150623 - Via S. Agata) annuncia una nuova stagione che alimenta di speranza il cammino della legge che, per essere tale, deve essere applicata e messa in atto.

 

Giuseppe Adernò, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 349.5608663 Presidente provinciale ASASI Catania

Preside dell’I.C. “G. Parini”, Via Quasimodo, 3

95126 CATANIA 095.497892 - FAX 095.4032652

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RIFLESSIONI

 

IL METODO REPUTAZIONALE PER LA VALUTAZIONE DEI DOCENTI?

 

Il progetto “Valorizza” i cui risultati sono stati presentati il 7 dicembre a Roma alla presenza del neoeletto Ministro del MIUR, prof. Profumo si è basato sul metodo reputazionale per individuare e “premiare” i docenti percepiti come i migliori di una scuola.

Ho avuto modo di ascoltare in streaming (viva la tecnologia) gli interventi dei relatori e del ministro Profumo al convegno conclusivo e ho trovato l’esperienza interessante e meritevole di approfondimento (studiare prima di giudicare).

È noto che in qualunque ambito, lo sanno bene i pubblicitari, esiste un livello di giudizio di tipo olistico sulla bontà di un servizio, di una prestazione o di un prodotto. Gli elementi che stanno alla base di un tale giudizio non sono facilmente individuabili e in buona parte sfuggono alle descrizioni e alle classificazioni. Che cosa fa di un libro un best seller? Che cosa fa di un film un evento planetario? Che cosa fa di un medico un buon medico? E per restare nel nostro ambito, cosa fa di un insegnante un buon docente? Spesso quello che guida il nostro giudizio e di conseguenza, molte nostre scelte è la reputazione. Qualcosa d’intangibile che tuttavia quando è costruita diventa una garanzia di “qualità” e, per così dire, si autoalimenta. È necessario un tempo lungo per costruire una reputazione (un po’ meno per rovinarla). Una scuola che funziona, con docenti seri e preparati, attira inesorabilmente più studenti e resiste alle fluttuazioni demografiche, al calo delle nascite, alle innovazioni selvagge e ai tagli indiscriminati. Al contrario quando le condizioni di buona gestione di una scuola e la presenza di un corpo insegnante qualificato vengono a mancare, si assiste in breve tempo alla fuga degli studenti e a una drastica diminuzione delle classi. Poi quando si sceglie la scuola, è indicata una determinata sezione perché c’è un insegnante stimato (o più), cui si sceglie di affidare l’istruzione del proprio figlio.

Risultato potenziato dal cosiddetto “effetto Banana”, dal caso letterario di “Kicthen” di Banana Yoshimoto, sconosciuta (allora) scrittrice giapponese che con il passaparola dei lettori (e non c’era ancora internet) e senza nessun investimento pubblicitario divenne un caso letterario e costrinse le case editrici di tutto il mondo a ristampe continue (e il successo continua ancora).

Il contestatissimo progetto “Valorizza” ha dimostrato che i giudizi di studenti, genitori e docenti sono risultati convergenti nel giudizio espresso sui docenti nel 64% dei casi e nel 35% due intervistati su tre hanno indicato gli stessi nomi. Gli insegnanti che a giudizio pressoché unanime sono stati percepiti come buoni insegnanti sono stati brunettianamente premiati con una mensilità in più.

Tra le proposte fatte nel Convegno conclusivo del 7 dicembre (il rapporto completo sulla sperimentazione si trova su www.treelle.org) vi è stata quella di aumentare a due mensilità annue la premialità e di mantenerla per un triennio in modo da far diventare appetibile sottoporsi alla valutazione. Nel primo anno di sperimentazione “Valorizza” ha coinvolto su base volontaria 300 scuole di 3 regioni (Campania, Lombardia e Piemonte) e ha riguardato solo i docenti che hanno scelto di aderire. Il nucleo di valutazione è stato composto di due docenti eletti dal Collegio e dal dirigente scolastico ed è stato lasciato quindi alla scuola il compito di gestire il processo.

Genitori, studenti e docenti sono stati chiamati a indicare i tre docenti della scuola ritenuti migliori ma non sapendo chi sarebbe stato effettivamente oggetto di valutazione incrociata. Infatti, solo alla fine del processo con la pubblicizzazione dei docenti premiati (e non di quelli non premiati) sono stati resi noti i nomi di chi ha scelto di farsi valutare e non prima.

I genitori e gli studenti (del quarto e quinto anno) hanno indicato tre docenti della scuola, non necessariamente della classe, con la possibilità di dare delle motivazioni (con lui/lei gli alunni ottengono ottimi risultati; sa mantenere la disciplina; con lui/lei gli alunni studiano più volentieri; è capace di far lavorare in gruppo gli alunni; usa metodi e strumenti innovativi; ha buoni rapporti con le famiglie; altro, a composizione libera).

I docenti che hanno scelto di farsi valutare hanno compilato un questionario di autovalutazione predisposto dall’Università La Sapienza di Roma e un curriculum vitae in formato europeo appositamente predisposto, le due operazioni sono state fatte con compilazione on line per agevolare e snellire le operazioni. Gli intervistati hanno ammesso di avere trovato particolarmente utile la riflessione suscitata dal questionario di autovalutazione.

A quanto risulta dai resoconti sindacali “Valorizza 2” non sarà riproposto nonostante il parere positivo espresso dalle scuole che l’hanno sperimentato, per il fermo rifiuto di molte organizzazioni sindacali, GILDA e CGIL in testa, e pertanto il MIUR ha fermato la seconda annualità. Parte invece il progetto VALES, pare con la benedizione di tutti i sindacati, che punta alla valutazione dei dirigenti (sacrosanta) e delle scuole dagli esiti delle prove INVALSI e quindi degli studenti. Insomma pur di non parlare della valutazione degli insegnanti accetteremo anche le vituperate prove INVALSI.

Sono ormai molti anni che si cerca di fare entrare nelle scuole la cultura della valutazione e molte buone esperienze sono state fatte (dall’IPRASE di Trento, al FARO della Sicilia, ai diversi progetti di autovalutazione con il metodo della ricerca-azione realizzati nelle scuole come il progetto “angelo” realizzato a Palermo, al portfolio del docente di recente sperimentazione) e potrebbero essere utilizzate per avviare, finalmente, processi significativi di valutazione e autovalutazione nelle scuole nell’ottica del miglioramento continuo. Appare urgente soprattutto rompere il tabù della non-valutabilità della docenza che ideologicamente è confusa e scambiata con la libertà di insegnamento e con l’assunto che tutti i docenti sono uguali e ugualmente meritevoli (senza entrare nel merito del concetto di premialità e con tutte le riserve possibili sulle differenze stipendiali).

Naturalmente il progetto “Valorizza” non può rappresentare “il metodo” per la valutazione e il miglioramento delle scuole poiché ha guardato solo uno degli aspetti del problema e non la complessità che la valutazione del sistema scuola comporta però, forse, valeva la pena di capirlo meglio. Bisognerebbe chiedere alle scuole e ai docenti che lo hanno sperimentato.

 

Anna Maria Catalano, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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DIMENSIONAMENTO DIETRO LE QUINTE

 

Leggendo i comunicati stampa sindacali in merito al tavolo regionale di consultazione per il dimensionamento scolastico c’è da stare molto attenti circa le tante verità non espresse.

Ascoltando il racconto diretto dei testimoni oculari alla consultazione si apprendono alcune novità non pubblicizzate come quella della richiesta della CGIL di cassare la delibera del Comune di Caltagirone, forse la delibera più completa e ben fatta, ed anche l’ANP, rappresentata al tavolo dal presidente regionale Riccardo Occhipinti, si è dichiarata contraria alla saggia delibera del Comune calatino per proteggere, forse, qualche posto di dirigente.

Si sono verificati nel corso della contrattazione dei misteriosi gesti di scambio tra scuole e plessi. Alcune di queste, con più plessi si sono trasformate in “donatori di organi” in quanto hanno distribuito plessi alle scuole vicine e altre hanno lanciato dei “salvagente” per tenere in piedi per qualche anno ancora delle istituzioni fragili che contano pochi alunni.

Per alcune situazioni particolari è sembrata proprio una gara di “solidarietà”, pur di tenere in piedi delle realtà che non offrono garanzia di continuità e di sviluppo.

Come faranno a vivere la scuole piccole con un preside “reggente”, due assistenti amministrativi di cui uno beneficiario della Legge 104, con tre bidelli in quattro plessi?

Come farà una piccola scuola a gestire i fondi dei PON che costituiscono al momento l’unica risorsa certa per le scuole?

Per quanto tempo ancora potranno continuare a restare distinti i circoli didattici dalle scuole medie,anche con 600,700 studenti, in contrasto con la norma che suggerisce l’attivazione di “istituti comprensivi”?

Il dimensionamento che dovrebbe tendere a rendere la scuola autonoma capace di gestire risorse risulta a volte una forzatura artificiosa, specie quando, aggregando plessi a volte eterogenei registra il quorum di un dato numerico, senza, però, tener conto delle scelte dei genitori, i quali, se non saranno contenti, chiederanno il nulla osta o non rinnoveranno l’iscrizione, trasferendosi altrove.

La logica territoriale dovrebbe prevalere su altre strategie alchemiche e, utilizzando come criterio di aggregazione territoriale quello dei distretti sanitari, anche il settore scuola potrebbe avere una suo omogeneità territoriale.

Mettere insieme realtà e contesti sociali diversificati e a volte contrastanti, invece di produrre progresso e socialità, determina scissione e divisione all’interno della nascente “comunità scolastica”, nella quale alcuni si sentono “privilegiati” ed altri si definiscono “servi della gleba”.

Sono frequenti, specie nelle scuole del secondo grado, che diverse succursali della scuola madre nel capoluogo di provincia, trasformano i piccoli comuni periferici in costellazioni stellari con variopinti “punti luce” senza la necessaria funzionalità e l’aderenza al territorio.

Le scelte politiche regionali che salvaguardano alcune “prerogative”, in verità mai valorizzate prima, al momento producono una situazione ibrida, che non ha una definita chiarezza, né tanto meno una garanzia di stabilità.

Povera scuola siciliana senza prospettive di futuro!

Cerchiamo di non perdere la speranza e sforziamoci di scrivere dritto su righe storte e, mentre si evidenziano alcune anomalie presenti nel piano, si auspica che si possa garantire un buon servizio all’utenza.

 

Giuseppe Adernò, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 349.5608663 Presidente provinciale ASASI Catania

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CONCORSO DS: COSA FARE DOPO LE SENTENZE DEL 3 FEBBRAIO?

 

Con le sentenze del 3 febbraio 2012, il TAR del Lazio ha posto fine, di fatto, alla controversia interminabile che opponeva amministrazione e ricorrenti nel concorso per Dirigenti Scolastici. Il TAR ha voluto affermare, dinanzi alle valangate di ricorsi seriali, che per mandare all’aria un procedimento amministrativo serio e importante occorrono motivazioni altrettanto serie e importanti. Quelle sentenze, di cui hanno dato scarsa informazione stampa di settore e sindacati, hanno sorpreso non solo perché hanno respinto tutti i ricorsi. Questo era, tutto sommato, abbastanza prevedibile. L’elemento imprevisto è stata la motivazione. Dice il TAR:

1) I ricorrenti non hanno partecipato agli scritti in quanto non hanno superato le prove preselettive. Se noi accogliessimo le loro richieste non daremmo loro alcun vantaggio. Pertanto un giudizio favorevole è del tutto inutile.

2) I ricorrenti sostengono che le domande sono errate, ma tali asserzioni non sono provate. Né si intravedono in quelle domande elementi illogici o contraddittori. Inoltre il giudizio sulla bontà di una domanda attiene alla discrezionalità tecnica di chi ha elaborato tali domande. Con queste motivazioni il TAR, dunque, non solo ha negato la sospensiva, ma ha lasciato intravedere come ragionerà nel merito. Il TAR ha voluto far conoscere il suo pensiero: “I quesiti non sono manifestamente errati. Inoltre, stabilire se una domanda è opportuna, inopportuna o dubbia rientra nella discrezionalità tecnica di chi ha elaborato le domande”. Mi pare una pietra tombale sui ricorsi che riporta l’Italia alla normalità. D’ora innanzi si potrà ricorrere solo per motivi forti e personali, come avviene in tutta Europa. Si potrà ricorrere, ad esempio, se uno ha preso 79/100 e dimostra che una domanda era sbagliata. Oppure se ha preso 77/100 e 3 domande erano illeggibili sul suo libro. È così che ci si comporta in Europa.

Naturalmente è opportuno che anche l’amministrazione impari la lezione dal TAR e capisca che anche lei deve comportarsi come in tutta Europa. Inizi subito a farlo. Io vorrei fornirle, dal mio piccolo, 6 suggerimenti. Sono facili da applicare e gratuiti. Anzi fanno risparmiare perché prevengono i ricorsi.

1) Pubblichi sui propri siti istituzionali lo stato di avanzamento dei lavori con cadenza settimanale. I candidati sappiano quanti elaborati sono stati corretti settimanalmente e da quale sottocommissione. È nello spirito della L. 241/1990 e del D. Lgs. 150/2009.

2) Pubblichi settimanalmente quanti hanno raggiunto la soglia minima dei 21/30. Questo tranquillizza i candidati perché li convince che non ci saranno aggiustamenti finali per assecondare oscuri interessi, ma la correzione terrà conto solo dei criteri di valutazione.

3) Pubblichi la griglia di valutazione delle prove. Alcune regioni l’hanno già fatto, ma la maggioranza non ancora. Essere valutati sulla base di elementi che i candidati non conoscono può essere elemento di facile contenzioso. Una pubblicazione tardiva è sempre meglio di una non pubblicazione.

4) Pubblichi ciascuna regione uno schema di gestione degli orali. Si indichi la durata di ciascun orale, la durata del colloquio in inglese, la durata del colloquio in informatica, la griglia di valutazione degli orali. Si indichi, al momento della pubblicazione dell’elenco degli idonei, la sottocommissione con cui ciascun candidato farà il colloquio orale.

5) Si eviti di correggere solo il primo elaborato nel caso in cui un candidato non raggiunga la soglia dei 21/30. La mancata correzione della seconda prova sarebbe ineccepibile sotto il profilo giurisdizionale, ma creerebbe polemiche e attiverebbe migliaia di ricorsi che tutti hanno l’interesse a evitare.

6) È di fondamentale importanza che l’amministrazione sappia che il prossimo anno ci saranno, in alcune regioni, almeno il 40% delle scuole sprovviste di dirigenza scolastica. Sarebbe gravissimo se il prossimo 1o settembre tali scuole restassero sprovvisti di dirigente scolastico. Allora l’amministrazione si attivi e inviti i commissari a un impegno generoso e intensivo. Potrebbe essere utile che le correzioni avvengano a tappe forzate nel periodo di Pasqua. Questo eviterebbe che il prossimo anno 2.000 scuole e, di conseguenza, 2.000.000 di studenti siano senza un capo di istituto. La situazione di questi ultimi 2 anni sta dimostrando la fragilità di quelle istituzioni sprovviste di dirigente scolastico.

Silos Ignance,(a scuolacongaudio: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

 

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LETTERE ALLA REDAZIONE

 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

* Vincenzo Lorefice scrive:

Gentili signore, cari signori, ho il piacere di invitarvi al Gran Gala UNICEF “Zero…per la vita” che avrà luogo martedì 28 febbraio, con inizio alle ore 20, presso il Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania.

L’iniziativa è organizzata da questo Comitato Provinciale ed è finalizzata alla raccolta di fondi a sostegno della Campagna UNICEF “Vogliamo ZERO” che consiste nel finanziamento della “Strategia accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo della prima infanzia”, un pacchetto integrato di interventi, con alimenti, vaccinazioni, vitamina A, zanzariere e altri strumenti essenziali per la sopravvivenza dei bambini.

Non c’è tragedia più grande della morte di un bambino ma se pensiamo che ogni giorno nel mondo muoiono 22.000 bambini sotto i 5 anni e che, nella stragrande maggioranza dei casi, a spezzare quelle vite appena iniziate non sono mali incurabili o incidenti imprevedibili ma semplicemente malaria, malnutrizione, morbillo e acqua contaminata, banalissime malattie che possono essere prevenute e curate con pochi centesimi, quelle morti diventano inaccettabili.

L’obiettivo dell’UNICEF è, appunto, quello di arrivare a ZERO.

Ciascuno di noi per assistere allo spettacolo dovrà versare un’offerta minima di 25 €uro per un posto in galleria, di 35 euro per un posto in palco o 45 euro per un posto in platea. In ciascun caso l’offerta versata è comprensiva dell’adozione di una Pigotta che ci sarà consegnata solo al momento dell’ingresso in teatro.

Importanti personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport hanno già confermato la loro partecipazione, mentre sul palco si esibiranno ensamble musicali, cori e solisti e potremo ammirare performance di stile e di gruppi di danza e di ballo. Interverrà, in qualità di GWA, Goodwill Ambassador dell’UNICEF Italia, il ballerino Kledi Kadiu.

Gli artisti che si esibiranno sul palco, dalla presentatrice ai musicisti, dai cantanti ai ballerini, hanno tutti confermato la loro adesione a titolo totalmente gratuito.

La prenotazione dei posti e il versamento delle offerte, il cui importo, se effettuato con bancomat o assegno, è deducibile ai sensi di legge, devono essere eseguiti esclusivamente presso la sede-punto d’incontro del Comitato Provinciale di Catania per l’UNICEF, in via Montesano,15 (zona Prefettura), dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20, sino ad esaurimento posti.

Grazie.

Vincenzo Lorefice presidente

Infoline: 095320445 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

UNICEF Comitato Provinciale di Catania

Via Montesano, 15 95131 CATANIA
Tel. 095320445 - Fax 0957151638

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ULTIMORA!!!

 

INTERVISTA A LORENZO MILANI   

 

Alla seduta spiritica della ASASi di questa settimana, mentre i medium dell’associazione erano seduti attorno a un tavolo in una sala blu come la volta celeste all’imbrunire, è apparso Don Milani.

Lorenzo Milani Comparetti era figlio di un’agiata famiglia di intellettuali fiorentini, secondogenito di Albano Milani e Alice Weiss, pronipote del filologo Domenico Comparetti e di sua moglie Elena Raffalovich, sostenitrice e creatrice di giardini d’infanzia froebeliani, e nipote di Luigi Adriano Milani. La sua famiglia non era mai stata religiosa, quando non espressamente anticlericale. I Milani avevano battezzato i loro figli solo per paura di ripercussioni in epoca fascista, dato che la madre Alice era ebrea, anche se non-credente. Lorenzo lo chiamò sempre il suo “battesimo fascista”. Nel dicembre del 1954, a causa di screzi con la Curia di Firenze, venne mandato a Barbiana, minuscolo e sperduto paesino di montagna nel comune di Vicchio, in Mugello, dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto alle classi popolari, dove, tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva. Gli abbiamo posto domande a bruciapelo:

ASASi: Don Milani, la sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana, un paese con un nucleo di poche case intorno alla chiesa e molti casolari sparsi sulle pendici del monte Giovi: con il bel tempo si faceva scuola all’aperto sotto il pergolato. La scuola di Barbiana era un vero e proprio collettivo dove si lavorava tutti insieme e la regola principale era che chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni all’anno. Lei non aveva i PON, non aveva il piano d’evacuazione, non aveva le funzioni strumentali, non aveva i PIP e i CO.CO.CO., ma come è possibile che i suoi ragazzini contadini apprendessero?

Don Milani: Opera fondamentale della scuola di Barbiana è “Lettera a una professoressa” (maggio 1967), in cui i ragazzi della scuola denunciavano il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva l’istruzione delle classi più ricche (i cosiddetti “Pierini”), lasciando la piaga dell’analfabetismo in gran parte del paese. La Lettera a una professoressa fu scritta negli anni della mia malattia. La professoressa era Adele Corradi, ha 88 anni ed è ancora viva, anzi ha appena pubblicato le sue memorie. Alla mia morte il libro ricevette un incremento di vendite incredibile, diventando uno dei moniti del movimento studentesco del ‘68. Fui io ad adottare il motto “I care, letteralmente m’importa, ho a cuore (in dichiarata contrapposizione al “Me ne frego” fascista), che sarà in seguito fatto proprio da numerose organizzazioni religiose e politiche. Questa frase scritta su un cartello all’ingresso riassumeva le finalità educative di una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.

ASASi: Don Lorenzo, con questa filosofia di promuovere tutti e di non selezionare, lei ci ha rovinato irrimediabilmente, se ne rende conto? Ma perché fece questa scelta infausta?

Don Milani: Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati ASAS, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Parli dunque il prete di governi e di politica, ma solo per criticarli. Mostri al cristiano soltanto quanto lontano egli sia dall’ideale altissimo del cristianesimo e mai lodi le realizzazioni terrene dei cattolici che saranno sempre terribili parodie dell’ideale. Ovviamente le autorità ecclesiastiche fecero ritirare il libro dal commercio.

ASASi: Ma chi glielo faceva fare? Perché non si impiegava allo IOR o ai Musei Vaticani? Perché non prese la tessera dell’Opus Dei o di Comunione e Liberazione?

Don Milani: La scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione, la rovina; bisognava che i giovani con le buone o con le cattive capissero la differenza e si buttassero dalla parte giusta. Voi non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta e vi buttate come disperati sulle pagine dello sport. È il padrone che vi vuole così perché chi sa leggere e scrivere la prima pagina del giornale è oggi e sarà domani dominatore del mondo. Vi prometto davanti a Dio che questa scuola la facevo unicamente per dare un’istruzione e che dirò sempre la verità di qualunque cosa, sia che serva alla mia ditta, sia che la disonori, perché la verità non ha parte, non esiste il monopolio come le sigarette.

ASASi: Ma lei insegnava anche a chi era comunista e dichiarato nemico della Chiesa?

Don Milani: Io gli insegnavo il bene, gli insegnavo a essere un uomo migliore, e se poi continuava a rimanere comunista, sarà stato un comunista migliore. Il disoccupato e l’operaio d’oggi dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro, che ha come loro sentito che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, come loro ha lottato per un mondo migliore. “Università e pecore” è un’opera che ho tenuto in archivio per tutta la vita. In quest’opera, scritta a un amico magistrato, descrissi, in un episodio reale e crudo, la vita dei pecorai, Adolfo e Adriano, e del signorino: “... così Adolfo ha passato la sua infanzia con le pecore e ora è grande e lavora invece il podere e colle pecore manda Adriano. E Adriano ha già 10 anni ma è analfabeta come il suo babbo solo perché non può andare a scuola perché ha da badare le pecore che hanno da fare la lana e gli agnelli e il cacio. E poi si vende la lana e gli agnelli e il cacio e la metà d’Adolfo basta solo per campare mentre la metà del signorino messa insieme a altre metà di altri poderi basta bene per andare a scuola fino ai 35 anni e far l’assistente universitario volontario cioè non pagato e vivere nei laboratori e nelle biblioteche là dove l’uomo somiglia davvero a colui che l’ha creato che è sola mente e solo sapere”.

ASASi: Priore, cosa pensa del Piano di dimensionamento della rete scolastica, varato ufficialmente dalla Regione Siciliana, ma in realtà scritto dai sindacati con criteri clientelari?

Don Milani: Per me … è una boiata pazzesca!   


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