Letterina ASASI n 306 del 12 gennaio 2012
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DALL’ANNUNCIO AI FATTI
Che la crescita democratica ed economica di un Paese trovi le sue radici nei sistemi formativi e nei suoi protagonisti chiamati istituzionalmente a coltivarle e sostenerle, credo sia un assunto teoricamente accettato da tutti.
Ecco perché abbiamo salutato con interesse l’annuncio di un imminente concorso per immissione in ruolo di docenti.
Ricordiamo, però, come per i nostri governanti, senza alcuna distinzione di colore, sia “normale” prassi uscire dai loro prestigiosi cappelli tante “buone novelle” e affidarle subito all’oblio dello scorrere del tempo e che le promesse, non mantenute o svuotate dei loro contenuti, creano incertezze che non favoriscono nessuna riforma utile alla crescita.
Considerato, però, che in base al principio sancito dall’art. 97 della Costituzione, il concorso pubblico deve essere lo strumento volto a garantire i requisiti di efficienza e imparzialità nella scelta del migliore capitale umano attraverso il metodo comparativo, la nostra attenzione sarà molto attenta e critica perché questa selezione, da tempo necessaria, sia effettuata con la massima serietà e trasparenza e sia basata esclusivamente sul “merito” e sulle capacità.
Il rispetto di tali criteri è condizione necessaria per assicurare che il nuovo Governo risponda ai principi della democrazia, dell’efficienza, dell’imparzialità e della trasparenza.
Il reclutamento dei docenti in base al merito si rifletterà subito, migliorandola, sulla crescita e sull’immagine del nostro sistema formativo e, quindi, sulle prestazioni dovute ai cittadini.
In questa logica, attendiamo di conoscere i criteri di scelta delle commissioni esaminatrici che, come più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, sono i soggetti deputati a dare concreta attuazione ai principi d’imparzialità e buon andamento nell’ambito delle procedure concorsuali e, quindi, ad assicurare il corretto espletamento del procedimento stesso.
Non saremo noi, semplici “artigiani scolastici”, a suggerire ai tecnici di questo Governo, certamente protagonisti di gestione di concorsi di alto livello accademico, di prestare attenzione ad alcuni criteri necessari per assicurare un buon andamento della tornata concorsuale.
I Tecnici governativi conoscono perfettamente che il pubblico concorso rappresenta la regola fondamentale per l’accesso al pubblico impiego, in virtù dei principi costituzionali ricavabili dagli artt. 3, 51 e 97 Cost. e che ai sensi dell’art. 35 comma 3, del d.lg. n. 165 del 2001, occorre conformare le procedure selettive ad alcuni principi fondamentali.
Siamo certi, quindi, che non faranno mancare i mezzi per un’adeguata pubblicità della selezione e la scelta dei criteri atti a garantire l’imparzialità e assicurare economicità e celerità.
Sapranno adottare, ad esempio, quei meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti al nuovo docente che dovrà essere pronto a rispondere alle richieste formative di una scuola in cambiamento inserita in un sistema globalizzato e multietnico.
I Tecnici capiranno subito che non sarà possibile basare la selezione sul “merito” e sulle capacità se non si presti particolare attenzione alle composizioni delle commissioni esaminatrici, includendo esclusivamente esperti di provata competenza nelle materie di concorso e non per “discendenza baronale”.
Signor Ministro, abbiamo scritto in altra pagina di questo numero “ci aiuti a mettere in atto i suoi e i nostri desideri”, ci assicuri, però, che questi desideri diventeranno subito azioni legislative finalizzate al miglioramento della nostra scuola.
Giuseppe Luca,
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Direttore Responsabile della “Letterina”
ULTIMISSIMA!
È giunta improvvisa al tavolo della nostra redazione, a numero già chiuso del nostro settimanale, la notizia che ieri, Mercoledì 11, Roberto Tripodi, su invito del Ministro Profumo, ha partecipato a una riunione al Ministero, nella sua nuova veste di Presidente della FNASA.
La scuola siciliana si congratula con il nuovo Presidente e la “Letterina” sarà lieta, senza perdere la propria caratteristica di settimanale territoriale, di ospitare le voci provenienti da tutto il nostro Paese.
EDITORIALE
DALL’ANNUNCIO AI FATTI
Giuseppe Luca
Che la crescita democratica ed economica di un Paese trovi le sue radici nei sistemi formativi e nei suoi protagonisti chiamati istituzionalmente a coltivarle e sostenerle, credo sia un assunto teoricamente accettato da tutti.
ATTIVITÀ asasi
LETTERA AL MINISTRO PROFUMO SULLE ELEZIONI PER LE RSU
Roberto Tripodi
Caro Ministro, è necessario, nella scuola statale, ridare centralità alla didattica e agli apprendimenti. I molti organi collegiali esistenti in ogni scuola costituiscono una selva di poteri sovrapposti e contrastanti, se non altro d’interdizione della normale attività didattica e amministrativa, difficili da coordinare e da gestire.
AGGIORNAMENTO PRESIDI
ASASi
L’ASASi ha in programma di richiedere all’USRS il finanziamento di un corso di aggiornamento sul tema: “Ministage Lingua Inglese - IELS Malta” - Elementary CEF A1, con contenuti di formazione allo sviluppo, per sostenere l’inserimento in funzioni emergenti nell’evoluzione dei processi d’innovazione.
SCUOLA ATTIVA
LA SCUOLA “CIVIC CENTER” - I DESIDERI DEL MINISTRO PROFUMO
Giuseppe Adernò
La scuola “civic center”, è capace di offrire servizi anche d’immediata spendibilità lavorativa, di essere utile alla Città e presente nel territorio, quale luogo privilegiato di educazione, d’istruzione, di formazione integrale dei cittadini di oggi e di domani.
NOTIZIE
23° CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA «CITTÀ DI PORTO RECANATI» XXIII EDIZIONE 2012
Renato Pigliacampo
Col Patrocinio del Comune di Porto Recanati e della Regione Marche e la collaborazione dell’Associazione Lo Specchio di Porto Recanati.
CONCORSO “OSSERVA IL CIELO E DISEGNA LE TUE EMOZIONI”
Osservatorio Astrofisico di Catania
Nell’ambito delle proprie iniziative divulgative per l’anno 2012 l’INAF Osservatorio Astrofisico di Catania (OACT) indice un concorso riservato agli studenti delle scuole elementari.
RIFLESSIONI
L’AUTONOMIA “DALLA BESTIA AL BELLO”?
Gaetano Bonaccorso
Ovvero se non sia prassi corretta di tutti coloro che operano nella scuola pubblica valutare i ministri dello Stato, servitori della cosa pubblica, con criteri merito- metrici solo dopo averli messi alla prova, invece di trattarli con eccessiva e inopportuna deferenza sin dall’inizio della loro opera. È avvenuto il miracolo, la metamorfosi che tutti si aspettavano e pregavano e desideravano.
“CACCIA” ALL’INVALSI
Stefano Stefanel
Credo sia partita una nuova “caccia” all’Invalsi. In questa mobilitazione contro l’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema dell’Istruzione si stanno fondendo due filoni distinti: coloro che contestano l’Invalsi in toto e che cercano di boicottare l’applicazione di qualsiasi valutazione di sistema, descritta per lo più come una schedatura e coloro che attaccano l’Invalsi partendo dalla poca scientificità delle sue metodologie valutative.
UN ANNO DI SPERIMENTAZIONE PER LA VALUTAZIONE DEGLI INSEGNANTI
Gruppo di Firenze
Il “Corriere della Sera” riportava un’idea del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, già collaboratore di Fioroni e maestro di strada a Napoli: la sospensione “in stile hockey”. Niente allontanamento da scuola (perché “non serve a niente”), ma “lavori socialmente utili”:
ISTRUZIONE: COSA PUÒ FARE IL GOVERNO MONTI?
Giorgio Israel
Tra i dossier aperti il primo della lista è lo sblocco della formazione dei nuovi insegnanti. Nonostante che da tre anni sia pronto un nuovo regolamento per la formazione tutto è fermo da allora. È un’interruzione inconcepibile per un paese avanzato, che riduce l’appello quotidiano, “apriamo le porte ai giovani” a un insopportabile esercizio di retorica.
LETTERE ALLA REDAZIONE
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Maria Rapisarda
Desidero rappresentare l’ingiustizia di cui mi ritengo vittima e che, credo, può costituire spunto di riflessione.
PROBLEMI SINDACALI
UN PROBLEMA DI PEREQUAZIONE STIPENDIALE NELL’AREA SANITARIA ANALOGO A QUELLO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI
Salvatore Indelicato
La notizia divulgata in questi giorni dalla stampa regionale del Veneto è destinata a incidere profondamente nella vicenda degli stipendi dei manager della scuola impegnati in una colossale campagna giudiziaria per rivendicare la perequazione della retribuzione di posizione e di risultato rispetto ai loro colleghi ministeriali di analoga 2 fascia.
CRONACHE DAL IX CONGRESSO ANP; L’INTERVENTO (MANCATO) DEL DELEGATO DI CASERTA
Silvana Decato
Una mozione, un intervento riuscito e uno non effettuato per mancanza di tempi … o di coraggio?
Dal sito dell’ANP di Caserta. http://anpcaserta.altervista.org/Perequazione%20dirigenti.htm
ULTIMORA!!!
INTERVISTA A VITTORIO AMEDEO II DI SAVOIA, RE DI SICILIA
Roberto Tripodi
Alla seduta spiritica dell’ASASi di questa settimana, al fine di comprendere come invertire la tendenza attuale alla cattiva amministrazione, abbiamo evocato Vittorio Amedeo II Francesco di Savoia, detto la Volpe Savoiarda.
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ATTIVITÀ ASASi
LETTERA AL MINISTRO PROFUMO SULLE ELEZIONI PER LE RSU
Caro Ministro, è necessario, nella scuola statale, ridare centralità alla didattica e agli apprendimenti. I dodici organi collegiali esistenti in ogni scuola (consiglio d’istituto, giunta esecutiva, collegio dei docenti, consiglio di classe, assemblea sindacale, assemblea studentesca d’istituto, assemblea studentesca di classe, assemblea dei genitori, comitato dei genitori, comitato studentesco, assemblea ATA, RSU) ai quali si sommano altri organi come i Revisori dei conti, i Responsabili dei Lavoratori per la Sicurezza e i terminali associativi sindacali, costituiscono una selva di poteri sovrapposti e contrastanti, se non altro d’interdizione della normale attività didattica e amministrativa, difficili da coordinare e da gestire. Se oggi in Italia siamo potuti arrivare all’istituzione di 10.300 scuole paritarie e di sole 10.100 scuole statali, forse ciò vuol dire che l’utenza più avveduta abbandona l’istruzione pubblica (perché tale è la sola istruzione statale, al di fuori degli infingimenti), di cui non si fida più. Così come la FIOM ha reso ingovernabile e non competitiva la FIAT di Termini Imerese, costringendola alla chiusura, il sindacato e le diverse corporazioni hanno reso ingovernabile la scuola statale e ne stanno facendo la scuola dei ceti meno abbienti, buona solo a diplomare giovani poco preparati e senza futuro.
In occasione delle prossime elezioni delle RSU (a scuola non si fanno che elezioni, quest’anno ne abbiamo già fatte quattro: per gli organi di durata annuale, per la consulta biennale, per il comitato studentesco, per il consiglio d’istituto), la preghiamo di decretare l’incompatibilità dei componenti il consiglio d’istituto con la carica di RSU. Forse lei non lo sa, ma a scuola succede anche questo: i sindacalisti si candidano nel consiglio e portano la mentalità sindacale in un organismo che, invece che l’interesse di categorie d’impiegati, dovrebbe tutelare l’interesse pubblico, quello del servizio reso all’utenza. È chiaro che affidare il governo della scuola, pagata con i soldi di tutti i contribuenti, agli impiegati che hanno interesse concreto a lavorare di meno e a non essere controllati, non può che portare all’inefficacia dei processi d’istruzione.
Sì, in Friuli, in Piemonte e Lombardia, dove il senso del dovere e l’etica professionale hanno lunga tradizione, ancora la scuola funziona, ma sarà per poco.
Rimandi i sindacalisti in classe a lavorare con gli allievi, vedremo che sanno fare. Male che vada capiranno quali sono i reali problemi della scuola. L’ultimo sciopero della CGIL e il penultimo proclamato dai Cobas è stato partecipato dal 2% del personale. I sindacati non hanno più un reale consenso. Il loro potere deriva dalla benevolenza statistica dei Giudici del Lavoro che hanno arrecato allo Stato danni erariali enormi, e dal fatto che si sono infiltrati nell’Amministrazione, depotenziandone le scelte. Se a questa situazione si somma la decapitazione del corpo ispettivo, si può comprendere verso quale fallimento educativo si stiano avviando le strutture scolastiche statali.
Roberto Tripodi,
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,3473904596
Presidente regionale ASASI
Consulente della V Comm. Legisl. A.R.S.
L’ASASi ha in programma di richiedere all’USRS il finanziamento di un corso di aggiornamento sul tema: “Ministage Lingua Inglese - IELS Malta” - Elementary CEF A1, con contenuti di formazione allo sviluppo, per sostenere l’inserimento in funzioni emergenti nell’evoluzione dei processi d’innovazione, in particolare per quanto attiene gli scambi internazionali e l’uso delle nuove tecnologie. Il fine è di conseguire le certificazioni “Beginners”, oppure “False Beginners” o “Elementary CEF A1” e acquisire elementi di lingua inglese ai fini dell’uso delle nuove tecnologie e della semplice conversazione. Il corso di General English mira a migliorare la competenza già acquisita, attraverso attività di lettura, scrittura, conversazione e ascolto e dovrebbe svolgersi per quattro giorni a maggio a Malta.
La prima sessione punta a perfezionare e accrescere la conoscenza della grammatica e del vocabolario; la seconda, Spoken English, vuole stimolare le fasi di comunicazione e facilitare i dirigenti ad acquisire fiducia nell’esprimersi attraverso il linguaggio quotidiano.
La scuola ospitante offre un corso di buon livello assecondando le più diverse esigenze. La classe ha un numero di partecipanti ristretto (20) e si valutano costantemente i bisogni e i progressi individuali per garantire che i discenti possano trarre il massimo vantaggio dalle lezioni. Lo staff IELS è altamente qualificato e motivato. I Teachers sono abilitati all’insegnamento della lingua Inglese a stranieri con certificati Cambridge ESOL, CELTA e Trinity ed utilizzano i più moderni metodi e mezzi didattici. I dirigenti scolastici delle scuole ASASi associate possono comunicare l’adesione al fax 091 474126 o al numero 091 6494216.
ASASi,
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www.asas.sicilia.it
SCUOLA ATTIVA
LA SCUOLA “CIVIC CENTER” - I DESIDERI DEL MINISTRO PROFUMO
Vorrei che scuola diventasse ciò che in alcuni Paesi si definisce “civic center”, il centro civico della città. Perché non far sì che gli istituti scolastici si trasformino in centri di aggregazione del quartiere? Biblioteche aperte tutto il giorno, palestre utilizzate anche dai cittadini, luoghi per le feste dei bambini. In questo modo anche gli aspetti economici potrebbero essere affrontati diversamente, perché il Comune, i privati, potrebbero investire nella scuola stessa.
Questa dichiarazione del Ministro Francesco Profumo risponde a una specifica idea di scuola da molti di noi condivisa ed attualizzata.
Da tempo abbiamo considerato la scuola come una “piccola città” e quindi abbiamo attivato il Consiglio Comunale dei Ragazzi, che consente di vivere l’esperienza dell’educazione civica, e di apprendere la cultura della democrazia partecipativa attraverso un “imparare facendo”.
Abbiamo aperto la scuola al territorio, alle iniziative del quartiere e della Municipalità, utilizzando al meglio e a tempo pieno le strutture esistenti: le palestre in collaborazione con le società sportive; l’auditorium e la sala mensa per convegni e congressi, per concerti e rappresentazioni teatrali.
Come ha ben detto il Ministro, tale operazione ha comportato dei benefici economici e delle visibili migliorie alle strutture in termini di attrezzature, di pulizia e di decoro.
Come lo stesso Ministro ha potuto constatare nelle nostre scuole ci sono tante belle risorse ed energie vitali non sempre adeguatamente valorizzate e riconosciute e molte delle cose indicate e proposte già le facciamo: mettiamo a disposizione la scuola per le feste di compleanno nella sala mensa che diventa anche discoteca in occasione del carnevale e delle feste di fine anno.
Cosa dovremmo fare di più e meglio?
Condividiamo la proposta della formazione dei docenti, i quali attraverso un diligente aggiornamento professionale entrano nel circuito linguistico del vocabolario tecnologico degli studenti di oggi, nativo-digitali.
Sarebbe auspicabile che questo desiderio di innovazione fosse diffuso tra tutti i docenti e non restasse appannaggio solo di alcuni, i quali a volte,vengono criticati per il desiderio di fare e di crescere nella professione docente e nel difficile compito della valutazione e della qualità del servizio scolastico.
L’atteso e auspicato svecchiamento del personale docente ancora è lontano dalla concreta realizzazione e nel giro di boa si rischia di far perdere il vitalizzante entusiasmo di alcuni.
Purtroppo sono numerosi i docenti che si sentono costretti a restare in servizio e vivono lo stare a scuola con disagio e visibile malessere. Tutto ciò si ripercuote negativamente sugli studenti i quali hanno il diritto di incontrare docenti vivaci e dinamici, che non facciano sentire il peso dell’inevitabile scarto generazionale.
La proposta ministeriale dell’ampliamento dell’obbligo scolastico a 17 anni, indicata come “salto di qualità”, ancorché positivo e condiviso, pone comunque diverse questioni da prendere in esame.
Al termine “obbligo” occorrerebbe sostituire il concetto di “diritto all’istruzione e alla formazione”, considerandolo una fruttuosa opportunità di ampliamento del periodo di formazione anche al fine di conseguire una qualifica professionale.
Quale tipo di scuola potrà accogliere tale istanza e rispondere a tale principio costituzionale e sociale al fine di consentire a molti più ragazzi il permanere nella struttura formativa?
L’impianto didattico ed organizzativo degli istituti tecnici e professionali, che risultano i più funzionali allo scopo, risente ancora molto del modello liceale di Giovanni Gentile ed i contenuti, le materie, le ore, sono già così cariche che non consentono quella tanto auspicata flessibilità organizzativa al fine di favorire un tipo di scuola speciale, adatta alle esigenze della specifica utenza. La vigente riduzione delle ore di lezioni ha comportato una diminuzione delle attività di laboratorio ed ha mortificato la specificità di alcuni indirizzi specifici.
Per questi ragazzi “speciali” si auspicherebbe una “scuola speciale” nella quale i contenuti didattici venissero proposti in forma meno invasiva della lezione teorica tradizionale, con libri di testo facilitati e ore di lezioni più leggere nell’alternanza scuola-laboratorio.
Occorre una scuola adatta alle loro esigenze di studenti che privilegiano l’occupazione lavorativa nell’immediato e in stretta relazione alle esigenze delle famiglie e del territorio. Una scuola che meglio risponda al settore occupazionale e alle esigenze di recuperare mestieri e professionalità in via di estinzione.
È richiesta inoltre la presenza di docenti disposti e motivati nel saper gestire la relazione con questi ragazzi, molti dei quali risentono di un percorso formativo incostante e non sempre adeguato.
Questa è la scuola “civic center”, capace di offrire servizi anche di immediata spendibilità lavorativa, di essere utile alla Città e presente nel territorio, quale luogo privilegiato di educazione, di istruzione, di formazione integrale dei cittadini di oggi e di domani.
Grazie Signor Ministro, ci aiuti a mettere in atto i suoi e i nostri desideri.
Giuseppe Adernò,
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, 349.5608663 Presidente provinciale ASASI Catania
Preside dell’I.C. “G. Parini”, Via Quasimodo, 3
95126 CATANIA 095.497892 - FAX 095.4032652
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NOTIZIE
23° CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA «CITTÀ DI PORTO RECANATI» XXIII EDIZIONE 2012
Col Patrocinio del Comune di Porto Recanati e della Regione Marche e la collaborazione dell’Associazione Lo Specchio di Porto Recanati
Art. 1 - Il poeta invierà una sola poesia a tema libero. L’organizzazione suggerisce di considerare tematiche sulla disabilità, sulla solitudine, su “i nuovi poveri”, sugli extracomunitari, sugli anziani, sugli eventi catastrofici ecc., affinché si rifletta sulla condizione dell’uomo e del suo esistere, ideazione che portò all’istituzione de Premio Città di Porto Recanati 25 anni fa. Comunque sia, i temi indicati sono solo indicativi… La poesia inviata, che non deve superare i 35 vv. (per non eccedere nelle spese di stampa nell’eventuale raccolta dei testi dei Vincitori e dei selezionati in un’Antologia), può essere stata anche edita, ma che non abbia mai vinto il primo premio in altri concorsi. L’originale deve riportare: Nome e Cognome dell’autore, indirizzo di casa e indicazione della sua email e la dichiarazione: “Dichiaro d’essere autore dell’opera inviata al concorso”.
Art. 2 - La Giuria, composta di quattro elementi, sarà resa nota nel giorno della premiazione; essa stilerà una graduatoria di tre vincitori dei premi in denaro e di altri meritevoli sino al 10° classificato.
La Giuria, a suo insindacabile giudizio, premierà quei poeti che, con l’impegno culturale e la propria testimonianza di vita, abbiano contribuito a superare una condizione di vita difficile, o addirittura rendendola fonte di ispirazione.
Art. 3 - I premi in denaro sono:
1° classificato 500 euro, targa o trofeo.
2° classificato 300 euro, targa o trofeo.
3° classificato 200 euro, targa o trofeo.
Art. 4 - Le poesie dovranno essere spedite entro il 31 luglio 2012 (farà fede il timbro postale di partenza) in quattro copie, per posta ordinaria al seguente indirizzo:
Prof. Renato Pigliacampo c/o Concorso Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati”, XXIII Edizione 2012, Casella Postale n. 61 62017 PORTO RECANATI (Macerata). La poesia potrà anche essere inviata per e-mail a:
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Il concorrente verserà la tassa d’iscrizione di 15 (quindici) euro sul conto corrente postale n. 29 68 76 21 intestato a Renato Pigliacampo c/o Casisma, o con altra modalità di sua scelta. La somma sarà messa a disposizione del monte-premi.
Informazioni. La premiazione avverrà a Porto Recanati, probabilmente nella seconda/terza decade di settembre. I vincitori dei premi in denaro avranno comunicazione scritta del giorno, del luogo e dell’ora della Cerimonia. È prevista una raccolta delle migliori opere in una silloge.
Si chiede la cortesia di diffondere il Premio nei media e tra gli amici interessati. Grazie.
Prof. Renato Pigliacampo
CONCORSO “OSSERVA IL CIELO E DISEGNA LE TUE EMOZIONI”
Nell’ambito delle proprie iniziative divulgative per l’anno 2012 l’INAF - Osservatorio Astrofisico di Catania (OACT) indice un concorso riservato agli studenti delle scuole elementari.
Gli studenti sono invitati a realizzare dei disegni che abbiano come tema principale un qualsiasi soggetto di carattere astronomico a loro scelta (es. il Sole, il Sistema Solare, la Terra, le stelle, le galassie, l’Universo, l’esplorazione spaziale, etc.).
Saranno accettati elaborati realizzati con qualsiasi tipo di tecnica (pastelli, acquarelli, matita, etc.) purché presentati su fogli di formato massimo A4. Ogni studente potrà inviare un solo elaborato.
Saranno accettati lavori di gruppo fino ad un massimo di tre studenti.
Gli elaborati ricevuti saranno esaminati da una giuria di preselezione, che ammetterà alle fasi successive solo quelli contenenti come tema principale un soggetto astronomico. Gli elaborati accettati saranno pubblicati nel sito web dell’OACT. Una giuria di esperti nominata dal Direttore dell’OACT sceglierà 10 elaborati ritenuti più originali e/o ben realizzati. Altri 3 elaborati verranno scelti con una votazione via e-mail. Tutti i vincitori saranno considerati a pari merito e premiati nel corso di una cerimonia che si terrà nel mese di Maggio 2012 in giorno e luogo da stabilirsi.
Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 18 Aprile 2012 (farà fede il timbro postale) all’indirizzo:
INAF – Osservatorio Astrofisico di Catania - Concorso “Osserva il Cielo e disegna le tue emozioni” - Via S. Sofia, 78 - 95123 - Catania.
Insieme all’elaborato occorrerà inviare, pena l’esclusione dal concorso, una scheda informativa dello studente (come da allegato al Bando di partecipazione) firmata da un genitore. In caso di elaborati realizzati da più studenti occorrerà inviare una scheda per ciascuno di essi.
Gli elaborati resteranno di proprietà degli studenti e se ne potrà chiedere la restituzione entro il 31/10/2012; dopo tale data sarà facoltà dell’OACT utilizzarli a scopi non di lucro.
Si incoraggiano gli insegnanti a svolgere funzioni di “tutor” di uno o più studenti, svolgendo opera di collegamento tra la scuola e l’OACT durante tutte le fasi del concorso.
Il Bando di Partecipazione e la scheda informativa possono essere scaricati dalla pagina web del concorso: http://www.oact.inaf.it/visite/Concorso_2012.htm
Per ulteriori informazioni: tel: 095-7332312 e-mail:
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Ufficio Rapporti con il pubblico e divulgazione INAF - Osservatorio Astrofisico di Catania e-mail:
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tel. 095.7332312.
Osservatorio Astrofisico di Catania
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RIFLESSIONI
L’AUTONOMIA “DALLA BESTIA AL BELLO”?
Ovvero se non sia prassi corretta di tutti coloro che operano nella scuola pubblica valutare i ministri dello Stato, servitori della cosa pubblica, con criteri merito-metrici solo dopo averli messi alla prova, invece di trattarli con eccessiva ed inopportuna deferenza sin dall’inizio della loro opera.
È avvenuto il miracolo, la metamorfosi che tutti si aspettavano e pregavano e desideravano. Come nel cartone animato “La bella e la bestia”, il principe camuffato per un sortilegio in un’orribile bestia si è rivelato in tutta la sua bellezza. Dai capelli tagliati alla mascolina di Maria Stella sono spuntati i ciuffi brizzolati di Profumo, così ben disposti sul viso rotondo da sembrare un’opera raffaelliana. Dal naso della Gelmini un po’ camuso così sporgente ed indisponente, è emerso il naso quasi francese di Profumo, così rettilineo da far pensare ad un’autostrada. Per non parlare, poi, della voce così imperfettina della Gelmini, troppo vicina alla tonalità lombarda, e l’andamento ripetitivo e monotono delle cose che diceva, una specie di rosario laico all’interno del quale c’era quell’inevitabile richiamo alle cose belle e giuste fatte dal presidente del Consiglio. Tutto diverso dalla voce perfettamente italiana di Profumo, dal suo dialettico, posato, calmo eloquio che convince gli interlocutori senza neppure entrare nel merito per la soavità dei suoni vocalici, la dimestichezza con il linguaggio professionista post-fordista, l’impersonalità che aleggia nei suoi interventi pubblici ed incanta con la maestria del sofista, con i suoi riferimenti tecnici che danno ragione a tutti, a quelli che la riforma la odiano e a quelli che la ritengono indispensabile. Il portamento, poi, così dignitoso, fiero, diritto che caratterizza la figura fisica di Profumo è veramente nato per miracolo dall’aspetto goffo di Maria Stella, che emana, necessariamente, da chi non è voce, ma soltanto portavoce del potere, ed ha ottenuto ricchezza e notorietà soltanto per la sua cieca fedeltà al capo. Qualunque tratto fisico e psicologico, estetico e dialettico del nuovo ministro è il prodotto misterioso di questa metamorfosi dalla “bestia al bello”. Mi sono chiesto quale sia il motivo di tanto trasporto, di tanta deferenza nei confronti del nuovo ministro. Come se venisse dal mondo delle meraviglie di Alice o dal paradiso terrestre o dall’isola che non c’è, come se fosse, per incanto, improvvisamente, il concentrato delle virtù. Ma non viene dal mondo universitario? Dove vige il nepotismo? Da dove i nostri migliori studenti sono costretti ad andarsene all’estero, perché i posti sono distribuiti clientelisticamente? Dove le dinastie padre, figli, nipoti si suddividono la ricerca in parti uguali con il pretesto non realizzato di fare dell’Italia un paese moderno? Lui parla di tablet, di corsi di vela, di linguaggio tecnologico-informatico, dimostrando sin dall’inizio di non conoscere che minimamente la vera realtà della scuola italiana. Lo sa, questo ministro, che il 51% degli studenti italiani frequenta gli istituti professionali, per lo più in contesti territoriali a rischio?. Lo sa che il permissivismo dilagante della società in cui viviamo ha allontanato gli studenti da forme normali di ottemperanza ai loro doveri?Lo sa che i docenti italiani sono anziani e demotivati e per di più costretti dal suo governo a rimanere nelle classi, senza averne alcuna voglia fino a 66 anni o ancora più avanti? Lo sa che i giovani non leggono né libri né altro ma sono soltanto incantati dalle magie mass-mediatiche? Lo sa che l’innovazione informatica e la scuola in cui i progetti hanno sostituito le discipline hanno prodotto esiti infausti nelle classifiche europee? Lo sa che siamo costretti a prove Invalsi in cui non crede nessuno?Lo sa che l’utenza rifiuta gli organi collegiali ritenuti ipocriti, fasulli e perdita di tempo? Lo sa che prassi dei debiti e dei crediti e i recuperi hanno reso la valutazione degli studenti una farsa e una pantomima? La patologia italiana della deferenza per il prestigio, il potere, le cariche, è inguaribile. Non sarebbe più corretto un sano, atteggiamento socratico da parte di coloro che hanno veramente a cuor e la scuola pubblica e aspettare, con legittimo dubbio, la concreta operatività, la visibilità e la qualità delle sue intenzioni e delle sue idee, e individuarne i meriti destinati a dare ai nostri giovani competenza e futuro come negli altri paesi europei, piuttosto che inquadrarlo subito nella fattispecie dei mostri di intelligenza che sapranno certamente dare una soluzione ai problemi della scuola. Mi pare che sia già successo a qualche ministro di sinistra degli anni passati, illustre studioso e linguista, a non avere cavato un ragno dal buco per l’impotenza delle risorse e l’incapacità umana di saltare con un salto universitario, intellettuale, teorico, l’enorme guasto che alla scuola hanno prodotto i governi precedenti, il non ascolto, l’incompetenza, l’inadeguatezza al mondo chiamato ad essere governato. Forse diventerà più bella la scuola governata da un così bel signore, ingegnere, professore universitario, ricercatore, presidente del CNR, ma quasi certamente per quelli che ci stanno dentro, nella scuola, continuerà a essere la bellezza dei somari, se, come sembra, l’intento è destinato ad essere quello di una rinfrescatina apparente, superficiale, brillante, borghese e non il farsi carico delle ingiustizie sociali, economiche e culturali che caratterizzano da tempo questa casa dello Stato.
Gaetano Bonaccorso,
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Credo sia partita una nuova “caccia” all’Invalsi. In questa mobilitazione contro l’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema dell’Istruzione si stanno fondendo due filoni distinti:
· coloro che contestano l’Invalsi in toto e che cercano di boicottare l’applicazione di qualsiasi valutazione di sistema, descritta per lo più come una schedatura;
· coloro che attaccano l’Invalsi partendo dalla poca scientificità delle sue metodologie valutative.
La coesione di queste due diverse posizioni ha ricevuto in questi ultimi tempi una consistente dose di supporto anche da parte di soggetti che in precedenza una certa apertura all’Invalsi l’avevano concessa. La prima posizione è ben rappresentata dalla mobilitazione permanente dei Cobas, che ha una larga cittadinanza nel mondo della scuola italiana che supera e di molto il consenso del piccolo e combattivo sindacato. Nel sito del sindacato (www.cobas-scuola.it) ci sono delle posizioni molto chiare sull’argomento: un articolo dal titolo “Difendiamo la scuola bene comune lottando contro i quiz Invalsi”. La posizione dei Cobas della scuola tradotta in slogan fornisce copertura ideologica e sindacale alle estemporanee “bocciature” dei quiz Invalsi da parte di Collegi docenti, che non hanno alcun titolo a deliberare in tal senso, ma che comunque deliberano lo stesso e non lo nascondono a nessuno. L’altra posizione è più articolata e nel giro di pochi giorni è stata sostenuta da Maurizio Tiriticco (Perché non sospendiamo le prove Invalsi finché …, su www.edscuola.it del 17 dicembrte 2011) e da Filippo Cancellieri su “Dirigere la scuola” (dicembre 2011): “Si riparte con le rilevazioni Invalsi”. Mentre la prima posizione (quella “alla Cobas”) è di totale rifiuto per qualsiasi intromissione ministeriale nella valutazione degli alunni ed è contro la valutazione dei docenti e delle scuole, la seconda posizione sta cercando di “bocciare” l’Invalsi in forma “soft”: Tiriticco sostiene che bisogna sospendere le valutazioni Invalsi in attesa che il sistema scolastico italiani vada a regime con tutte le sue riforme e che nel frattempo sarebbe il caso di utilizzare le valutazioni che i docenti danno agli alunni per analizzare il sistema scolastico, Cancellieri sostiene che bisogna fermarsi subito perché si sta andando verso la perniciosa prassi del “Teaching to the test”, che secondo lui è in via di ripudiazione dove lo sperimentano da anni.
Cosa è successo?
Uno si potrebbe chiedere: cosa è successo dallo scorso maggio o giugno? Perché questi attacchi preventivi quando la Direttiva ministeriale n° 88 del 3 ottobre 2011 ha già prefigurato il percorso dell’Invalsi nel 2012?
Io credo stiano creando un bel terreno di scontro tre passaggi fondamentali sull’Invalsi:
nella lettera del 27 ottobre 2011 all’Unione Europea Silvio Berlusconi ha scritto: “L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti”;
il 4 novembre il Commissario comunitario Olli Rehn ha inviato 39 domande all’Italia e la domanda n° 13 era la seguente: “Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?”.
nel discorso di insediamento il 17 novembre 2011 il Primo Ministro Mario Monti ha letto anche questo passaggio: “La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli d’istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall’INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti”.
Stefano Stefanel,
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Preside I.C. di Pagnacco (Udine)
Presidente ASA FVG
Associazione Scuole Friuli Venezia Giulia
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UN ANNO DI SPERIMENTAZIONE PER LA VALUTAZIONE DEGLI INSEGNANTI
Il “Corriere della Sera” riportava un’idea del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, già collaboratore di Fioroni e maestro di strada a Napoli: la sospensione “in stile hockey”. Niente allontanamento da scuola (perché “non serve a niente”), ma “lavori socialmente utili”: cancellare una scritta, carteggiare una panchina... Poi il punito torna a fare lezione, ma separato dai suoi compagni; non è chiaro cosa significhi, ma è probabile che abbia degli insegnanti tutti per sé, il che suscita la giusta censura di Paola Mastrocola. Molto negativo verso il sottosegretario “tecno-buonista” il commento di Giorgio Israel, oltretutto contrario a che un governo tecnico si spinga fino dare indirizzi “a fortissima valenza culturale”. Quella dei “lavori utili” può essere un’alternativa alla sospensione, purché venga applicata con il dovuto rigore e non sia un modo per minimizzare la sanzione; e non a caso è cara a tutti coloro che rifiutano l’idea stessa di punizione, come la psicologa citata nell’articolo: “mettiamo al ragazzo un’etichetta che non si toglierà più di dosso”.
Fu il berlingueriano Statuto degli Studenti a introdurre questa innovazione nel 1998. A proposito delle sanzioni vi si stabiliva, infatti, che “allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica”. Con quel “sempre” commettendo in un sol colpo un errore pratico e un duplice errore educativo. Pratico, perché costringe le scuole a trovare per forza qualcosa di sensato da fare e a impegnare un insegnante per seguire il ragazzo. Educativo, perché impedisce alla scuola di scegliere quale punizione sia più adatta al caso specifico e perché non dice nulla sulla quantificazione di queste “attività”, aprendo la strada ai più generosi condoni.
È positivo, infine, il fatto che per la prima volta si sia tenuto un convegno o corso di aggiornamento sul “tenere la classe”, cioè sulla condotta; ma rispunta l’idea che soltanto con una didattica alternativa possano risolversi i problemi disciplinari.
(GR) Gruppo di Firenze
ISTRUZIONE: COSA PUÒ FARE IL GOVERNO MONTI?
Tra i dossier aperti il primo della lista è lo sblocco della formazione dei nuovi insegnanti. Nonostante da tre anni sia pronto un nuovo regolamento per la formazione tutto è fermo da allora. È un’interruzione inconcepibile per un paese avanzato, che riduce l’appello quotidiano “apriamo le porte ai giovani” a un insopportabile esercizio di retorica. Il pretesto principale per la paralisi è la richiesta di vincolare la formazione al reclutamento. Da questo punto di vista, va salutato con molto favore il proponimento espresso dal ministro Profumo di riavviare i concorsi per le scuole di ogni ordine e grado. Tanto più occorre evitare a tutti i costi che i ritardi del ministero blocchino il nuovo processo di formazione per un quarto anno, anche perché si rischierebbe di creare materia di contenzioso sui concorsi.
Le nuove Indicazioni Nazionali per i licei furono ispirate al principio di fissare le conoscenze imprescindibili lasciando la massima libertà metodologica. È il modo di concepire correttamente l’autonomia: il principio opposto - propugnato dal pedagogismo costruttivista - è invece il disinteresse per i contenuti e l’imposizione di rigide prescrizioni metodologiche, ovvero un’altra forma di dirigismo dissonante con i principi di una società liberale. Sarebbe auspicabile che la revisione delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo (elementari e medie) seguisse la stessa impostazione non ideologica. Preoccupano invece, e non poco, le nuove linee guida per gli istituti tecnici e professionali che hanno un ruolo strategico nel rapporto tra il mondo della scuola e il mondo della produzione. Difatti, esse sono state costruite pesantemente sulle idee postmarxiste di Edgar Morin circa la mente umana “ologrammatica” e “sistemica”; da cui la dissoluzione delle ripartizioni disciplinari, che ha prodotto l’idea di accorpare scienze della terra, biologia, chimica e fisica nelle cosiddette “scienze integrate”. Non è qui la sede per discutere le perplessità che in tanti abbiamo circa questa impostazione. Ma va detto che la scuola non può essere il continuo terreno di sperimentazione di teorie pedagogiche ispirate a ideologie universali.
Infine anche qui vi è il capitolo valutazione. È nota la tendenza a un ruolo crescente dell’Invalsi (Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione). Ma occorre intendersi: l’Invalsi può valutare il sistema nel complesso, essere usato per valutare gli insegnanti, e addirittura per valutare gli studenti, sostituendosi agli insegnanti. Sarebbe auspicabile che il ministro proceda con i piedi di piombo per il secondo aspetto e si astenga assolutamente dal terzo. L’idea che la prova di terza media in matematica venga sostituita da un test Invalsi è raccapricciante. Raccontava un insegnante di aver sentito dire da un editore: «Stiamo “invalsando” tutti i nostri libri» (voce del verbo “invalsare”…). Per favore, ministro Profumo, difenda la cultura, la scienza, l’italiano e il buon senso. Evitiamo di sostituire l’insegnamento con l’addestramento ai test (“teaching to the test”), ascoltando le tante voci che si levano all’estero contro i pessimi esiti delle valutazioni automatiche. Evitiamo la solita commedia all’italiana di raccogliere i resti di quello che altrove viene scartato dopo averne sperimentato gli effetti dannosi.
Da decenni si parla di promuovere l’autonomia di scuole; l’esito è un dirigismo di rigidità mai vista. “Autonomia” dovrebbe significare lo spostamento delle verifiche da monte a valle: fate le vostre scelte liberamente, assumete chi volete (lo si propone anche per le scuole) e sarete valutati in base ai risultati. Ma le scuole e gli insegnanti sono sommersi da una valanga crescente di adempimenti e controlli preventivi, di prescrizioni tendenti a trasformarli in meri esecutori. Anche i meccanismi di valutazione man mano introdotti non sono tesi a verificare a posteriori, ma a prescrivere a priori. Ad esempio, la tendenza a sostituire le prove d’esame con test preparati dall’Invalsi non è innocua: l’Istituto di valutazione del sistema dell’istruzione travalica la sua funzione di valutazione di sistema surrogando la funzione dell’insegnante nella valutazione degli allievi, con la conseguenza grave di trasformare la didattica in addestramento a superare i test e di “valorizzare” gli insegnanti peggiori.
È sbagliato credere che l’oggettività si raggiunga moltiplicando le regole, per il motivo che queste regole deve farle qualcuno che agisce in modo inevitabilmente soggettivo, né esistono sistemi “scientifici” atti a sopprimere la soggettività del giudizio.
Un esempio può illustrare meglio la questione. Conversando con un “tecnico” proponevo il sistema delle ispezioni interne come il migliore per valutare gli istituti d’istruzione (a tutti i livelli). Questi rispose: «Certo, ma i valutatori debbono avere un patentino». Bene. Chi conferirà il patentino? Qualcuno dotato di un patentino. Poiché la regressione all’infinito è impossibile, è chiaro che il patentino lo darà l’amministrazione: quanto questo sia oggettivo giudichi il lettore. Va ancora peggio se si partoriscono escogitazioni strampalate, come quella di far nominare i valutatori da enti esterni, come i dipartimenti di psicologia dell’università.
Ho avuto la diretta esperienza di come il dirigismo concepisca l’autonomia a rovescio, nel partecipare alla redazione delle nuove Indicazioni nazionali per i licei. Il testo fu accusato di essere troppo prescrittivo sui contenuti e troppo poco sui metodi. Proprio qui sta l’errore. Autonomia non significa lasciar libero il docente di non insegnare conoscenze imprescindibili e invece imporgli il metodo d’insegnamento. È esattamente il contrario, se non si vuole trasformarlo in passacarte, e i passacarte sono sempre i peggiori elementi. Ma la tentazione è sempre in agguato, come si vede nei progetti di editoria digitale che prevedono l’introduzione dei videogiochi a scuola, o nella tendenza a imporre in modo coattivo all’insegnante l’uso di tecnologie informatiche.
Valutazione a posteriori, quindi, essendo consapevoli che non esistono regole meccaniche per eseguirla. Quando un ricercatore presenta un articolo a una rivista non viene giudicato da colleghi col “patentino” o con regole automatiche, bensì da “pari” che giudicano il contenuto, e possono sbagliare. L’esperienza dice che il confronto che così nasce è fonte di miglioramento per tutti. Quindi, valutazione come processo interno al sistema, come processo di crescita scientifico-culturale. Per la didattica è auspicabile operare con commissioni di ispezione composte da “pari”. L’opinabilità e le contestazioni vi saranno comunque: sono di gran lunga preferibili quelle che fanno crescere nel confronto, restituendo respiro e autonomia al sistema, costruendo processi di valutazione che valorizzino il merito costruito su autentici contenuti culturali, anziché sull’ossequio di regole amministrative.
Giorgio Israel
LETTERE ALLA REDAZIONE
Desidero rappresentare la ingiustizia di cui mi ritengo vittima e che, credo, può costituire spunto di riflessione.
Appartengo alla categoria del Personale ATA - Profilo Assistente Amministrativo. All’inizio di questa esperienza lavorativa, ho conferito fiduciosa delega sindacale ad una delle OO.SS., una di quelle c.d. “maggiormente rappresentative”, illudendomi di essere tutelata e rappresentata.
Ho lavorato per diversi anni con contratto a tempo determinato, fin quando a seguito della razionalizzazione degli organici di cui all’art. 64 della legge 133/08 ho perso la possibilità di beneficiare di incarico annuale su posto vacante e conseguentemente, ho potuto beneficiare solo di supplenze temporanee e dei benefici previsti dal Decreto Salva - Precari. Per illegittima apposizione del termine del contratto stipulato con il MIUR mi sono rivolta al Giudice del Lavoro, perché anche se non trattasi di vero e proprio licenziamento, di fatto ho interrotto il reiterato protrarsi dei contratti a tempo determinato, che già di per se è sanzionato dalla Commissione Europea in basa alla Direttiva 1999/70/CE.
Il già gravissimo status di “precario” è stato aggravato dalle cause di seguito indicate:
· prima fra tutte i “TAGLI” agli organici, accettati, di fronte al sommo bene del risanamento dei conti pubblici e della riduzione della spesa, con rassegnazione e spirito di sacrificio, e nella convinzione che anche le OO.SS. fossero costrette, impotenti ad assecondarli.
· L’ulteriore fattore, questo non accettabile in quanto nonostante i notevoli sforzi mentali non se ne rinviene una ragionevole giustificazione, determinante la mancata stabilizzazione e il licenziamento di massa di Assistenti Amministrativi e Tecnici con oltre dieci anni di servizio a tempo determinato nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, è stata la “mobilità verticale dei collaboratori scolastici” già di ruolo;
Di fronte a questa allettante prospettiva ecco che tutte le OO.SS., dopo anni di torpore, si sono date una “Botta di Vita”, sposando e patrocinando in prima linea la causa. Potrebbe sembrare uno specchietto per le allodole per attirare deleghe da un bacino di dipendenti molto esteso, appunto i collaboratori scolastici, dopo, peraltro, non aver fatto granché per difenderne i diritti in sede di definizione di organici. Le OO.SS. sostengono che si tratti di lavoratori che già svolgono mansioni superiori, e questo è vero solo in parte, cioè per il passaggio da Assistenti Amministrativi a DSGA, mentre per il passaggio da collaboratori scolastici ad Assistenti Amministrativi e Tecnici, non vi è alcuna attinenza data la assoluta divergenza delle mansioni svolte dagli uni e dagli altri.
Da tali premesse sorgono vari quesiti:
*La delega sindacale può paragonarsi ed essere regolamentata alla stregua del “mandato”?
*In tal caso, si può ritenere che le OO.SS. abbiano palesemente violato i comuni obblighi del mandatario ad agire secondo buona fede, nel momento in cui hanno firmato due anni fa, e continuano a sostenere l’ipotesi di proroga anche per quest’anno, della mobilità verticale, a discapito degli assistenti amministrativi e tecnici (vorrei solo ricordare che le OO.SS. hanno la possibilità di sedere al “tavolo delle trattative” con il Governo anche grazie alla delega sindacale di Assistenti Amministrativi e Tecnici, dei cui interessi non sembrano minimamente occuparsi)?
*Si potrebbe chiedere, in questa eventualità, per la ripetizione dell’indebito corrisposto alle OO.SS. per gli anni in cui è stata conferita delega sindacale(e palesemente questa è stata tradita), e il riconoscimento dell’ulteriore risarcimento dei danni?
*Ed, inoltre, se consideriamo il fatto che solo a Catania, a causa della mobilità verticale dei collaboratori scolastici, oltre 100 precari Assistenti Amministrativi con più di dieci anni di servizio continuativo, hanno subito tale ingiustizia, e ricorrendo al Giudice del Lavoro presumibilmente otterranno il risarcimento dei danni subiti per la mancata stabilizzazione, e nel caso in cui tale dato possa estendersi al resto dell’Italia, potrebbero ricorrere i requisiti per segnalare alle autorità competenti un eventuale ma cospicuo danno all’erario. Certamente il danno non è determinato al momento nel quantum, ma con ogni probabilità ne sarà accertata l’esistenza. Sembra veramente assurda la tenacia delle OO.SS. a perseguire “ad ogni costo” la realizzazionee della mobilità verticale, e appare quanto meno inconsapevole l’avallo del Ministero dell’Istruzione di fronte a tale richiesta. Penso che non riusciremo mai a digerire questo tradimento delle nostre OO.SS, questa pugnalata alle spalle dopo anni in cui abbiamo aspettato fiduciosi che facessero qualcosa, e lo spietato accanimento verso lavoratori già in condizioni esasperate e disperate. Nella speranza che la mia lettera costituisca spunto di riflessione in chi può contribuire alla nostra causa, ma anche motivo di profonda vergogna per chi la ha determinata, si porgono distinti saluti.
Maria Rapisarda
PROBLEMI SINDACALI
UN PROBLEMA DI PEREQUAZIONE STIPENDIALE NELL’AREA SANITARIA ANALOGO A QUELLO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI
La notizia divulgata in questi giorni dalla stampa regionale del Veneto è clamorosa perché destinata ad incidere profondamente nella vicenda degli stipendi dei manager della scuola impegnati in una colossale campagna giudiziaria per rivendicare la perequazione della retribuzione di posizione e di risultato rispetto ai loro colleghi ministeriali di analoga 2 fascia e cioè gli ispettori e i dirigenti periferici amministrativi del MIUR e degli USR.
Si tratta di 5 sentenze che hanno riguardato vari direttori sanitari, amministrativi e dei servizi sociali del Veneto, che insieme al direttore generale compongono la direzione strategica delle aziende sanitarie, che si sono rivolti al giudice di Venezia per vedersi riconoscere le cifre mancanti sulla base di due principi e cioè che i direttori «minori» delle Usl non possono guadagnare meno di un primario e devono guadagnare l’80 per cento dello stipendio del direttore generale.
E il tribunale lagunare ha dato loro ragione.
E non fa testo, anzi non c’entra proprio nulla, il fatto che sui conti disastrati della sanità regionale si abbatte una nuova stangata da un milione di euro.
Le cinque recenti sentenze del tribunale del lavoro di Venezia hanno dato ragione ad
Alberto Monterosso, direttore dei servizi sociali dell’Usl 12 dal 1995 al 2000, anno in cui era stato nominato alla guida dell’Usl 19 di Adria, incarico tenuto fino al 2007.
Monterosso ha chiesto al giudice il «bonus» per tutti i 12 anni: e il giudice gli ha riconosciuto 216 mila euro.
Visto che nei mesi scorsi due suoi ex direttori avevano ricevuto una sentenza favorevole dai tribunali del lavoro di Rovigo e Vicenza, sempre per la questione del rapporto con lo stipendio dei primari, secondo il suo avvocato Gaetano Giordano quell’aumento violava la norma sull’80 per cento (che era il 70 per cento fino a una legge del 2001): su il loro, su il mio, è stato il ragionamento.
E per riequilibrare la situazione, il giudice del lavoro Paola Ferretti ha riconosciuto al manager 368 mila euro. A pagare solo in quest’ultimo caso sarà la Regione, perché i contratti da direttore generale sono firmati direttamente con Palazzo Balbi.
Accanto a Monterosso ha chiesto i soldi anche Ugo Coli, ex direttore sanitario dell’Usl 12, che per il periodo tra il 1997 e il 1999 ha ottenuto un rimborso di 156 mila euro.
Il dottor Claudio Cerasi, che dal 2000 al 2008 è stato direttore amministrativo ad Adria, ha ottenuto invece 205 mila euro, mentre il suo collega Antonio Fallica, che ha gestito per un paio di anni (dal 2006 al 2008) la «cassa» dell’Usl 10 di San Donà, avrà 48 mila euro.
Nella sentenza che riguarda i casi di Monterosso e Coli contro l’Usl 12, il giudice scrive che di fatto l’azienda sanitaria è rimasta impotente di fronte al ricorso, scaricando tutto sulla Regione Veneto. «La Usl resistente sostanzialmente non contesta il fondamento della domanda avversaria, limitandosi a riferire di non aver potuto procedere ad alcun adeguamento del trattamento economico dei ricorrenti», è scritto.
Ebbene la situazione dei dirigenti scolastici è speculare a quella dei manager della sanità del Veneto anche se un’analoga e timida iniziativa spontanea del 2010 tentata presso il tribunale di Brindisi non ha sortito gli stessi effetti della causa del Veneto.
Ma a questo punto è sceso in campo il vecchio sindacato dirpresidi nato nel 1994 ma rigenerato da poco da una nuova dirigenza volitiva e agguerrita che ha messo mano ai ricorsi giudiziari affidandone la gestione allo studio Gangi-Miceli, quello stesso dell’ANIEF per intenderci che ha mietuto sul campo una trafila impressionante di successi per i docenti.
Lo studio Gangi-Miceli sta percorrendo strade innovative utilizzando la consolidata giurisprudenza europea e le stesse sentenze di Venezia per perseguire ormai l’unica via perequativa possibile in quanto la via contrattuale è bloccata e preclusa dalla Brunetta.
L’arretrato per ogni dirigente scolastico richiesto al giudice è all’incirca lo stesso di quello riconosciuto dal Tribunale di Venezia ai direttori delle USL e questa volta pone un problema di interpretazione che ha dei risvolti paradossali anche sulla prossima contrattazione.
Costringe anche a fare i conti con un metodo di esercizio della giurisprudenza che non può più ignorare le ripercussioni di un giudicato verso il resto della platea dei cointeressati e cioè ci sono delle sentenze che hanno un’indubbia ricaduta “erga omnes” e quindi costringono il decisore politico a fare i conti con l’impatto normativo di decisioni potenzialmente esplosive.
Non solo ma anche gli altri sindacati dei dirigenti scolastici dovranno valutare gli effetti di una posizione cauta quale quella di affidarsi alla sola contrattazione che ha generato solo immobilismo e quindi un danno per la categoria.
Continuare a insistere da parte dell’ANP che la via giudiziaria è preclusa portando a riprova le due sentenze di Brindisi e un parere dello studio legale Carinci certamente non serve alla categoria ma non server agli interessi dello stesso sindacato ne ai suoi rappresentati.
Rischia di trovarsi dinanzi a un caso di “infedele patrocinio sindacale” ed esposto anche alle conseguenze almeno politiche di tale atteggiamento.
Anche perché in contemporanea il presidente dell’ANP Rembado è ricorso alla citazione giudiziaria anche come presidente della CIDA FP Roma, avverso la “manovra finanziaria” del Governo, legge 122/2010. La citazione della Cida davanti al Giudice del Lavoro di Roma chiedeva al giudice di verificare il complesso dello status giuridico ed economico dei dirigenti e che la previsione di cui al comma 2 dell’art. 9 della L. 122/2010 - per cui le retribuzioni superiori a 90mila euro e a 150mila euro sono decurtate rispettivamente del 5% e del 10% - violi le disposizioni contrattuali di cui ai rispettivi CCNNLL. Nei ricorsi in questione è recata anche l’azione di accertamento della incostituzionalità della disposizione dell’art. 9 comma 21, ossia del riconoscimento delle progressioni a soli fini giuridici e non economici (in palese violazione dell’art. 36 della Costituzione).
Ora non si capisce il perché venga intentata una citazione giudiziaria “politica” e si abbandoni invece la strada della perequazione stipendiale che a questo punto è quella più innovativa e promettente di risultati.
Comunque la parola passa alla categoria e cioè ai 7.000 dirigenti in servizio e a quelli pensionati degli ultimi cinque anni perché i ricorsi sono individuali e non del sindacato che li promuove e che li sponsorizza.
Vedremo se la categoria dei dirigenti scolastici avrà il coraggio, la spina dorsale e la determinazione di iniziare un percorso di lotta e di dignità e vedremo se saprà farsi valere come fanno le altre categorie che hanno una tradizione di forza e di potere nella società.
E ci riferiamo ai medici ai magistrati e alle altre potenti e forti lobbies, ordini professionali e corporazioni che si fanno rispettare e stimare anche perché pretendono retribuzioni pari al loro status sociale.
Salvatore Indelicato,
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, 330365449
Preside dell’ITI Cannizzaro di Catania
Vicepresidente regionale ASASI Sicilia
CRONACHE DAL IX CONGRESSO ANP; L’INTERVENTO (MANCATO) DEL DELEGATO DI CASERTA
Una mozione, un intervento riuscito e uno non effettuato per mancanza di tempi …. o di coraggio?
Dal sito dell’ANP di Caserta.
http://anpcaserta.altervista.org/Perequazione%20dirigenti.htm
Eccomi di nuovo qui con le cronache dal IX Congresso Dell’ANP A SCUOLA DI RESPONSABILITÀ, e per un argomento che sicuramente interesserà tutti voi o gran parte di voi.
A proposito di interventi interessanti e infuocati oggi vi voglio parlare della proposta di modifica dello statuto portati dal presidente della sezione i Padova Francesco Salmazo, dell’intervento, più breve e meno polemico, ma sullo stesso argomento del nostro presidente Ettore Acerra e del mio intervento … non effettuato per mancanza di tempo e anche di…. Coraggio?
Argomento: PEREQUAZIONE!!!!
Infatti il giorno in cui comincia il dibattito, alle ore 9,30 con la proposta di modifica allo statuto, il presidente F. Salmazo della sez. Padova che, tra l’altro rinnovo e svecchiamento cariche, diversa considerazione alte professionalità doppie tessere, unione con Confedir in Costituente Manageriale ottiene applausi a scena aperta quando comincia a parlare del problema Perequazione Interna esordendo così “… ma da cinque anni non risolviamo, direi cerchiamo di ignorare, il problema gravissimo che può frantumarci (come sindacato), cioè quello della Dirigenza della scuola divisa in tre gruppi che possono entrare in rotta di collisione specialmente in periodo di crisi economica: Abbiamo DS con la Ria, Ds con assegno riassorbibile, DS senza portafoglio … !!!!!!!!!!”. Bisogna riconoscere che aggirarsi con passo felpato nei corridoi del palazzo, andare a braccetto con il ministro, evitare fino all’ultimo scontro, non ha portato a risultati negli ultimi anni … omissis … che fare? Subordinare ogni altro obiettivo all’effettiva equiparazione di tutti i dirigenti scolastici alla dirigenza pubblica. Non solo con i dirigenti delle altre aree, ma rapida equiparazione all’interno della nostra area tra dirigenti divenuti tali attraverso diverse modalità di assunzione in tempi diversi. Se lasciassimo correre ancora una volta le promesse contrattuali su un “anticipo” di perequazione interna, nessuno può sensatamente pensare di ottenere con il prossimo contratto quella esterna. È preliminare ed urgente r viva e diffondere l’idea che se non venisse mantenuta la promessa dell’una tantum ai dirigenti più giovani il governo avrebbe la strada spianata per non mantenere più nessun impegno: da dieci anni, dopo vari impegni, dopo due ordini del giorno in parlamento, la perequazione con gi altri dirigenti è ancora solo una promessa … per il contratto che si vedrà dopo il 2016.
Questo perché è una palese “sperequazione”, a fronte di un lavoro “uguale” il trattamento economico deve essere eguale; perché no si tratta di togliere a chi ha già, ma di dare a chi non ha ancora. Perché di questo passo, di fatto, nel giro di qualche anno i DS si troveranno con stipendi decurtati di 400/500 euro al mese; ultimo, ma non meno importante, per dare chiarezza di stipendio si appresta ora a fare il concorso. Non diciamo che non ci sono fondi e non ricadiamo nella logica che ci deve pensare il governo: per ricavare fondi per la perequazione interna a cominciare dai 5 milioni per i vincitori dell’ultimo concorso approfondiamo alcune idee come, a mero titolo esemplificativo è a priori errato che Va verificata la fattibilità di portare tutti gli istituti (secondo ciclo compreso) tra i 1000 E 1500 ALUNNI CON ESONERO DEL VICARIO AUTOMATICO? È A PRIORI ERRATO CHE LE REGGENZE SIANO PAGATE CON FONDI A HOC E NON CON FONDI SOTTRATTI ALL’INDENNITÀ DI RISULTATO? E A PRIORI ERRATO PROPORRE L’IMMEDIATA CESSAZIONE DELL’UTILIZZO DEI FONDI DEL MIUR PER PAGARE IL PERSONALE COMANDATO PRESSO MINISTERI, SINDACATI O ENTI PIÙ O MEN UTILI?”
E qui giù applausi a scena aperta, e sì perché credo che in quella sala ci fossero un po’ più della metà dei dirigenti provenienti dall’ultimo concorso proprio come me.
Ma ancora più efficace è stato il nostro presidente Regionale che di lì a poco è intervenuto su due punti e su questo della perequazione è stato tassativo: “… o noi mettiamo in prima fila il problema della perequazione, soprattutto interna, o il nostro sindacato rischia di fallire perchè all’interno non ci sentiremo uguali e non avremo la forza di batterci su obiettivi comuni, di finire per guardarci in cagnesco, di invidiarci l’un l’altro magari di fare di meno e di peggio, tanto non prendo uguale agli altri, allora quale codice deontologico vuoi applicare? Ci sono questioni che prescindono da ogni indugio e che sono propedeutiche alla soluzione di tutte le altre. Ma che dignità potremo avere mai davanti ad un’opinione pubblica se non saremo trattati come gli altri dirigenti? Ma non sarà che lo stato ci prende gusto e quindi abbasserà gli stipendi di tutti i DS ed ecco fatta la perequazione e quelli di fresca nomina si troveranno a partire da classe 0, anche se hanno 35 anni di servizio.
E io dico alzi la mano chi non si trova in questa situazione.Per farvi capire quanto sia sentito l’argomento posso concludere che, quando nell’ultima votazione viene chiesto di votare tutto il documento, interviene una giovane D.S. che chiede si introduca la dicitura specifica alla fine del documento di perseguire la perequazione interna d esterna al posto della semplice dicitura “conseguire a breve la perequazione” con la dirigenza dello stato e solo allora il documento viene votato con stragrande maggioranza.
L’intervento che volevo fare incoraggiata da tanti è un grido di protesta di noi dirigenti dell’ultimo concorso che oltre che perseguitati dalle varie vicende dello scorso concorso, vedi i “riservisti che ci hanno scavalcato”, noi “pleno iure” che siamo stati salvati dal Milleproroghe pur avendo lo stesso punteggio degli atri, noi che abbiamo dovuto fare il corso di un anno in 3 mesi, noi che abbiamo visto sparire 30 o 35 anni di anzianità dalla nostra retribuzione, ma che ci impegniamo come e più degli altri, magari viaggiando (io da 4 anni faccio S. Maria C.: Caianello con la macchina telepass (900) euro un anno) nafta e spesso pranzo o cena fuori (prima ho lavorato per 35 anni nel mio paese), noi che, come me, a luglio scorso, a fine mandato triennale ci troviamo senza sede (la mia aveva 476 alunni e 6 plessi) e neanche perdenti posto (figli della legge 98)! Per contentino però oggi Noi … abbiamo la gioia di sperimentare la Reggenza della vecchia scuola più la presidenza della nuova, 2 collegi, 2 Contrattazioni, 2 Consigli di istituto e niente esonero al vicario … 12 plessi e … per la retribuzione? Eh! quello è un mistero! forse con la prossima Retribuzione di Risultato? E quando mai noi D.S. Campani abbiamo avuto la retribuzione di Risultato? Anche se tutti sanno quello che abbiamo fatto in 4 anni di lavoro, fatto resuscitare scuole morte senza stimoli, piene di Bullismo, assenteismo e poca motivazione, trasformandoli in Istituti modello. Be! però a gennaio forse prenderemo qualcosa, che per noi D S di serie B ammonta a circa 2900 euro per il triennio 2008/11 e forse arriverà anche una decurtazione con il prossimo CIR perché altri nel 2007 hanno percepito di più in retribuzione di posizione! Ma siamo matti? basta non ne possiamo più!
O ci danno i 5 milioni che rispetto al contentino che Berlusconi ha dato ai senatori per i loro Collegi nell’ultimo provvedimento dello sciagurato governo precedente sono come le noccioline, o convoglino i risparmi del futuro Dimensionamento (a proposito io quest’anno vado pure in dimensionamento perché sono su una Direzione Didattica che ai sensi della legge 98 (luglio 2011) deve sparire) a risarcimento della nostra sperequazione interna! Dicevo o ci danno la perequazione interna o incroceremo pacificamente le braccia anche perché solo se saremo tutti uguali potremo combattere per intenti comuni come la perequazione esterna e la valutazione del merito.
Il delegato
Prof. Silvana Decato
ULTIMORA!!!
INTERVISTA A VITTORIO AMEDEO II DI SAVOIA, RE DI SICILIA
Alla seduta spiritica dell’ASASi di questa settimana, al fine di comprendere come invertire la tendenza attuale alla cattiva amministrazione, abbiamo evocato Vittorio Amedeo II Francesco di Savoia, detto la Volpe Savoiarda (Torino, 14 maggio 1666 - Moncalieri, 31 ottobre 1732). Fu marchese di Saluzzo e marchese del Monferrato, duca di Savoia, principe di Piemonte e conte d’Aosta e Nizza dal 1675 al 1720. Fu re di Sicilia dal 1713 al 1720, quando divenne re di Sardegna. Il suo lungo governo trasformò radicalmente la politica piemontese, rivendicando orgogliosamente l’indipendenza del piccolo Stato dalle vicine nazioni (si pensi, ad esempio, all’episodio dell’assedio di Torino del 1706). Vittorio Amedeo II seppe progredire in questa sua politica riuscendo infine a ottenere l’ambita corona reale. Dopo la disfatta francese presso Torino, Vittorio Amedeo II, spinto dall’Inghilterra, che gli aveva fatto balenare l’idea di un titolo regio in caso di vittoria, decise di marciare verso Tolone. A Utrecht, in occasione dei trattati omonimi, Vittorio Amedeo II otteneva il titolo regio e l’intera Sicilia: il 10 giugno 1713, la Spagna firmò il documento di cessione dell’isola ai Savoia sotto la pressione dell’Inghilterra. Gli abbiamo rivolto alcune domande cercando di capire quale fosse stato il suo ruolo in Sicilia:
ASASi: Maestà, le condizioni imposte da Filippo V di Spagna per la cessione della Sicilia erano che la Casa Savoia non avrebbe mai potuto vendere l’isola o scambiarla con un altro territorio, che la Sicilia sarebbe stata mantenuta come feudo dalla Spagna e estinto il ramo maschile dei Savoia, essa sarebbe tornata alla corona di Madrid, che tutte le immunità in uso in Sicilia non sarebbero state abrogate. Come riuscì a governare con condizioni così pesanti?
Vittorio Amedeo: In realtà, solo gli ultimi due punti furono da me accettati anche se all’ultimo momento, Filippo V fece aggiungere un ultimo punto, secondo cui il Re di Spagna sarebbe stato in grado di disporre a suo piacimento dei beni confiscati ai sudditi siciliani rei di tradimento. Volli accondiscendere anche a questo punto, per evitare che una protesta potesse rinviare la stesura dei trattati. Il documento con cui si cedeva la Sicilia ai Savoia venne siglato il 13 luglio successivo. Gli araldi lo stesso giorno percorsero Torino annunciando l’acquisizione del titolo regio da parte di Vittorio Amedeo. Una folla esultante si accalcò davanti al palazzo ducale acclamandomi Re, io uscii al balcone brindando insieme alla folla. Palermo, agli inizi del ‘700 era una grande città con una numerosa aristocrazia: si contavano 107 principi, 76 duchi, 104 marchesi, 39 conti, 1 visconte, 81 baroni di terra e 403 baroni di feudi. Era un’aristocrazia che viveva nello sfarzo più incredibile, sebbene oberata da debiti che non aveva nessuna voglia di onorare. Figuratevi che dopo la cerimonia di incoronazione io ricevetti dal Senato palermitano in dono uno splendido destriero bardato con finimenti di argento e pietre preziose.
ASASi: Maestà, il 3 ottobre 1713 lei salpò da Nizza alla volta di Palermo, ove sbarcò circa venti giorni dopo. Il 24 dicembre, dopo una sontuosa cerimonia nella Cattedrale di Palermo, con sua moglie Anna Maria di Orléans ricevette la corona regia. Ma cosa riuscì a combinare in soli cinque anni di governo?
Vittorio Amedeo: Al parlamento siciliano così mi espressi in una delle prime sedute: «I nostri pensieri non sono rivolti ad altro che a cercare di avvantaggiare questo Regno per rimetterlo, secondo la Grazia di Dio, al progresso dei tempi, riportarlo al suo antico lustro e a quello stato cui dovrebbe aspirare per la fecondità del suolo, per la felicità del clima, per la qualità degli abitanti e per l’importanza della sua situazione». I buoni intenti vennero messi in pratica nella lotta contro il brigantaggio, nello sviluppo della marina mercantile e nella riorganizzazione delle finanze e dell’esercito (per il quale venne preso a modello quello piemontese). Ma nella sostanza le mie riforme fallirono per l’immediato ostruzionismo che fece il baronaggio siculo. Io ero parsimonioso e loro erano per l’eccessivo lusso. Imposi che non si potesse possedere più di una carrozza e solo un limitato numero di cavalli, visto che i nobili nuotavano sia negli eccessi che nei debiti. Mi opposi al fatto che pagassero poche tasse rispetto alla grande estensione dei loro possedimenti. Credo che avrebbero accettato i sacrifici se solo avessi posto la mia sede stabile a Palermo, ma io tornai a Torino.
ASASi: Maestà, come vede la Sicilia di oggi, dopo tre secoli?
Vittorio Amedeo: Al posto dei leoni, avete gli sciacalli. La mafia controlla minuziosamente il territorio, lo Stato si vede solo attraverso Equitalia e SERIT che costringono i cittadini a procedure umilianti. Per citare i fatti di questa settimana, ricordo l’auto della preside di Borgonuovo incendiata e lo studente dell’IPSIA Ascione catturato dai carabinieri mentre rapinava una tabaccheria e subito rilasciato dal Giudice Toscano che lo rimanda a scuola. I carabinieri non hanno voglia di catturare i delinquenti, tanto se li ritrovano liberi poco dopo. Negli ultimi dieci anni la scuola Pertini, in un territorio di periferia, con presidi che si sono succeduti annualmente, o in reggenza, è passata da 1.200 studenti a 287 studenti. Ecco cosa succede nel disastro delle scuole che piombano nell’anarchia: l’utenza scappa e si perdono anche i posti di lavoro.
ASASi: Maestà, tre provvedimenti che proporrebbe al ministro Profumo per motivare gli allievi allo studio?
Vittorio Amedeo: È indispensabile che l’accesso alle facoltà a numero chiuso avvenga sulla base del voto di diploma, e non sul business dei test d’ingresso. Poi formerei le commissioni d’esame di Stato con quattro membri esterni e due interni e affiderei agli esterni le materie delle due prove scritte, eliminando quella fesseria della terza prova. Infine eliminerei le assemblee degli studenti, causa di diseducazione civica.
Roberto Tripodi,
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, 3473904596
Presidente regionale ASASi
Consulente della V Comm. Legisl. A.R.S.
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