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Letterina ASASI n 342 del 29 novembre 2012

È in distribuzione la Letterina ASASI n 342 del 29 novembre 2012 nel formato open document  Letterina n. 342 - 29 novembre 2012 formato open document (.odt). Qualora non riuscisse ad aprire la Letterina in tale formato, con il seguente link è possibile scaricare la letterina in formato pdf  Letterina n. 342 - 29 novembre 2012 formato PDF (.pdf)  o in formato word 2003 (senza formattazioni e immagini) contenuta in un file .zip Letterina n. 342 - 29 novembre 2012 formato word 2003 (.doc)

SOMMARIO

 

EDITORIALE 

 

GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLOSCENZA

Giuseppe Luca

Non è sufficiente pensare ai giovani soltanto per svecchiare la classe politica attuale, ma è necessario offrire loro gli strumenti necessari per garantire il loro futuro.

  

 

ATTIVITÀ RETE asasi

 

LE OCCUPAZIONI E LA GIUNTA CROCETTA

Roberto Tripodi

La rivoluzione di Crocetta è una rivoluzione spartachista? È con questa compagine che pensa di ridurre il debito gigantesco della Regione e di spostare sugli investimenti le spese correnti? Ma nominare alla Pubblica Istruzione e alla Formazione qualcuno onesto e competente con un curriculum di buon governo e di rispetto per le Istituzioni niente?

  

 

RIFLESSIONI

 

TUTTA L’“OKKUPAZIONE” … MINUTO PER MINUTO

Loredana Gambino (seguono trenta firme)

La pagina di Repubblica - Palermo del 21/11/2012, dedicata alla scuola, viene gestita dal giornalista e docente Salvo Intravaia con vera originalità ed autentica passione civile.

 

I PROF E LE 24 ORE

dal sito www.agetoscana.it

… e se quelle 6 ore in più fossero state dedicate al sostegno, all’aggiornamento professionale, alle ore di recupero per gli studenti in difficoltà e agli interventi di alfabetizzazione degli alunni extracomunitari, non avremmo forse fatto veramente gli interessi degli studenti?

  

 

OPINIONI

 

DDL SUGLI ORGANI COLLEGIALI, UN DECRETO IN MEZZO AL GUADO E ALLA PROTESTA

dal sito www.diesse.org

Un altro autunno caldo per la scuola; l’ennesimo. Fra i tanti motivi della protesta anche la contestazione del nuovo disegno di legge sugli Organi Collegiali (l’ennesimo, anche questo), che sta arroventando gli animi di insegnanti e studenti.

  

 

NOTIZIE

 

ANCORA UNA VOLTA L’ANZIANITÀ PREVALE SUL MERITO

Francesco Profumo  

(Seduta n. 722 di giovedì 22 novembre 2012 della Camera)
Mi auguro che tutte le forze sindacali del comparto possano e vogliano fornire il loro apporto costruttivo nel futuro confronto sul tema di un nuovo modello di scuola del futuro.

Francesco Profumo

 

UN CORVO AL MIUR

Redazione

È arrivato anche il corvo del MIUR che, dopo quello del Viminale, ha svelato l’esistenza di dirigenti, consulenti e collaboratori che si sono arricchiti grazie alle malversazioni.

 

SCILABRA, L’ASSESSORE STUDENTE

dal sito www.giornaledisicilia.it

La studentessa di 29 anni («me la sono presa comoda - dice - ma la politica porta via tempo e ora mi mancano solo cinque materie) succede a un professore, l’economista Mario Centorrino, in età da pensione, che nel passato governo di Raffaele Lombardo occupava quel ruolo e fronteggiava le proteste degli studenti.

 

COLLETTIVO STUDENTI BOCCIA LA NOMINA DELLA SCILABRA: «NON CI RAPPRESENTA»

dal sito www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Per i militanti non si è opposta alle politiche di smantellamento di scuola e università.

 

NUOVA GIOVANE ASSESSORE REGIONALE

Giuseppe Adernò

“Sinnucu picciriddu, Paisi persu” ma diceva San Benedetto: “spesso i “capelli neri” risolvono quei problemi che i “capelli bianchi” non riescono a risolvere!”.

 

LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PALERMO AGLI STUDENTI CHE, IN QUESTI GIORNI, STANNO OCCUPANDO ALCUNE SCUOLE SUPERIORI DELLA CITTÀ

Giovanni Avanti

Faccio affidamento alla maturità e alla consapevolezza degli studenti, ricordando loro di avere rispetto per la scuola anche come entità fisica. La scuola è un loro patrimonio. Lo è in ogni aspetto, perché come la loro casa, è contenitore di sogni, di aspirazioni, di ambizioni.

 

L’AUTONOMIA E IL COLLEGIO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

Gaetano Bonaccorso

La nostra inchiesta ci conduce al collegio dei “Padri Irrogatori”, nel quale svolgono un periodo di riabilitazione e di recupero molti dirigenti scolastici affetti da una grave patologia

  

 

organizzare la scuola

 

QUALE MODELLO ORGANIZZATIVO PER LA SCUOLA

dal sito www.fidae.it

Osservando il panorama sotto i nostri occhi ci è possibile scorgere sostanzialmente quattro modelli organizzativi di scuola a seconda delle priorità che si stabiliscono e delle finalità che si perseguono.

 

RIUNIONE AUTOCONVOCATA DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

Roberto Tripodi, Maria Orsolina Mendola, Angelo Di Vita, Gaetano Bonaccorso, Annamaria Catalano, Luigi Affronti, Adriana Bongiorno, Salvo Indelicato, Giuseppe Alfano, Lucia Lo Cicero, Margherita Santangelo, Rita Imperato - DIRPRESIDI

Si associano all’iniziativa dei dirigenti autoconvocati il 26 novembre presso l’Istituto Alessandro Volta ed esprimono la propria preoccupazione per le forme di lotta messe in atto dagli studenti di molte scuole della provincia, che contrastano con la continuità dell’attività didattica e con le stesse leggi della Repubblica.

  

 

ULTIMORA!!!

 

INTERVISTA A DANILO DOLCI

Roberto Tripodi

Alla seduta spiritica della Rete ASASi di questa settimana, tenuta nella Piazza di Partinico, è apparso, sereno come sempre, Danilo Dolci.

  

 

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EDITORIALE

 

GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLOSCENZA                   

 

Dal 1989 anche il 20 novembre scorso, data in cui fu approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, si è celebrata la Giornata internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

La giornata ha offerto l’occasione per riflettere non solo sui conflitti mondiali che nel mondo contano molte vittime innocenti, i più indifesi ed esposti al pericolo, ma anche sulle tante violenze e i tanti abusi registrati dalle cronache quotidiane.

Un’occasione, ancora, per ricordare come la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, rappresenti un caposaldo della tutela dei minori nell’intero percorso di crescita fisica, psicologica e morale, primo atto giuridicamente rilevante che parli di bambini in termini di diritti e non solo di protezione, riconoscendo loro un’identità pari a quella degli adulti.

Riconoscono tutti che la decisione cui è pervenuta l’Assemblea delle Nazioni Unite è stata un provvidenziale stimolo all’elaborazione di norme internazionali nei confronti dei minori, che hanno riconosciuto il loro diritto alla libera espressione e alla riservatezza e sancito il principio del “superiore interesse del bambino”, indirizzando gli Stati verso una legislazione più severa contro ogni forma di pressione, abuso o violenza da parte degli adulti.

Vincenzo Spadafora, presidente dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, istituita in Italia per vigilare sulla corretta applicazione delle norme sui diritti dei più piccoli e svolgere azione propulsiva nei confronti della legislazione a tutela dei minori ha scritto: il messaggio che abbiamo voluto per la nostra prima campagna è «Crescere insieme ai bambini e agli adolescenti fa diventare grande l’Italia». È importante, infatti, che tutti comprendano che, anche in tempi di crisi economica, gli investimenti nelle politiche e gli interventi per bambini e adolescenti sono indispensabili per cambiare le sorti del nostro Paese e per rendere l’Italia nuovamente competitiva nei prossimi anni».

 Parole sacrosante che speriamo arrivino all’intelligenza e al cuore dei nostri decisori politici specialmente per quanto attiene il nostro sistema d’ istruzione, educazione e formazione.

In occasione delle recenti elezioni regionali chiedevamo ai nostri governanti l’impegno a trasformare i tanti proclami elettorali che hanno stordito le nostre orecchie e imbrattato i muri delle nostre strade, in norme e strutture finalizzate a sostenere l’autonomia e migliorare, anche con risorse concrete, la qualità delle nostre scuole.

È triste notare come, nonostante i tanti operatori scolastici all’altezza del loro ruolo, la scuola vada sempre più alla deriva ed è ancora più triste costatare come la causa di questo deterioramento sia da attribuire a una classe politica incompetente che non vuol capire che l’istruzione e la formazione sono il volano della crescita economica e democratica.

Se una scuola, quotidianamente spogliata di ogni risorsa, non potrà offrire agli studenti un’opportunità educativa adeguata alle loro esigenze d’istruzione e formazione e, quindi, le competenze necessarie per un inserimento produttivo nella società, si può dedurre legittimamente che la classe dirigente di una nazione che smette di puntare sui bambini, sugli adolescenti e sui giovani, ha deciso di mettere in serio rischio il proprio futuro di democratica crescita.

«Si può, infatti, pensare legittimamente che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza». (Gaudium et spes promulgata dal papa Paolo VI l’8 dicembre 1965, l’ultimo giorno del Concilio Vaticano II°).

In questa logica non è sufficiente pensare ai giovani soltanto per svecchiare la classe politica attuale, ma è necessario offrire loro gli strumenti necessari per garantire il loro futuro poiché, come afferma il Presidente Napolitano, “i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell’Italia”.     

Giuseppe Luca, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ,

3334358311- 095313028

Direttore Responsabile della “Letterina”

 

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ATTIVITÀ RETE asasi

 

LE OCCUPAZIONI E LA GIUNTA CROCETTA

 

Ore 15,00, i bidelli mi telefonano a casa comunicando che una ventina di ragazzi incappucciati e travisati, sono entrati nella succursale, hanno buttato fuori il personale e si sono impossessati dei locali. Chiamo la Digos e mi reco a scuola. Trovo i due agenti che trattano con gli occupanti e chiedo loro come mai non li identifichino. Per tutta risposta i sovrintendenti Cammarata e Amato identificano me e i tre bidelli.

Ai miei tempi i Sovrintendenti erano archeologi illustri come Pietro Griffo o Ernesto De Miro. Oggi i poliziotti sono sovrintendenti, i presidi sono dirigenti scolastici e i bidelli sono collaboratori scolastici, con la differenza che, nonostante i titoli altisonanti, allora polizia e scuola funzionavano e oggi non funzionano.

Per riempire la misura, gli agenti, davanti a studenti e personale, dichiarano che occupare non è reato. Faccio modestamente osservare che il Codice Penale afferma il contrario e che tre giorni fa un giudice ha condannato uno studente per occupazione di edificio pubblico e per interruzione di pubblico servizio, ma poi comprendendo che, come intuì Falcone, la battaglia è persa, tolgo il disturbo.

Il giorno dopo gli studenti tolgono l’occupazione e bloccano il traffico. Chiamo i carabinieri che, invece di arrestare o identificare gli studenti autori del blocco, si limitano a dirigere il traffico facendo ritornare indietro autobus e automobili. Chiedo ai docenti di convocare i consigli di classe per punire i loro studenti che commettono reati, ma ricevo risposte infastidite, solo uno su 160 rompe questo clima di omertà. In effetti le occupazioni cui assistiamo da quarant’anni, non sono un problema di ordine pubblico, sono l’evidente conseguenza della mancata capacità di autogoverno degli OO.CC. che dovrebbero guidare il mondo della scuola. OO.CC. che sono in parte composti da sindacalisti che non hanno alcuna cultura di governo e di assunzione di responsabilità. I docenti spesso, invece di sanzionare gli allievi con 15 giorni di sospensione, trattano con gli stessi le modalità delle occupazioni. Io, un po’ per celia e un po’ sul serio, dico loro che fanno parte del partito della trattativa, come Mancino e Mori, loro si offendono.

In un contesto nel quale molte scuole statali sono paralizzate da giorni e gli stipendi del personale sono erogati senza che si svolga attività didattica, il Ministro si spende per assicurare che al personale saranno pagati gli scatti biennali.

In pratica, in una condizione che vede la scuola statale italiana fuori controllo, l’OCSE che ne certifica i livelli di ignoranza degli allievi, i 200 giorni di lezione minimi per la validità dell’anno scolastico ignorati, Profumo pensa ad aumentare lo stipendio dei docenti sulla base dell’invecchiamento, in barba agli impegni che Governo e Parlamento avevano assunto con l’Europa.

Per soprammercato il Governatore Crocetta nomina assessore regionale alla Pubblica Istruzione Nelli Scilabra, una studentessa fuoricorso di Giurisprudenza, che a 29 anni, dopo 11 anni di università, non è ancora riuscita a laurearsi, ma che ha al suo attivo numerose manifestazioni e sit in di protesta, presentata su Repubblica con foto col pugno alzato come Rosa Luxembourg a Berlino nel 1932. Ovvio che gli studenti credano che per farsi avanti nella vita sia utile non studiare, ma protestare, acquisire un curriculum da ripetente, e farsi fotografare col pugno alzato. Come assessore al territorio è nominata Mariella Lo Bello, segretaria rivoluzionaria della CGIL di Agrigento, candidata quest’anno a Sindaco per il centrosinistra, che ha raccolto appena il 16% di voti, mandando al ballottaggio due del centrodestra.

La rivoluzione di Crocetta è quindi una rivoluzione spartachista? È con questa compagine che pensa di ridurre il debito gigantesco della Regione e di spostare sugli investimenti le spese correnti? Ma nominare alla Pubblica Istruzione e alla Formazione qualcuno onesto e competente con un curriculum di buon governo e di rispetto per le Istituzioni niente? Più che una Giunta ci sembra un’armata Brancaleone e la chioma dell’andreottiano Zichichi in effetti somiglia alquanto a quella del medievale Vittorio Gassman.

 

Roberto Tripodi, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 3473904596

Presidente regionale ASASI

 

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RIFLESSIONI

 

TUTTA L’“OKKUPAZIONE” … MINUTO PER MINUTO

 

La pagina di Repubblica - Palermo del 21/11/2012, dedicata alla scuola, viene gestita dal giornalista e docente Salvo Intravaia con vera originalità ed autentica passione civile. Infatti troviamo un puntuale bollettino “di guerra” che ci informa sul numero degli istituti statali occupati, autogestiti etc. ..., sappiamo anche che in alcuni casi ci sono stati tafferugli, IN GRANDE EVIDENZA SEMPRE LA FIGURA DEL PRESIDE: “SARÀ BOCCIATO CHI FA MOLTE ASSENZE”. Vera linfa per sostenere questi ragazzi!!!

“Nessuno” sa che vi è una legge dello Stato che impone 200 giorni di scuola per la validità dell’anno scolastico, e che, all’art. 14 comma 1 del D.P.R. n. 122/2009, recita: “ai fini della validità dell’anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato”.

Per la valutazione degli allievi è quindi richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale. Una percentuale di assenze superiore al 25% rilevata sul monte ore effettivamente svolto, non debitamente giustificata e documentata, comporta pertanto la non ammissione allo scrutinio finale da parte del Consiglio di Classe e la non ammissione alla classe successiva.

Si dovrebbe anche ricordare che la scuola non è fatta solo dai presidi ma anche dai docenti a cui è affidata in primis la valutazione didattica e comportamentale degli alunni, e che avendo a cuore anche la loro formazione civica, pur essendo consapevoli e partecipanti alla protesta cercano di veicolarla verso forme legali e democratiche.

Quando si sostiene “SARÀ BOCCIATO CHI FA MOLTE ASSENZE” si vuole tutelare il ragazzo, non minacciarlo!! Si vuole fare in modo che ogni ragazzo sia consapevole delle proprie azioni evitando di essere così facilmente strumentalizzabile.

Una stampa che continua volutamente a mettere in luce solo gli aspetti più negativi del mondo della scuola: “alunni violenti, docenti incapaci e presidi minacciosi”, non rende giusta informazione all’opinione pubblica, fornendo motivi per dare addosso alla scuola e non contribuendo al suo miglioramento.

Cosa si svolge dentro le scuole “statali” durante le suddette occupazioni et similia non è dato sapere, né di fatto interessa al nostro cronista, l’importante è che il servizio pubblico statale continui a celebrare i suoi rituali che, purtroppo, non modificandosi mai negli anni hanno perso quel potenziale di creatività ed impegno che, forse, poteva esserci all’inizio, molti anni fa.

Il vero scoop poteva essere quello di sapere cosa accade e come si “approfondiscono” le ragioni (vere) del malessere giovanile (e non solo) negli istituti superiori paritari che, facendo parte del servizio pubblico nazionale, certamente soffrono di mali analoghi.

Ci sono scuole dove i docenti si stanno impegnando con i loro ragazzi in un dialogo costruttivo, alla ricerca di nuove forme di protesta che si trasformino in occasioni propositive e che non ledano gli interessi di nessuno. Ma di queste realtà sulla stampa non v’è traccia! Basterebbe andare sulla “rete” per trovare una comunità dialogante che non si limita a polemizzare o a criticare ma cerca delle soluzioni.

Nella stessa pagina il nostro “collega” giornalista, affibbiando epiteti al dirigente scolastico dell’Istituto “statale” A. Volta dà notizia di una condanna di uno studente minorenne dell’istituto per “qualcosa” che lo stesso ha commesso durante l’occupazione della sua scuola nel 2010.

Il giudice imparziale, per fatti che non è dato conoscere dall’articolo di Intravaia, ha ritenuto che lo studente fosse andato “oltre” ma è la condotta del “preside di ferro” (epiteto originale) a non essere certo apprezzata dal docente-giornalista, che non si è preoccupato di accennare al fatto che la condanna deriva esclusivamente dalla violazione di regole democratiche condivise e necessarie in un Paese civile. La scuola pubblica può essere tranquillamente devastata!

C’è però qualcosa che dà la cifra del vero interesse per la novità e per la qualità dell’informazione del nostro caro collega, ed è l’interesse da lui dimostrato per quanto accaduto a Palermo il giorno 20/11/2012 (di cui il nostro collega giornalista era certamente a conoscenza per averne parlato con il comitato organizzatore). Alle ore 20.00, con regolare autorizzazione, un folto numero di docenti di “scuole statali” ricercatori universitari e studenti si sono liberamente incontrati in via Principe di Belmonte per discutere della condizione della scuola e dell’università in questo momento, e di come è possibile organizzarsi per elaborare proposte costruttive al di fuori dei soliti schemi precostituiti e dei rituali che nulla di buono hanno portato sinora.

Questa “cosa” nuova non esiste per Intravaia che, da buon cronista, seleziona con criteri di mera opportunità, ciò che è bene (e deve essere conosciuto) e ciò che è male (di cui tace).

Non vale la pena approfondire e informare, meglio tacere!

Loredana Gambino (seguono trenta firme

IISS Enrico Medi di Palermo tel.091405086)

 

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I PROF E LE 24 ORE

 

Professori a 24 ore settimanali: un’occasione perduta, tanta retorica pelosa e qualche sincero dubbio sulla nostra classe politica, ecco il parere di noi genitori, che forse qualche colpa l’abbiamo, perché avremmo dovuto gridare allo scandalo per tempo.

Lavorare 24 ore settimanali a quanto pare è un insulto, almeno a quanto dichiarano alcuni insegnanti di scuola secondaria. Alcuni addirittura per protesta si sono astenuti dal ricevimento dei genitori, in piena violazione degli obblighi contrattuali e interrompendo di fatto un servizio dovuto. C’è da domandarsi cosa ne pensino gli insegnanti elementari, che da sempre lavorano 24 ore, oppure quelli di scuola materna, che di ore invece ne fanno 25. Sarebbe anche interessante sentire il parere del bidello, che lavora 36 ore settimanali e percepisce uno stipendio dimezzato rispetto a quello di un ‛professore’.

Ma quello che è veramente istruttivo è scorrere il Bollettino delle Giunte e delle Commissioni Parlamentari (V-Bilancio, tesoro e programmazione) in data domenica 11 novembre 2012. In discussione le Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, ovvero la Legge di stabilità per il 2013. Il Ministro Francesco Profumo propone un emendamento per riportare a 18 le ore di lavoro settimanali dei professori, a fronte di tagli sul Fondo dell’istituzione scolastica e di altri finanziamenti destinati fra l’altro all’edilizia scolastica e alla sicurezza. Ecco i commenti dei nostri parlamentari:

Pier Paolo BARETTA (PD), relatore per il disegno di legge di stabilità, sottolinea l’importanza del presente dibattito, in cui si è conseguito l’obiettivo di evitare un doloroso intervento sull’incremento dell’orario di lavoro del personale docente.

Renato BRUNETTA (PdL), relatore per il disegno di legge di stabilità, si associa alle parole di soddisfazione espresse dal collega Baretta per il buon esito di questo delicato passaggio parlamentare, con cui si è scongiurato un inaccettabile intervento sui delicati meccanismi di funzionamento del sistema scolastico, non rispettoso della complessità degli impegni lavorativi in capo al corpo docente.

Il Ministro Francesco PROFUMO ringrazia i relatori e il Parlamento nel suo complesso per il ruolo svolto nella ricerca di soluzioni non lesive degli interessi degli studenti.

Ecco, proprio degli interessi degli studenti vorremmo parlare: e se quelle 6 ore in più fossero state dedicate al sostegno, all’aggiornamento professionale, alle ore di recupero per gli studenti in difficoltà e agli interventi di alfabetizzazione degli alunni extracomunitari, non avremmo forse fatto veramente gli interessi degli studenti? oppure dedicate a laboratori, corsi di approfondimento e gite, che sembrano ormai un ricordo in tante scuole italiane.

Per non parlare dei 47,5 milioni di euro tolti dal Fondo dell’istituzione scolastica, proprio quello che finanzia i corsi di recupero e tutti gli altri interventi integrativi che di fatto garantiscono una maggiore qualità al servizio scolastico. A dir poco un prezzo salato pagato da tutti noi per garantire i privilegi di una minoranza.
Ci dicano i politici cosa fanno gli insegnanti di medie e superiori nelle restanti 18 ore, quelle che NON trascorrono in classe, e poi ne riparliamo.

 

Dal sito www.agetoscana.it

 

 

 

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OPINIONI

 

DDL SUGLI ORGANI COLLEGIALI, UN DECRETO IN MEZZO AL GUADO E ALLA PROTESTA

 

Un altro autunno caldo per la scuola; l’ennesimo. Fra i tanti motivi della protesta anche la contestazione del nuovo disegno di legge sugli Organi Collegiali (l’ennesimo, anche questo), che sta arroventando gli animi di insegnanti e studenti. A ragione? Vogliamo vederci chiaro.

La protesta dei docenti, nata inizialmente sulla questione delle 24 ore, si è intrecciata con quella sul ripristino degli scatti di anzianità e poi con il disegno di legge (DdL) sulla riforma degli Organi Collegiali, il cosiddetto ex-Aprea (C.953). Contro quest’ultimo è scattata in tutta Italia anche la protesta degli studenti. Così l’articolo che prevede la presenza di ben due rappresentanti esterni nel Consiglio dell’autonomia delle scuole è diventato il “mostro” contestato da tutti, indicato come il cavallo di troia con il quale i privati occuperebbero anche la scuola statale. Molti si sono chiesti quale fosse il legame tra aumento dell’orario dei docenti e DdL ex-Aprea. Alcuni, malignamente, hanno osservato che sarebbe stato difficile mobilitare gli studenti su una piattaforma puramente da rivendicazione sindacale. Fatto sta che la scuola si è mobilitata, con Collegi spesso trasformati in assemblee sindacali, che hanno votato (su quali fondamenti giuridici?) il blocco delle attività aggiuntive, e manifestazioni di protesta nelle piazze di tante città.

Nel rimandare l’analisi tecnica alla scheda allegata (qui il link), qui vogliamo ricordare che il testo licenziato dalla Camera non è più l’originale DdL Aprea, in quanto da esso sono state stralciate diverse norme sulle quali c’erano posizioni molto distanti, sia in Parlamento che nel Paese (ad es., quelle sull’assunzione diretta degli insegnanti e sulla loro carriera). L’attuale documento rappresenta perciò un punto di mediazione con le tante altre proposte presentate nel corso della legislatura: il testo appena licenziato dalla VII Commissione della Camera dopo ben 4 anni prevede la sola riforma degli Organi Collegiali. Ora dovrà passare al vaglio del Senato (ma ci sono i tempi e il consenso necessari perché ciò avvenga entro la fine della legislatura?).

Presentato un po’ enfaticamente con il titolo “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”, quindi come la tanto attesa legge di riforma di quegli organi con i quali da quasi quarant’anni funzionano le scuole italiane, per molti aspetti il Ddl non sembra uscire del tutto fuori proprio dalla stessa logica della “partecipazione” che li aveva ispirati. Istituiti alla fine degli anni ’70, avevano rappresentato una forte apertura della scuola e si era parlato per la prima volta di “comunità educante”. L’obiettivo era quello di coinvolgere genitori e studenti all’interno di un sistema ancora centralistico. Quella logica si è rivelata nel tempo inadeguata, tanto che dopo l’entusiasmo dei primi anni, ha determinato la disaffezione delle famiglie e, per molti aspetti, anche degli studenti ad organismi dove la possibilità di decidere qualcosa e determinare la vita della scuola appare piuttosto ridotta. Ma è soprattutto il mutato quadro normativo, con l’attribuzione dell’autonomia alle scuole in un diverso sistema di relazioni e di ripartizioni di responsabilità tra Stato, Regioni ed enti locali, che ha evidenziato la necessità di un nuovo modello di governance, sia delle singole scuole che dell’intero sistema, piuttosto che di organismi limitati alla “partecipazione”.

Se critiche si possono fare al DdL esse non riguardano la paventata apertura ai privati, il limitato potere dell’ex collegio dei docenti o l’introduzione dell’autovalutazione delle scuole. Queste non colgono, infatti, la vera questione in gioco: la scuola ha bisogno di meno Stato, di meno centralismo; anche la scuola, come tutta la nostra società, ha bisogno di norme che possano favorire il ruolo attivo, da protagonista, fatto di reale possibilità di esercizio di libertà e assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti che “sono” la scuola, e cioè insegnanti, famiglie, studenti, dirigenti, personale. La scuola ha bisogno di potere essere davvero uno dei nodi in cui si intrecciano tutte le forze vive del territorio, dalle imprese alle associazioni culturali. Insomma anche la scuola ha bisogno davvero della sussidiarietà.

Piuttosto, le perplessità sul DdL riguardano altri aspetti: siamo davvero sicuri che le attribuzioni e le modalità di funzionamento dei nuovi organi siano in grado di assicurare l’indirizzo e la gestione della scuola? Due rappresentanti esterni, per di più ammessi in CdA con i due terzi dei consensi, senza diritto di voto, rappresentano la vera apertura della scuola al territorio? Siamo sicuri che i vari organismi territoriali previsti non vadano a rappresentare un ulteriore barriera burocratica e quindi un ostacolo all’autonomia vera delle scuole? Siamo sicuri che tra statuti e regolamenti i nuovi organismi non rimangano bloccati, finendo per complicare la vita della scuola? Il DdL sembra andare nella direzione di poche regole e di strutture snelle, che consentano alle scuole l’esercizio dell’autonomia; il vero problema è, però, che i passi appaiono ancora timidi e in alcuni tratti anche un po’ confusi.

C’è comunque da evidenziare che vengono introdotte novità importanti, come quella di lasciare in mano alla scuola autonoma la determinazione delle modalità della propria organizzazione e del proprio funzionamento e i passi da fare per stabilire legami con il territorio; tutti aspetti molto interessanti sia per favorire gli apporti interni ed esterni sia per promuovere la funzione di apertura della scuola al territorio.

Decisivo appare che «alle istituzioni scolastiche è riconosciuta autonomia statutaria, nel rispetto delle norme generali sull’istruzione». Non si tratta - come traspare da alcune critiche - di avere paura dello spazio di determinazione “concesso” alle scuole. Semmai è fondamentale che la libertà delle istituzioni scolastiche di realizzare sia esercitata fino in fondo e non si trasformi in autoreferenzialità; che sia coniugata con chiarezza di obiettivi e strumenti, trasparenza nell’organizzazione e nell’uso delle risorse, rendicontazione dei risultati. Che questa libertà delle istituzioni non sia puramente “della istituzione”, ma sia in rapporto con «la libertà di insegnamento della funzione docente e la libertà e responsabilità delle scelte educative delle famiglie»; che l’apporto degli studenti sia favorito e valorizzato; che l’autovalutazione sia davvero esercizio di riflessione proattiva delle scuole, di confronto, di trasparenza. Aprire alla scuola la possibilità di diventare protagonista di un rapporto con il territorio, di realizzare la propria autonomia costruendo legami, andando ad attingere risorse dove possano esservi è una strada nuova che va percorsa con maggiore coraggio.

Insomma, anche il dibattito intorno a questa legge pone la questione di immagine complessiva della scuola: si tratta di decidere se lasciare che la scuola diventi una riserva indiana, ben protetta dalla realtà e destinata a estinguersi, o se entrare a contatto, riconoscere, valorizzare e coinvolgere le diverse realtà presenti dentro la scuola e dentro la società e valutarne il contributo che possono dare al miglioramento dell’offerta formativa di ogni singola scuola e dell’intero sistema.

 

dal sito www.diesse.org

 

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NOTIZIE

 

ANCORA UNA VOLTA L’ANZIANITÀ PREVALE SUL MERITO

 

(Seduta n. 722 di giovedì 22 novembre 2012 della Camera)

Il decreto-legge n. 78 del 2010 ha previsto che negli anni scolastici 2010, 2011 e 2012 il personale scolastico non maturi anzianità ai fini economici. Tuttavia, lo stesso decreto-legge, all’articolo 8, comma 14, ha previsto che le risorse di cui all’articolo 64, comma 9, della legge n. 133 del 2008, sono comunque destinate al settore scolastico con le modalità indicate con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Sulla base di tale normativa e del decreto interministeriale attuativo, sono state recuperate le utilità (cioè gli scatti) 2010, riducendo permanentemente di 320 milioni di euro le risorse derivanti dal fondo costituito dalle economie generatesi a seguito dell’applicazione degli interventi di razionalizzazione del sistema scolastico di cui all’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008.

Relativamente all’anno 2011, sono state conseguite economie di spesa inferiori rispetto agli obiettivi prefissati in ragione di una riduzione dell’organico della scuola più contenuta del previsto e, soprattutto, di un incremento dei posti di sostegno determinato dalla ben nota sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010. Pertanto, per il recupero degli scatti di anzianità del personale della scuola nel 2011, la quota del 30 per cento delle economie certificate, pari a euro 55 milioni di euro, non è sufficiente.

Così, a seguito di un confronto con i sindacati del comparto scuola aperto al Ministero nel giugno 2012 e conclusosi con un tavolo a Palazzo Chigi, svoltosi questa mattina, e tenuto conto che il citato articolo 8 del decreto-legge n. 78 del 2010 prevede la possibilità di destinare a tali finalità anche risorse individuate a seguito di un’apposita sessione negoziale, il Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e il Dipartimento della funzione pubblica, ha predisposto una bozza di atto di indirizzo per l’ARAN per il reperimento delle risorse da destinare a detta finalità. Tale schema di atto di indirizzo prevede che, per il recupero delle utilità 2011, sono necessarie, per il 2011, risorse pari a 93 milioni di euro, che sono state così coperte: 31 milioni di euro derivanti dalla certificazione delle economie per l’anno scolastico 2009/2010; 55 milioni di euro derivanti dalla certificazione delle economie per l’anno scolastico 2010/2011; i restanti 7 milioni di euro derivanti dalla mancata distribuzione di economie FIS per l’anno scolastico 2011/2012.

Per gli anni successivi, a decorrere dal 2012, l’importo necessario per coprire gli scatti è ben più alto ed è pari a 384 milioni di euro. Pertanto, al fine di reperire le risorse necessarie ulteriori, l’apposita sessione negoziale presso l’ARAN consentirà alle organizzazioni sindacali di attingere risorse dal MOF, che è il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, su cui si effettua la contrattazione integrativa di istituto. La sessione negoziale presso l’ARAN consentirà appunto la verifica puntuale della sostenibilità della capienza finanziaria del fondo stesso rispetto agli istituti contrattuali del trattamento accessorio del personale ritenuti incomprimibili.

A seguito dell’accordo raggiunto nella giornata di oggi, quattro dei cinque sindacati del comparto scuola si sono dichiarati soddisfatti e hanno revocato lo sciopero previsto per sabato 24 novembre. Ovviamente, mi auguro che tutte le forze sindacali del comparto possano e vogliano fornire il loro apporto costruttivo nel futuro confronto sul tema di un nuovo modello di scuola del futuro.

Francesco Profumo

 

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UN CORVO AL MIUR

 

È arrivato anche il corvo del MIUR che, dopo quello del Viminale, ha svelato l’esistenza di dirigenti, consulenti e collaboratori che si sono arricchiti grazie alle malversazioni. In cambio di scambi di favore, tra i quali anche assunzioni, sarebbero stati dirottati centinaia di milioni di euro verso aziende amiche grazie all’alterazione dei bandi di gara dei vari appalti indetti dal MIUR. Secondo il dossier anonimo pubblicato dal “Fatto Quotidiano”, all’intero del ministero ora diretto da Francesco Profumo ci sarebbe un vero e proprio sistema che gestisce uno dei centri di spesa principali del governo: la Direzione generale della Ricerca. Un tesoro suddiviso in 6,2 miliardi di contributi comunitari a fondo perduto, 3 miliardi di budget statale e un miliardo di fondi ordinari per gli enti di ricerca.

I fatti riportati nel dossier sono stati già al centro altre inchieste per truffa, come le indagini per il dissesto dell’Idi romana o quelle relative al Gruppo Silva che dirottava al nord i fondi europei per il meridione. Il “corvo” del Miur indica però decine di altre aziende che avrebbero beneficiato di finanziamenti pur non avendo i requisiti. Simili pratiche sarebbero “rese possibili da una sistematica forzatura delle norme e dei ruoli nelle strutture deputate alla validazione dei progetti e al successivo controllo, in cambio di utilità diverse, dal semplice far carriera o consulenze dalle stesse imprese”. Nel ‛giro’ ricorrono “parentele, amicizie, legami tra professionisti e consulenti in palese conflitto di interessi, spesso cementati dalle stesse origini calabresi”. Tra i nomi delle persone coinvolte ci sarebbero stretti collaboratori degli ultimi ministri, Gelmini e Profumo, e nel dossier sono indicate singole società legate a partiti o a singoli parlamentari o consiglieri regionali, che avrebbero beneficiato del fiume di denaro dirottato dal MIUR.

Il dossier pubblicato dal Fatto ha suscitato l’interesse dei molti magistrati che stanno indagando sulle truffe relative ai fondi europei. Emanuele Fidora, il direttore generale del Miur, rimarca come “la denuncia anonima vada prese con le pinze, ma la casistica che riporta sembra così circostanziata da far temere che qualcosa di vero ci sia”. Oltre alla magistratura, anche dal ministero stesso è partita una richiesta di collaborazione per un’indagine sul dossier. Il ministro Francesco Profumo ha chiesto al Ragioniere generale dello Stato l’intervento dei servizi ispettivi di finanza pubblica per accertare ‛eventuali anomalie’ nella gestione dei fondi nazionali e comunitari degli ultimi anni.

 

Redazione, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.asas.sicilia.it

 

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SCILABRA, L’ASSESSORE STUDENTE

 

Palermo. Stamattina il telefono di Nelli Scilabra ha squillato a vuoto sei volte. Sul display compariva il numero di Rosario Crocetta, neo presidente della Regione siciliana, ma la ragazza era a lezione di Procedura civile in un’aula della facoltà di Giurisprudenza, a Palermo, e sotto gli occhi dell’insegnante non poteva certo rispondere e beccarsi un rimprovero. Ma il telefono ha continuato a squillare anche a lezione finita: «Sono Rosario Crocetta, vieni subito a palazzo d’Orleans, devo parlarti». Quando Nelli, trafelata, è arrivata nella sede della presidenza, si è trovata davanti il decreto di nomina ad assessore all’Istruzione e formazione. La studentessa di 29 anni («me la sono presa comoda - dice - ma la politica porta via tempo e ora mi mancano solo cinque materie») succede a un professore, l’economista Mario Centorrino, in età da pensione, che nel passato governo di Raffaele Lombardo occupava quel ruolo e fronteggiava le proteste degli studenti. Tra loro c’era anche Nelli Scilabra. Cresciuta a pane e politica nel piccolo paese di Burgio, nell’Agrigentino, ha preso presto la tessera dei Ds e poi del Pd. Diplomatasi con il massimo dei voti al liceo Scientifico di Sciacca, arrivata a Palermo ha fondato l’associazione «ContrariaMente» e poi è diventata presidente del Rum (la Rete universitaria del Mediterraneo). Eletta al Senato accademico con tremila voti, due anni fa è stata a capo del movimento studentesco sceso in piazza contro la riforma Gelmini e in questi giorni sta lavorando alla revisione dello statuto dell’Università, reso necessario proprio da quella riforma. Durante la conferenza stampa tenuta da Crocetta - che ha annunciato i nomi di altri tre assessori, tra i quali il professor Antonino Zichichi -, la mamma di Nelli, Rosa Thea Zambuto, si è avvicinata alla zona dei cronisti per fare lo spelling del cognome: “Scilabra, con una ’b’, mi raccomando”. E ha raccontato che la passione della figlia per la politica viene da lontano: “A 14 anni - ha spiegato - andava al seggio elettorale per assistere agli scrutini. Non si può dire che siamo stati noi genitori a contagiarle la passione della politica, ha fatto tutto da sola”. Stasera a palazzo d’Orleans c’erano colleghi dell’Ateneo e amici, ai quali, tra un abbraccio e l’altro, ha promesso che «l’assessorato diventerà la casa dei giovani», mentre Crocetta, al suo fianco, le prometteva che non la lascerà sola: “La proteggerò come una figlia. Siamo davanti a una vera rivoluzione. Nessuno credeva possibile che una giovane studentessa potesse occupare questo ruolo, in Sicilia i giovani sono stati tenuti ai margini, tutt’al più inseriti come tirocinanti in qualche dipartimento, in attesa di maturare i requisiti per trovare un posto stabile nella pubblica amministrazione”. Con il neo presidente la conoscenza risale a parecchi anni fa, quando Crocetta era sindaco di Gela, e il legame si è rafforzato durante la scorsa campagna elettorale per le europee. Se l’aspettava questa nomina? “No” è stata la sua secca risposta, ma qualcuno, tra i suoi amici, ci sperava. Adesso comincia il bello: “È tutto da stravolgere - dice l’ormai assessore Scilabra, mentre davanti a una finestra tenta di fumare una sigaretta - È una grande responsabilità ma anche una grande scommessa”. Finita la conferenza stampa, assessore in testa, un nutrito drappello di ragazzi ha invaso i corridoi del palazzo per dirigersi verso la stanza del presidente, che ai giovani ha scritto una lettera aperta per dire loro che da oggi la Sicilia cambia e che saranno i veri protagonisti della politica. E domani la giunta Crocetta, promette il governatore, sarà completa. Mancano altri 4 nomi per completare la squadra di 12 assessori; ancora uno spetta al Pd e tre all’Udc.

 

dal sito www.giornaledisicilia.it

 

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COLLETTIVO STUDENTI BOCCIA LA NOMINA DELLA SCILABRA: «NON CI RAPPRESENTA»

Palermo - Gli studenti del collettivo universitario autonomo dell’ateneo palermitano «bocciano» la scelta del governatore Crocetta di nominare una loro coetanea, collega e rappresentante in Senato accademico, Nelli Scilabra, alla guida dell’assessorato regionale alla formazione. «Ha fatto bene il suo lavoro di non opposizione alle politiche di smantellamento di scuola e università - dice Turi Pirrone studente di Lettere del collettivo universitario autonomo - e per questo è stata premiata. Crocetta ha mandato ieri una lettera ai giovani che protestano, dicendo che la nomina di Nelli Scilabra ci rappresenta, ma non è così rappresenta la continuità con la Casta che ci governa».

LA POLEMICA - «A Palermo in senato Accademico ha avallato le politiche deleterie operate dall’ateneo e dal Rettore come la tassa sul parcheggio dentro la cittadella universitaria e il nuovo statuto dell’università targato Gelmini - aggiunge -, senza costruire una opposizione vera allo smantellamento del welfare e dei diritti degli universitari». «È una mossa alla Renzi, chi lo dice che se sei giovane rappresenti la discontinuità? - prosegue lo studente, che frequenta il quarto anno del corso di laurea in Storia - se poi sei una creatura della casta?». Gli studenti nei giorni scorsi hanno manifestato anche contro l’accordo tra il Pd e l’Udc, la coalizione che ha sostenuto il neo Presidente della Regione Rosario Crocetta.

 

Redazione online - 24 novembre 2012

dal sito www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it

 

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NUOVA GIOVANE ASSESSORE REGIONALE

 

“Sinnucu picciriddu, Paisi persu” È questo un detto antico che ripetevano gli anziani nonni quando si registrata l’avanzata spavalda dei giovani politici, privi di esperienza e di competenze specifiche.

La scuola siciliana ha adesso un assessore studentessa, non ancora laureata che ha il potere di determinarne le sorti, lo sviluppo o la morte.

I sentimenti di sfiducia e di sconforto, di delusione e di amarezza si alternano ad una flebile speranza che qualcosa di nuovo possa accadere nell’ottica del miglioramento.

Se i giovani fossero veramente capaci di scardinare gli stereotipi e di aprirsi al nuovo con libertà di pensiero, con fantasia creativa e spontanea c’è davvero da sperare per un risveglio dal letargo burocratico.

I problemi della scuola sono tanti e tantissimi, ma occorre che qualcosa si muova e che, togliendo qualche masso, crollano gli altri che sono appoggiati in forma sconnessa e disordinata.

Le strade del governo Crocetta sono lastricate di buone intenzioni e qualche segnale di rottura con il passato e di cambiamento sembra apparire all’orizzonte.

La luce è ancora lontana: le prime ore dell’alba che spunta sono ancora offuscate dal buio della notte che ha coperto questi lunghi anni di rovinosa caduta verso il basso. Il bicchiere è mezzo pieno: l’assessore è giovane, è carico di entusiasmo e di voglia di fare.

Novello Davide con coraggio e forza affronta il duello con il gigante Golia e con sola fionda di giovane pastore potrà abbattere e far crollare un sistema radicato nel tempo, capace di produrre gratificanti successi e cospicui guadagni non tutti onesti e puliti.

Come pietra lavica ispida e graffiante che punge e provoca dolori e bruciori, la nuova giovane assessore potrà incidere sul sistema e ci auguriamo che possa continuare nel ridisegnare la gloriosa storia della scuola siciliana, così come i nostri Padri dell’Assemblea costituente l’avevano ideata e che potrà risorgere ancora una volta.

 

Giuseppe Adernò, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 3495608663

Presidente provinciale ASASI Catania

Preside dell’I.C. “G. Parini”, Via Quasimodo, 3

95126 CATANIA 095.497892 - FAX 095.4032652

 

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LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PALERMO AGLI STUDENTI CHE, IN QUESTI GIORNI, STANNO OCCUPANDO ALCUNE SCUOLE SUPERIORI DELLA CITTÀ

 

Noi guardiamo al mondo della scuola con grande interesse, certi come siamo che i giovani rappresentano la più grande risorsa per il futuro del Paese. Siamo anche convinti che il sistema scuola necessiti di investimenti, sia per gli aspetti strutturali e didattici, e che la spesa per l’istruzione non può mai essere considerata uno spreco. Ecco perché faccio affidamento alla maturità e alla consapevolezza degli studenti, ricordando loro di avere rispetto per la scuola anche come entità fisica. La scuola è un loro patrimonio. Lo è in ogni aspetto, perché come la loro casa, è contenitore di sogni, di aspirazioni, di ambizioni. È luogo di confronto e di passione, quella che anima la condivisione di idee e ideali. Ciascuno di noi ha ricordi di questo periodo che il tempo non cancella e che rimangono scolpiti come tappe fondamentali nel processo di crescita. A scuola gli individui diventano persone, cittadini, membri di una comunità perché questo è il tempo in cui diventa più chiaro il sistema dei diritti e dei doveri, è più forte la spinta alla partecipazione alla vita pubblica, inevitabile la contrapposizione con l’autorità, qualunque sia la sua connotazione. Uno dei padri della nostra Repubblica diceva di diffidare di chi a 18 anni non ha idee rivoluzionarie. Oggi più che mai si deve coniugare l’idea rivoluzionaria ai principi della democrazia, del rispetto, della legalità. Oggi più che mai, in un periodo in cui la crisi economica e la logica dei numeri condiziona la nostra vita sociale la vostra protesta e il vostro dissenso sono un monito che deve essere ascoltato. E rispettato. La protesta, condivisibile per molti aspetti, deve però restare un momento di approfondimento e di crescita delle coscienze e mai sfociare in atti di vandalismo.

 

Giovanni Avanti

 

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L’AUTONOMIA E IL COLLEGIO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

 

La nostra inchiesta ci conduce al collegio dei “Padri Irrogatori”, nel quale svolgono un periodo di riabilitazione e di recupero molti dirigenti scolastici affetti da una grave patologia. Pare che giri tra loro una perversa pestilenza. Uno dei sintomi è l’afasia, cioè la silenziosa reazione, soprattutto delle loro associazioni rappresentative, alle soverchierie che l’attuale governo impone alle istituzioni scolastiche autonome, riguardo alle professionalità, alle risorse economiche, agli scatti di anzianità, al rispetto del contratto collettivo di lavoro sancito nel 2007. La crisi è, forse, dovuta anche alla tradizionale ed inveterata solitudine, alle reggenze di scuole distanti l’una dall’altra, alle reggenze gratuite, ai ritardi nel pagamento delle quote di retribuzione di risultato, all’inadeguato trattamento economico rispetto alle gravi responsabilità che si assumono quotidianamente senza alcuna condivisione e collaborazione degli enti territoriali. A queste patologie si aggiunge quella del burn-out, dovuta al forte stress correlato al lavoro, tipica della condizione primigenia di docenti, dalla quale provengono. Insomma i dirigenti, a parte qualche rara virile eccezione, sembrano dei servi obbedienti del potere, proni ad ogni ingiustizia, inidonei a guidare una forte reazione intellettuale e professionale di difesa della scuola pubblica contro un governo tecnico che decide regole nuove in corso d’opera, non tiene in alcun conto i diritti conquistati con anni di lotte, e rispetto ai problemi della scuola, dimostra una totale incompetenza della complessità che caratterizza la gestione e l’organizzazione di un’istituzione scolastica. Insieme a noi sono saliti sulla collina sindacalisti di tutte le sigle, burocrati scontenti della gestione dei Fondi strutturali europei, esperti della sanità. Il gotha della pubblica istruzione in video-presenza, monitora il recupero e la riabilitazione con cuore palpitante. Ci guiderà nella visita padre Virgilio Marone, direttore del collegio.

Giornalista: Chi sono i dirigenti che inseguono con affanno quei mappamondi?

Padre Virgilio: Sono i dirigenti viaggiatori. Durante la dirigenza scolastica stanno più all’estero che nella loro stanza di dirigente. Le agenzie di viaggio, in crisi, garantiscono viaggi in Italia e in Europa ai dirigenti scolastici per ingraziarseli e promuovere fantastici viaggi d’istruzione. L’inclusione degli studenti della scuola superiore di 2° grado (ma anche delle primarie e superiori di 1° grado) delle regioni deboli del paese giustificano, con pretesto esplorativo, esperienze di socializzazione degli studenti nelle più svariate mete europee, le quali diventano “ozi di Capua” per giovani già del tutto disinteressati allo studio. I dirigenti recuperano in questo luogo la loro identità inseguendo vanamente un mappamondo con la planimetria della loro scuola.

Giornalista: E questi altri che si aggirano per i padiglioni e con deferenza salutano tutti con modi distaccato e aristocratico?

Padre Virgilio: Questi sono i dirigenti scolastici tuistici che hanno esagerato nei rapporti confidenziali diventando all’interno delle loro scuola amici e fratelli di tutti. Essi, alimentando un pessimo familiarismo e annullando le distanze le gerarchie necessarie all’interno di un’amministrazione diventano vittime dei loro stessi eccessi, riducendosi ad essere dipendenti dai loro dipendenti.

Giornalista: E questi che cercano sul vocabolario tutti i sinonimi di sincerità, schiettezza, libertà di pensiero?

Padre Virgilio: Questi sono i dirigenti scolastici che per anni sono risultati compiacenti ed ossequiosi con i loro diretti superiori. Hanno recitato, per anni, il ruolo degli yes-man, e con fare ipocrita hanno adulato i potenti con l’intento di ottenerne riconoscimenti ed apprezzamenti. Invece che gridare con forza la decadenza del sistema e le cause e le colpe che l’hanno favorita, hanno preferito svolgere la parte di avvocati Azzeccagarbugli.

Giornalista: E questi altri che salgono la collina scivolando continuamente senza poter darsi aiuto con le mani e con i piedi?

Padre Virgilio: Sono i dirigenti scolastici raccomandati, che hanno trovato terreno liscio per ottenere quello che volevano: distacchi, sedi preferite, trasferimenti facilitati,stanze del potere aperte, incarichi in commissioni di esami, tutto quanto è stato garantito sulla base di un arbitrio chiamato discrezionalità, il contrario di un criterio merito-metrico e meritocratico. Hanno coltivato l’ingiustizia per fini personali e insieme con quelli che li hanno favorito, adesso, per vincere la loro patologia, sono costretti a salire inutilmente e a scivolare continuamente.

Giornalista: Chi sono quei dirigenti scolastici che asserragliati in massa su quel tavolo non fanno altro che scollare le figurine di calciatori dai loro album?

Padre Virgilio: Sono i dirigenti scolastici che hanno diretto le scuole senza iniziativa personale aderendo in modo pedissequo ai sindacati di riferimento, con una metodologia del copia ed incolla che ha registrato mancanza di fantasia, incapacità innovativa, rigidità euristica. Per ogni problema della scuola telefonano al sindacato e applicano senza riflettere il punto di vista asettico ed arretrato del sindacato. Qualche volta hanno anche permesso che i loro vicari e collaboratori facessero parte della RSU.

Giornalista: E quegli altri che in quello spazio isolato distruggono specchi in continuazione?

Padre Virgilio: Quelli sono i dirigenti scolastici malati di narcisismo. Questa patologia, che deriva da una propensione umana precedente all’incarico, subisce un accrescimento elefantiaco per la smisurata e clientelare che alberga nelle scuole italiane. Il dirigente, ammalato di suo, ingrandisce la stima di sé a tal punto che considera ogni attività della sua scuola come emanante dal suo fascino e confonde il confine tra la sua persona e l’amministrazione che dirige per servizio agli altri.

Giornalista:E quei dirigenti scolastici che in quella piazzola donano tutti i loro beni, leggendo senza posa quintali di carta che patologia hanno manifestato?

Padre Virgilio: Sono i dirigenti “possessori”. La scuola è un possesso personale, quasi privato. Ne deriva un comportamento paternalistico e antidemocratico con attribuzioni di funzioni in base a criteri di selezione personale. Pensano di essere insostituibili. Sono burocrati-sapientoni perfezionisti capaci di posticipare perfino un terremoto per evitare che la loro organizzazione sia minimamente scalfita. Sono anche verbalisti e pretendono che ogni atto, gesto, respiro dell’istituzione scolastica sia trascritto in un verbale, segno di insicurezza e di sfiducia nel personale che dirigono.

Giornalista:Mi incuriosiscono quei dirigenti che aprono e ingurgitano bustine di zucchero.

Padre Virgilio: Sono i dirigenti anaffettivi, che dirigono le istituzioni con una severità eccessiva, creando un clima di animosità conflittuale perenne. Pretendono il rispetto delle leggi e della gerarchia senza adoperare quella filantropia che è rispetto umano anche delle debolezze altrui,che in ciascuno sono coniugate con i pregi, le abilità, le energie personali. Il loro è un atteggiamento difensivo, dovuto alla mancanza di coraggio, alla paura di sbagliare e ad una naturale misantropia.

Giornalista: E quei dirigenti che si battono il petto ripetutamente in continuo pellegrinare?

Padre Virgilio: Sono i dirigenti scolastici “missionari”. Essi sono convinti di essere nati e cresciuti per salvare la scuola e l’istruzione pubblica. Nei loro discorsi e nelle pose si manifesta una superba arroganza, come se soltanto loro fossero consapevoli delle modalità e del senso della professione. La quale è un esercizio faticoso, complesso, progressivo di mansioni che si imparano con umiltà e pazienza. La nostra missione è un’investitura di tipo istituzionale, non una missione sacerdotale né un’investitura divina.

Giornalista: In che modo, padre, queste patologie riscontrate influiscono sulla mancata reazione dei dirigenti scolastici all’attacco gravissimo perpetrato dall’alto alla scuola pubblica?

Padre Virgilio: Possiamo dire con certezza che i vizi ampiamente diffusi nella categoria e non corretti in tempo da una burocrazia inefficiente e lontana dai veri problemi della scuola, hanno prodotto un totale abbassamento delle difese. E ci aspettiamo di peggio dal concorso che non è ancora finito. Gli scienziati credono che sia venuto il tempo di una selezione più seria dei dirigenti scolastici, una carriera del tutto sganciata dalla docenza, commissioni composte con criteri merito-metrici, controlli a tappeto perché la funzione di dirigente scolastico sia svolta con umile e utile conduzione istituzionale.

Post scriptum:

I sindacalisti hanno chiesto in massa di rimanere nel centro per svolgere un accurato recupero.

I Fondi strutturali europei saranno usati, d’ora in poi, per recuperare i dirigenti affetti dalle patologie sopradescritte.

Gli esperti della sanità applicheranno a tutti i dirigenti nazionali a titolo di sperimentazione i vaccini che sviluppano libertà di parola e pensiero, amore per la scuola pubblica, umiltà ed oggettività nell’esercizio del loro lavoro.

Il gotha si è autosospeso per inefficienza ed è stato sostituito con una commissione tecnica di trenta tiranni.

 

Gaetano Bonaccorso, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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organizzare la scuola

 

QUALE MODELLO ORGANIZZATIVO PER LA SCUOLA

 

Osservando il panorama sotto i nostri occhi ci è possibile scorgere sostanzialmente quattro modelli organizzativi di scuola a seconda delle priorità che si stabiliscono e delle finalità che si perseguono.

1. C’è il modello burocratico. L’attenzione è centrata sulle procedure, sul rispetto delle regole formali. La leadership è istituzionale, impersonale. Ciò che veramente è importante sono le “carte”. Il cambiamento è guardato con sospetto come pure la possibilità che le persone si incontrino discutano, si costituiscano in gruppi di lavoro e di progetto. Importante è rispettare le indicazioni calate dall’alto. Il modello è verticistico e piramidale. I docenti e dirigenti sono semplici esecutori di ordini provenienti dal vertice della piramidi. Si è sollevati dal pensare con la propria testa. Si è lontani mille miglia da ogni forma di autonomia ed corresponsabilità. Tutto è stato pianificato e pensato da chi è preposto. Dispensati dal pensare.

2. C’è il modello ideologico. I valori, i principi sono visti astrattamente come categorie assolute, astoriche, statiche ai quali semplicemente uniformarsi. Le circostanze soggettive ed oggettive non hanno alcun peso. I valori sono una gabbia di ferro come il letto di procuste tutti si devono adeguare. Questo è il termine: adeguare. Prevale l’immobilità, la persistenza, l’impersonalità. L’interesse assoluto è difesa dei principi norme valori, le persone sono funzionali a questi; le differenze delle persone sono ininfluenti, non c’è capacità di vedere i nuovi problemi, né si sente la necessità del cambiamento. I cambiamenti della società non riescono a penetrare la scorza dura di questa concezione. Non si favorisce la motivazione alla ricerca, al cambiamento. Tutto è stato già prefigurato dai valori, norme, da questi archetipi assoluti.

3. C’è il modello funzionalista. A differenza dei precedenti questo modello sembra accettare la sfida della novità e del cambiamento per esempio attraverso la modernizzazione delle nuove tecnologie, attraverso modelli organizzativi flessibili rispetto a quelle consolidate e ingessate della tradizione, per nuove pratiche e quindi considerate più adatte ai tempi. E un modello che promette e garantisce efficienza efficacia ma che non definisce criticamente gli obiettivi da offrire come riferimento all’efficienza stessa.

L’efficienza per l’efficienza. Tale modello si apprezza in relazione alla sua capacità alle molteplici istanze che dall’esterno arrivano. È un modello molto presente negli orientamenti europei. È attratto dall’idea di “utile” e considera improduttivo che la scuola insegni cose che immediatamente non sono produttive spendibili sul mercato. Quindi sostiene l’idea dell’apprendere per l’apprendere come valore astratto di riferimento, è molto centrato sui risultati sugli obiettivi. Le procedure sono particolarmente importanti. Si misura con il cambiamento ma il suo limite non problematizza adeguatamente e ìle ragioni del cambiamento alla luce dei valori che facciano da filtro critico. La missione della scuola viene definita dall’esterno, dalle richieste, soprattutto economiche e industriali. La scuola è colonizzata dal mercato.

4. C’è il modello personalista. Tale modello condivide con quello ideologico l’attenzione ai valori e con quello funzionalista la disponibilità al cambiamento nella consapevolezza che le sfide vanno affrontate e questo richiede la capacità di trasformarsi, di ridefinirsi, di rifondarsi. Di innovare. Tra il passato da conservare e il futuro da fronteggiare presta molta attenzione al presente, cioè alla qualità dell’esperienza della persona che ora e qui vive, che ora e qui è chiamata a crescere e a sviluppare competenze, a sviluppare la propria identità e la propria visione del mondo Cura pertanto molto la relazionalità tra le persone e in particolare tra il giovane e il docente. Cura la scuola come comunità educante che mette al centro della sua preoccupazione il valor della relazionalità tra docenti e genitori, tra docenti e allievi. I legami personali che costruiscono il senso dell’ appartenenza, la dimensione affettiva coltivata insieme a quella cognitiva, la cura, l’accompagnamento, l’orientamento sono punti di forza. Quanto sopra richiamato fa intendere che il modello prescelto e che fa da sfondo all’azione educativa e didattica non è indifferente.

 

dal sito www.fidae.it

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RIUNIONE AUTOCONVOCATA DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

 

I presidi sottoscritti, si associano all’iniziativa dei dirigenti autoconvocati il 26 novembre presso l’Istituto Alessandro Volta ed esprimono la propria preoccupazione per le forme di lotta messe in atto dagli studenti di molte scuole della provincia, che contrastano con la continuità dell’attività didattica e con le stesse leggi della Repubblica.

In particolare si mettono in evidenza i seguenti punti: le occupazioni delle scuole violano il codice penale nei seguenti articoli:

art. 340 c.p. Interruzione di pubblico servizio: “Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona un’interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a un anno.

I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni”.

Art. 633 c.p. Occupazione abusiva di edificio pubblico: “Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi. ”
Art. 639bis Perseguibilità: “Nei casi previsti dagli articoli 631, 632, 633 e 636 si procede d’ufficio se si tratta di acque, terreni, fondi o edifici pubblici o destinati ad uso pubblico”.

Le occupazioni violano il diritto allo studio di coloro che vogliono frequentare e studiare, impediscono la presenza alle lezioni, mettono a rischio la valutazione degli allievi che, nel caso in cui si superasse il limite di legge delle assenze, non potrebbero accedere agli scrutini. I presidi sottoscritti ribadiscono che le assenze dovute ad occupazioni dei locali da parte degli studenti non possono essere considerate presenze a nessun titolo.

I giorni di occupazione non possono essere considerati utili ai fini dei 200 giorni di lezioni effettive che rendono valido l’anno scolastico, e invitano gli OO.CC. al recupero di tali giorni di lezione adattando il calendario scolastico e chiedono alla Direzione Generale dell’USRS di effettuare le dovute verifiche.

I sottoscritti rilevano che queste forme di lotta, interrompendo la continuità didattica, pregiudicano la qualità dei livelli di apprendimento e creano apprensione nei genitori concorrendo alla dispersione scolastica, all’insuccesso formativo e al passaggio dalla scuola statale alla scuola paritaria.

I dirigenti scolastici vivono per primi il disagio di una scuola pubblica che non è al centro dell’attenzione del Paese e sono costretti giornalmente a tentare di erogare un servizio in condizioni di precaria legalità.

I presidi non possono essere considerati responsabili della mancata vigilanza sugli studenti e sui minori in particolare, anche in presenza di dichiarazioni di sostegno alle occupazioni da parte di figure istituzionali in assenza di intervento delle autorità scolastiche e politiche.

È grave la dissipazione di risorse pubbliche che vede interrotte le attività didattiche e danneggiati i supplenti che non possono essere nominati in una situazione di mancata effettuazione dell’attività didattica.

Perplessità suscita la recente dichiarazione del Ministro al Convegno della Fondazione Treelle, nel quale ha dichiarato che a breve si procederà alla valutazione dei soli dirigenti scolastici. Nessun dirigente vuole sottrarsi alla valutazione, ma ipotizzare che un dirigente, che non ha poteri disciplinari nei confronti degli studenti, non ha poteri di valutazione nei confronti del personale, non è coinvolto nei processi di reclutamento del personale, non può contare sulla certezza di risorse economiche, ben poco può fare per raggiungere gli obiettivi assegnati. Occorre invece procedere a forme di valutazione di tutto il personale, a una definizione meno autoreferenziale degli OO. CC. e all’attribuzione di risorse economiche certe a inizio d’anno scolastico: solo in tal modo si potrà invertire la tendenza alla dequalificazione della scuola statale.

Palermo 27 novembre 2012

 

Firmato: I Presidi: Roberto Tripodi, Maria Orsolina Mendola, Angelo Di Vita, Gaetano Bonaccorso, Annamaria Catalano, Luigi Affronti, Adriana Bongiorno, Salvo Indelicato, Giuseppe Alfano, Lucia Lo Cicero, Margherita Santangelo, Rita Imperato. Aderisce la DIRPRESIDI.

 

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INTERVISTA  A DANILO DOLCI                  

 

Alla seduta spiritica della Rete ASASi di questa settimana, tenuta nella Piazza di Partinico, è apparso, sereno come sempre, Danilo Dolci. Nasce nel 1924 in provincia di Trieste. La madre, Meli Kontelj, è una donna slovena molto religiosa, mentre il padre, Enrico Dolci, è un ferroviere siciliano agnostico, il cui lavoro determina per la famiglia continui cambi di residenza. Durante gli anni del fascismo sviluppa presto una decisa avversione alla dittatura. Terminata la guerra, studia Architettura a Roma. Torna poi a Milano, dove conosce Bruno Zevi. Dal 1952 si trasferisce nella Sicilia occidentale in cui promuove lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro: siffatto impegno sociale gli varrà il soprannome di “Gandhi italiano”.Lo abbiamo intervistato con deferenza.

ASASi: Danilo Dolci, lei nel 1952 dà inizio a Trappeto alla prima delle sue numerose proteste nonviolente, il digiuno sul letto di Benedetto Barretta, un bambino morto per la denutrizione. Se anche Dolci fosse morto di fame, lo avrebbero sostituito, in accordo con lui, altre persone, fino a quando le istituzioni italiane non si fossero interessate alla povertà della zona. La protesta, dopo aver attirato l’attenzione della stampa, viene interrotta quando le autorità si impegnano pubblicamente ad eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario. Come vede le proteste di docenti e studenti di questi giorni? Danilo Dolci: Ai miei tempi a protestare erano i più bravi della scuola. Ora sono i più asini. Noi lottavamo per garantire i beni pubblici, queste occupazioni danneggiano le scuole pubbliche, le sporcano, le vandalizzano. Il 2 febbraio del 1956 organizzai, a Partinico, lo sciopero alla rovescia. Alla base c’èra l’idea che, se un operaio, per protestare, si astiene dal lavoro, un disoccupato può scioperare invece lavorando. Così centinaia di disoccupati si organizzarono per riattivare pacificamente una strada comunale abbandonata; ma i lavori vennero fermati dalla polizia e io, con alcuni collaboratori, venni arrestato. L’episodio suscitò indignazione nel Paese, e venni successivamente scagionato, dopo un processo che ebbe enorme risalto sulla stampa: a difendermi fu il grande giurista Pietro Calamandrei.

ASASi: Nel gennaio del 1956, a San Cataldo, oltre mille persone danno vita ad uno sciopero della fame collettivo per protestare contro la pesca di frodo, che, tollerata dallo Stato, priva i pescatori dei mezzi di sussistenza. Ma la manifestazione è presto sciolta dalle autorità, con la motivazione che «un digiuno pubblico è illegale». Ma in Sicilia, Stato e Magistratura sono sempre stati dalla parte dei cattivi?

Danilo Dolci: Al mio processo il Pubblico Ministero ha detto che i giudici non devono tenere conto delle “correnti di pensiero”. Ma cosa sono le leggi se non esse stesse delle correnti di pensiero? Se non fossero questo non sarebbero che carta morta. E invece le leggi sono vive perché dentro queste formule bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo, lasciarci entrare l’aria che respiriamo, metterci dentro i nostri propositi, le nostre speranze, il nostro sangue, il nostro pianto. Altrimenti, le leggi non restano che formule vuote, pregevoli giochi da legulei; affinché diventino sante esse vanno riempite con la nostra volontà. Nel 1957 mi viene attribuito in Unione Sovietica il Premio Lenin per la Pace. Lo accettai, pur dichiarando di «non essere comunista». Con i soldi del premio si costituì a Partinico il “Centro studi e iniziative per la piena occupazione”. Nella Marcia della protesta e della pace organizzata nel marzo del 1967, accanto a me c’era Peppino Impastato. Denunciai il fenomeno mafioso e i suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse rivolte ai deputati Calogero Volpe e Bernardo Mattarella, allora ministro democristiano. I due parlamentari mi querelano per diffamazione, naturalmente verrò condannato dopo un processo durato sette anni; solo un’amnistia mi eviterà la detenzione.

ASASi: Dolci, lei è anche considerato un grande Maestro, qual’era il suo metodo di insegnamento?

Danilo Dolci: Collegai la modalità di operare alla maieutica socratica. Il mio è un lavoro di “capacitazione” (empowerment) delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni. Nelle riunioni, ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e decidere. È proprio nel corso di riunioni con contadini e pescatori della Sicilia occidentale che prende corpo l’idea di costruire la diga sul fiume Jato. La successiva realizzazione di questo progetto costituirà un importante volano per lo sviluppo economico della zona e toglierà un’arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. L’irrigazione delle terre ha consentito in questa zona della Sicilia occidentale la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.

       

Roberto Tripodi, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 3473904596

 Presidente regionale ASASi

 

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